Della Latta è un goleador «Nessuna festa, ancora non abbiamo fatto niente»

Il centrocampista a quota 13 reti: «Questo è il gol più importante della mia carriera. Lo dedico a tutta la squadra perchè siamo un gruppo con gli attributi»

Stefano Volpe / PADOVA

Sì, il karma esiste. Perché non poteva finire così la stagione di Simone Della Latta.


Non poteva finire con quello sciagurato fallo in area su Maniero che ha consentito all’Avellino di pareggiare la gara d’andata su rigore, scatenando l’ennesimo giro di polemiche. Non poteva finire così perché sarebbe stata un’ingiustizia cosmica dopo la strepitosa stagione che ha messo in campo il mediano viareggino.

E allora nessuno più di lui si meritava di segnare il gol decisivo che ha regalato al Padova la prima vittoria della sua storia ad Avellino ma soprattutto la finale playoff. E ha permesso a Della Latta di fare tredici, come i gol segnati in stagione. Una cifra mostruosa per un centrocampista, mai vista a Padova, che lo fa schizzare sempre di più come il capocannoniere biancoscudato.

Mica male, per un ragazzo che fino a un paio d’anni fa giocava spesso e volentieri in difesa. E che in questa lunghissima stagione si è scoperto cecchino infallibile.

Aveva iniziato addirittura a settembre, con quella doppietta in casa del Frosinone in Coppa Italia, ha continuato per tutto l’anno, arrivando ieri alla gioia più grande. Per ora.

«Sì, è il gol più importante della mia carriera», sorride Della Latta. «Sono felice ma ricordiamoci che ancora non abbiamo fatto niente. Non abbiamo festeggiato nello spogliatoio perché non c’è ancora nulla da festeggiare. Se non vinceremo la finale nessuno si ricorderà più di questa nostra strepitosa partita ad Avellino». Pragmatico e schietto. Come in campo, come davanti ai microfoni.

Non c’è niente da festeggiare, però almeno un bel peso sullo stomaco se lo è tolto dopo quella partita d’andata e quel fallo da rigore che probabilmente gli ha levato il sonno. O no?

«Ero molto deluso e infastidito dopo la gara d’andata non tanto per il rigore procurato quanto perché non eravamo riusciti a vincere nonostante un’ottima prestazione. Quel rigore ci poteva anche stare, seppur chi ha giocato a calcio capisce bene che sono io a mettermi davanti al pallone ed è l’avversario che mi viene addosso. Però in partite del genere gli episodi fanno la differenza, noi l’abbiamo pagato all’andata mentre al ritorno ci siamo preparati benissimo e in campo si è visto».

Cos’ha fatto la differenza nella sfida del Partenio?

«Un gruppo come il nostro che ha dimostrato di avere le palle. Non era facile ripartire dopo un mese di stop, dopo la delusione che avevamo subito, ricevere immediatamente uno schiaffo come quello preso con il Renate e poi affrontare una squadra come l’Avellino che non perdeva in casa da novembre. Ma ci siamo dimostrati più forti, potevamo vincere con un risultato più largo ma non abbiamo rischiato nulla».

Quanto è stata decisiva la vostra capacità di non cadere nelle provocazioni avversarie?

«Abbiamo cercato di evitare il più possibile qualsiasi frizione con gli avversari, sia in campo che prima e dopo la partita. Poi, ognuno imposta le gare come meglio crede. L’Avellino fa del gioco violento la propria forza, ma l’arbitro del ritorno è stato molto diverso rispetto al precedente. Ha fischiato senza avere timori reverenziali e infatti ne è venuta fuori una partita combattuta ma meno fisica rispetto all’andata dove era venuta fuori una gomitata dietro l’altra».

La dedica per il gol segnato?

« Alla squadra che in questo periodo ha sofferto tanto per il modo in cui ci è sfuggito il campionato. Ma se porteremo a casa la promozione sarà ancora più bello. E poi anche alla mia ragazza, altrimenti si arrabbia».

Domenica scorsa avete riassaporato il calore dei vostri tifosi, che atmosfera vi aspettate in finale?

«È stato bellissimo poter giocare di nuovo davanti ai tifosi e spero che gli stadi possano essere pieni il prima possibile. Perché a me piace molto anche giocare in trasferta davanti al pubblico avversario. Mi auguro che Padova sia presente il più possibile, per quanto si potrà, domenica. Sarà un’altra battaglia, quella più importante». —

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