Serie A, Sarri arriva alla Lazio Finisce il valzer degli allenatori

Tra le prime dieci del campionato solo Milan e Atalanta non hanno cambiato Perso Antonio Conte, da Allegri a Mourinho sono tornati tutti i tecnici più quotati



Tutti insieme appassionatamente. Divertiamoci ed emozioniamoci con gli imminenti Europei itineranti, ma qualcuno il suo giro l’ha già finito e dietro le quinte del grande calcio sta nascendo una Serie A che promette fuochi d’artificio. Almeno sulle panchine delle big, dopo una rivoluzione all’insegna della restaurazione. Tra le prime dieci squadre dell’ultimo campionato, infatti, solo due (Milan e Atalanta) hanno confermato il proprio allenatore. Un record mai visto prima per una girandola di novità con tutti gli allenatori più vincenti del recente passato che tornano in pista.


Dal ritorno di fiamma al ritorno di massa il passo è stato breve. Non c’è solo il rientro di Mourinho sulla scena italiana, era assente dal Triplete interista del 2010, ma anche quelli di Allegri e Spalletti (fermi da due anni) fino ad arrivare a Maurizio Sarri. L’ultimo tassello è andato al suo posto, con l’attesa firma dell’ex juventino per ripartire dalla Lazio dopo un anno di silenzio. Sarà una sfida nella sfida per un torneo che ritrova 8 scudetti in un colpo solo (6 di Allegri, 2 di Mourinho e 1 di Sarri) e chissà che cosa sarebbe potuto accadere con Antonio Conte – campione in carica – ancora all’Inter.

Nel trionfo dell’antica scuola toscana, incredibilmente assente la scorsa stagione (Semplici è arrivato a Cagliari a febbraio), spicca Spalletti al Napoli e la ricomparsa del Sarrismo. Tirata l’ultima boccata della sigaretta dopo il caffè in chiusura di pranzo, Sarri ha preso la penna e firmato un contratto che attendeva un autografo da cinque giorni. Niente più cavilli da sistemare o riflessioni da compiere: avanti tuta. Mai il presidente della Lazio, alla voce allenatore, aveva pagato così tanto un suo dipendente: contratto biennale di poco superiore ai 3 milioni netti a stagione più ricchi premi (quasi 600mila in caso di piazzamento Champions e 1 milione per lo scudetto) con opzione per il prolungamento fino al 2024. «Per me un contratto è una stretta di mano, per altri... Verba volant, scripta manent», usciva ieri dalla bocca di Lotito, mentre Sarri era in autostrada, durante la festa per la promozione in Serie A della Lazio Women: ogni riferimento al divorzio con Simone Inzaghi (nuovo allenatore dell’Inter) non sembrava affatto casuale. Accontentato nei fatti nell’assunzione del suo staff di cinque uomini di fiducia (il vice Martusciello e l’assistente tecnico Ianni in testa, quest’ultimo celebre per la lite con Mourinho in un Chelsea-Manchester United del 2018), e rassicurato a parole sul mercato che allestirà il ds Tare (restano Luis Alberto e Milinkovic-Savic, arriveranno Maksimovic e Hysaj), Sarri ricomincia dalla Lazio.

Un toscano nato a Napoli su una delle due sponde di Roma, un uomo con dichiarate simpatie politiche di sinistra sulla panchina di una squadra con alcune frange della tifoseria di pensiero diametralmente opposti. Un matrimonio, a prima vista, più che singolare. Eppure, da un punto di vista ambientale e tecnico, con più di qualche base per poter funzionare bene. Il Comandante avrà voglia di rivincita dopo essere stato esonerato dalla Juve nonostante uno scudetto ancora caldo. A volte ritornano, ma lui non poteva mancare. —



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