Padova, Mandorlini non nasconde le carte «Loro ci provocano sarà più bello vincere»

Ore 17.30, va in finale chi fa più gol (fino ai calci di rigore) «Siamo pronti, non dovremo mai avere cali di tensione»  

Stefano Volpe / PADOVA

Ora il Padova vuole tornare a casa con la finale in mano. Contro tutto e tutti, stavolta è veramente il caso di dirlo. Contro un clima d’odio montato giorno dopo giorno fino all’inverosimile, contro la fatica di una stagione logorante, contro una tradizione che vede i biancoscudati sempre sconfitti nella propria storia allo stadio Partenio. Ma il Padova ha tutte le carte in regola per espugnare Avellino e guadagnare l’accesso alla finale playoff contro la vincente di Alessandria-Albinoleffe. Oggi pomeriggio in Campania si ripartirà da zero. Dopo l’1-1 dell’andata, tutto si decide negli ultimi 90 minuti. O forse di più. Un nuovo pareggio, con qualsiasi risultato, manderebbe le squadre ai supplementari e poi ai calci di rigore. Per una dose extra di fatica che tutti si risparmierebbero volentieri, anche se mister Mandorlini giura che i suoi metteranno in campo fino all’ultima goccia di sudore per andarsi a prendere la finale: «Siamo pronti e carichi per giocare», le parole del tecnico. «Non voglio cadere nel vittimismo, anzi, vincere sarà ancor più bello dopo tutto quello che abbiamo subito».


E volenti o nolenti è proprio questo il leit-motive di una vigilia molto tesa. Mandorlini, a mente fredda, spiega con maggior lucidità i motivi del suo sfogo post partita di domenica: «Provavo un grande malessere per quello che avevo visto in campo. Ci sono stati comportamenti molto pesanti contro i miei giocatori. Ho visto cose davvero gravi e purtroppo non siamo mai stati tutelati da chi ha il dovere di farlo. Perché ci possono stare le valutazioni in un senso o nell’altro su falli o rigori ma se gli avversari per tutta la partita ci colpiscono a suon di gomitate noi possiamo far poco. C’è un arbitro che ci deve tutelare, invece all’andata è stato permesso all’Avellino di fare di tutto. Non vogliamo piangerci addosso ma è la verità e i miei sono stati molto bravi a non cadere nelle provocazioni».

Domanda retorica: si aspetta lo stesso trattamento allo stadio Partenio? «Ho giocato tanti anni ad Avellino, sia con una squadra che lottava per la salvezza come l’Ascoli sia in un club che puntava a vincere come l’Inter. E sono sempre state partite molto dure, l’ambiente ha una grande forza caratteriale, ma anche questo è il bello del calcio italiano. L’ho detto ai miei giocatori e loro sono pronti ad affrontare questa sfida».

In più ci saranno i tifosi, anche se solo un migliaio, a rendere ancor più infuocato l’ambiente: «Ma questo non ci deve interessare. La gente è fuori, la partita si gioca in campo e lì ci siamo noi». Sull’aereo per Avellino non sono saliti gli infortunati Gasbarro e Cissè e lo squalificato Santini. C’è invece Nicastro che ha recuperato ed è pronto a giocare uno spezzone di gara. L’unico dubbio è sull’assetto della squadra: Ronaldo sarà confermato in attacco o tornerà in mezzo? «Devo ancora valutare», nasconde le carte Mandorlini. «L’importante è restare sul pezzo per tutti i 90 minuti, la partita può cambiare da un momento all’altro e non dovremo avere cali nervosi». —

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