Padova, vincere non è bastato Perugia in B, si va ai playoff

Della Latta piega una buona Sambenedettese. Biancoscudati chiudono in vetta ma con una peggiore differenza reti

/ PADOVA

Padova ai playoff. Il verdetto più amaro, che nessuno avrebbe voluto sentirsi pronunciare contro, matura negli ultimi 90' della stagione regolare, dopo l'ennesima partita di sofferenza e tensione dilatate al massimo, davanti ad una Sambenedettese orgogliosa e dignitosissima, nonostante una situazione societaria da incubo (oggi si decide sul fallimento o meno). I marchigiani hanno fatto la loro parte, in ciò sollecitati anche dalle insinuazioni del direttore generale del Perugia, Comotto, nei giorni scorsi provocatorio nel sottolineare come il finale di campionato potesse essere deciso da un club inadempiente da mesi nei confronti dei propri dipendenti e mettendo perciò in dubbio le motivazioni dei giocatori di Montero. A parità di punti – 79 a testa – due gol di differenza negli scontri diretti fra le due capolista (3-0 al Curi, 1-0 all'Euganeo, + 2 per i primi) decidono la promozione diretta in B degli umbri, la cui... passeggiata a Salò (successo per 2 a 0) è stata persino più facile del previsto. Niente da fare, il tabù del proprio stadio, brutto e odiato dai tifosi biancoscudati quanto basta, resta tale: qui hanno visto sempre festeggiare gli altri, mai una volta che sia capitato a loro. Eppure ci avevamo sperato, fiduciosi in una prova d'orgoglio dei Leoni del Garda, che invece dopo 12', una volta saputo che la Triestina, principale rivale nella corsa al 5° posto, stava perdendo in casa con il Mantova, sono andati sotto, con un gol su cui ci sarebbe molto da ridire per un fuorigioco non rilevato, e non sono stati più capaci di riprendere la squadra di Caserta, capace di raddoppiare e chiudere i conti nella ripresa.


QUANTA FATICA

L'ultimo atto del Padova ha riproposto un copione già noto negli ultimi tempi: la terribile difficoltà di Rossettini e compagni a venire a capo di un avversario che non ha alzato le barricate ma ha giocato discretamente, ribattendo colpo su colpo. Mandorlini ha proposto la novità di Jelenic mezzala, accanto a Saber e Della Latta, inserendo Bifulco accanto a Chiricò e Biasci in avanti, e Kresic in difesa in coppia con Rossettini. Certo, pesava il fatto di dover sbloccare il più presto possibile il risultato, ma la frenesia e in alcuni frangenti l'imprecisione di alcune azioni hanno lasciato lo 0 a 0 di partenza inalterato sino al riposo. Ci ha provato di più Chiricò, senza fortuna, assecondato da Bifulco, a cui ha risposto Angiulli, il più pericoloso degli ospiti, che ha chiamato Dini ad un intervento in tuffo con deviazione sul fondo. Insomma, tanta fatica, così com'era successo contro il Gubbio e anche a Carpi.

ALLA FINE RISOLVE DELLA LATTA

Sospinti idealmente dalle centinaia di tifosi che li avevano accolti al loro arrivo e dallo striscione appeso dagli ultras in Tribuna Est (“Dopo 111 anni batte forte lo scudo sul petto, portatelo dove merita di diritto!”), i biancoscudati sono rientrati dagli spogliatoi decisi a chiudere con i 3 punti, a prescindere dalle notizie giunte nel frattempo da Salò. Hanno invocato inutilmente il rigore per un “mani” di D'Ambrosio su pallonetto di Paponi, e hanno sbattuto contro un Nobile in giornata-sì, che ha negato il gol a Saber, Firenze e Nicastro, dopo i cambi operati dal tecnico. A furia di insistere, e nonostante i rischi creati dal solito Angiulli con le sue “botte” di sinistro da lontano, è maturato il vantaggio: cross di Curcio, respinta della difesa e Della Latta ha controllato al vertice dell'area, penetrando al suo interno e calciando un diagonale di sinistro con il pallone che si è insaccato nell'angolo (34'). Brividi nel recupero con il pari di testa di Lescano annullato per fuorigioco dello stesso attaccante. I tifosi, fuori dall'Euganeo, hanno incitato alla fine la squadra, ringraziandola per quanto fatto (24 vittorie, miglior difesa e miglior attacco). La delusione è tanta, ma non è finita. Il Padova ripartirà il 24 maggio con la partita d'andata dei quarti di finale (avversario da definire) e con tanti vantaggi. Può giungere sino in fondo, ma deve crederci. E la finale di ritorno cadrà il 13 giugno, festa di Sant'Antonio. Coincidenza o segno del destino? —

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