Padova, liquidato il Gubbio ma in vetta è guerra di nervi

Chiricò si procura e realizza il rigore decisivo. Campo difficile, ospiti pericolosi. Dietro vincono anche Sudtirol e Perugia.

Stefano Edel / PADOVA

E' una guerra di nervi. Tra Padova, Sudtirol e Perugia, a 3 partite dalla conclusione del campionato, la sfida è apertissima: davanti ci sono i veneti, staccati di 2 lunghezze gli altoatesini e di 3 gli umbri. La bandierina del traguardo è posta sugli 80 punti, alla squadra di Mandorlini ne mancano 7, a quella di Vecchi 9 e a quella di Caserta 10. Chiaro che, se si tenesse un passo del genere da qui al 2 maggio, quando calerà il sipario, il duello si ridurrà ad un testa a testa fra la capolista ed il Sudtirol, ma in 270' può succedere di tutto, anche che il Perugia approfitti di qualche scivolone inaspettato delle rivali e le scavalchi entrambe. Tutto maledettamente complicato, ma tutto comunque nelle mani dei biancoscudati. Che non hanno alternative, se non provare a vincere sempre, oppure pareggiare una volta e mettere le mani sull'intera posta nelle altre due gare.


VENTIDUESIMO SUCCESSO

Una volata così, con tre candidati chiamati a giocarsi la promozione diretta in B, è quanto di più avvincente ci si potesse aspettare. E buon per l'allenatore di Ravenna e dei suoi ragazzi che il Padova ha risposto “presente” alla prima di quattro chiamate decisive, non sbagliando l'obiettivo contro il Gubbio in un pomeriggio di pieno... autunno, con pioggia battente, e con il campo ridotto in più punti ad un acquitrino, nonostante l'impiego dei teloni da parte della società. Ha colto il 22° successo stagionale (in 35 giornate), balzando a quota 73 – media di 2,085 ad incontro – e lo ha fatto con tanta sofferenza e una prestazione più caparbia che convincente. La sensazione è che, giunti sul rettilineo finale, si stiano incontrando difficoltà inaspettate, vuoi per la determinazione che ci mettono gli avversari nell'affrontare la prima della classe, vuoi per una pressione sui singoli che non consente di sviluppare una manovra sempre fluida ed avvolgente. E' come se a qualcuno il pallone scottasse fra i piedi. Aggiungiamoci i problemi di formazione – ieri erano fuori, oltre a Ronaldo, anche Della Latta e Hallfredsson e il centrocampo è andato in affanno nei primi 45' – e la condizione di forma non eccelsa degli attaccanti, Chiricò a parte, e avremo una spiegazione, sia pure parziale, del non eccezionale momento che il gruppo sta attraversando, a cui bisogna far fronte con carattere, volontà e spirito di sacrificio.

DA DINI AL RIGORE

Il Gubbio ha interpretato a dovere la sua parte, nonostante venisse da due ko di fila. Non ha alzato barricate, ma giocato a viso aperto e nel primo tempo il protagonista è stato il portiere Dini, bravo a neutralizzare i pericoli creati da Hamlili (gran tiro dai 25 metri, sventato con un colpo di reni a deviare la palla oltre la traversa, e destro a giro su cui l'estremo difensore ci ha messo la mano in tuffo), contro un'unica opportunità costruita dai padroni di casa, un sinistro di Chiricò “sporcato” da un difensore che ha mandato la sfera di poco alta. Ancora il portiere in avvio di ripresa è volato a respingere un colpo di testa di Gomez, prima che Pelagatti e soprattutto Firenze sprecassero due palle-gol nell'area rossoblù. La svolta al 14': da una punizione di Sainz Maza ribattuta dal solito Dini, Biasci ha lanciato in contropiede Firenze sulla sinistra, galoppata di quest'ultimo e cross al centro per Chiricò, sul quale è rinvenuto fallosamente Ferrini. Rigore netto, concesso da Carella (buona la sua direzione), che l'ex Ascoli ha trasformato con freddezza, per il suo settimo sigillo personale, il primo dal dischetto (16'). Da lì in poi il Padova ha gestito, cambi compresi, il vantaggio, conquistando tre sudatissimi punti. Adesso ci sono le due trasferte in Emilia, a Modena domenica 18 e a Carpi il 25, prima dell'ultimo atto, all'Euganeo, contro la Sambenedettese, ad un passo dal fallimento, ma decisa a chiudere regolarmente il torneo. Bisogna stringere i denti – dice Mandorlini – ed è proprio così: vietato mollare di un solo centimetro. E se è destino che i padovani debbano soffrire sino all'ultimo, benedetta sia la sofferenza. Purché schiuda le porte al trionfo. —

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