Rosafio, il salentino match winner «Un gol per inseguire il sogno»

Ha rifilato ai giallorossi il colpo del ko 

IL PERSONAGGIO

L a decide Marco Rosafio. Che, per i casi della vita, è nato a Chur, in Svizzera. Ma che si sente salentino in tutto e per tutto. La sua famiglia viene da Patù, cittadina di poco più di 1.600 abitanti a una sessantina di chilometri da Lecce. E, proprio nelle file giallorosse, ha mosso i suoi primi passi da calciatore, per poi girare l’Italia in su e in giù fino ad approdare a Cittadella. E così, a proposito dei casi della vita, è significativo che sia stato lui a rifilare il colpo del ko agli uomini di Corini, mettendo in salita la loro corsa verso la Serie A diretta, con la trasferta di Monza di domani che, per loro, diventa cruciale. «Cercavo da tanto tempo questo gol, ma traverse e sfortuna non l’avevano fatto arrivare», racconta il numero 7 del Citta, che non timbrava il cartellino da un’altra trasferta al Sud, a Cosenza, alla terza di andata. «Averlo fatto al Via del Mare gli dà un peso diverso. Da una parte mi spiace, perché sono cresciuto nel settore giovanile del Lecce, esordendo poi in prima squadra, e sono tifoso giallorosso. Dall’altra sono contento, perché questo gol ci aiuta a inseguire il nostro sogno. I miei amici pugliesi prima della partita mi avevano raccomandato di non segnare, ma io gioco per il Cittadella e non posso che dare il massimo per i suoi colori». Viene da chiedersi se dietro alla rete ci sia anche un po’ di spirito di rivalsa verso una società che non ha creduto del tutto in lui. «Non è una risposta a nessuno, io non vivo di queste cose. Ognuno fa le proprie scelte, evidentemente in quel momento non ero pronto per il salto».


Il gol è stata una giocata alla Del Piero o, meglio ancora, alla Robben, considerando che l’assolo è partito da sinistra. «La provo spesso in allenamento. La dedica è per mia madre, che è reduce da un intervento chirurgico un po’ delicato». Al di là dei colpi individuali, si è visto un grande Citta. «Sapevamo che il Lecce si esprime con grande qualità e intensità, per cui sarebbe servita una prestazione da squadra compatta, anche capace di soffrire. Si è visto che il nostro gruppo si mette sempre a disposizione di Venturato». Il quale, pure in Puglia, si è sgolato per tutta la partita. «Ora che non c’è il pubblico lo si sente molto di più, ma anche prima era sempre presente. Lui è un martello, ma in campo ci aiuta molto, perché ci fa stare sempre sul pezzo e ci carica». —

D.Z.

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