Europei, dopo il sì al pubblico si pensa agli stadi di serie A

Adesso anche pallavolo e basket si appellano alla presidenza del Coni L’infettivologo Bassetti: «Possibile aprire gli impianti al 15% per le ultime gare»

ROMA

Il via libera del Governo a concedere almeno il 25% della capienza dell’Olimpico per le quattro partite che ospiterà di Euro 2020 ha creato l’atteso effetto domino, e non solo nello sport. Tutti auspicano aperture, e le prime a richiamarsi al «segnale positivo» che arriva dal calcio sono la serie A e le altre principali discipline, dalla pallavolo, che sta per ospitare le finali Champions, al basket.


«Sono sicuro che il governo considererà l’istanza di tutto il movimento sportivo per un ulteriore segno di speranza verso le aperture che tutti auspicano», ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò, raccogliendo l’appello congiunto di Federbasket e Federpallavolo. Dai campionati di pallacanestro alle palestre e piscine per amatori, tutti aspettano il segnale. Il governo nella prossima settimana si appresta a definire protocolli, priorità e tempistiche, ma la questione pubblico negli stadi o negli impianti non sembra così direttamente connessa all’Europeo.

Il sì dell’esecutivo a una quota di pubblico all’Olimpico a cominciare dall’11 giugno è stato dato per un evento al via tra due mesi, sotto l’egida di un’organizzazione internazionale. L’Uefa, che altrimenti avrebbe tolto la sua quota di Europeo all’Italia, ratificherà lunedì le sedi ma già oggi ha «pienamente confermato» Roma, come era emerso ieri con la lettera di Vezzali, come città ospitante degli Europei. Il via libera ha spinto Gianni Petrucci e Giuseppe Manfredi – presidenti delle federazione di pallacanestro e pallavolo – a chiedere con un appello congiunto «analogo provvedimento per le due discipline che rappresentano tra gli sport di squadra le più importanti realtà dopo il calcio». I due dirigenti riconoscono che «l’autorizzazione ricevuta dalla Figc rappresenti un segnale di speranza per l’intero movimento sportivo nazionale», ma sottolineano come «per pallavolo e pallacanestro poter contare sull’affetto e sulla presenza del pubblico sia una condizione ormai indispensabile, seppure con le dovute garanzie, per programmare una ripartenza che assuma i connotati di un segnale concreto di ritorno alla normalità».

Il presidente della Figc Gabriele Gravina, intanto, ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli. Sul tavolo i principali temi del calcio nell’epoca della pandemia, dai protocolli ai sostegni al settore. Sempre Gravina domani vedrà Valentina Vezzali, sottosegretario allo Sport, per parlare di attività dilettantistica e giovanile.

La serie A già ieri aveva chiesto che anche per il campionato, nelle sue giornate finali, si desse un segnale con piccole quote di spettatori. Ma la priorità al momento sembrano essere la ripartenza dei campionati «minori» fermi da tempo e le attività di base, come palestre e piscine. «Aprire al 15% di pubblico nelle ultime di serie A si puo», dice il professor Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova. Ma Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri, è dubbioso sulla presenza di 17mila persone all’Olimpico dall’11 giugno: «È pericoloso mettere insieme tanta gente». —

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