La truffa dell’argentino Gomez:ma Pillon non era uomo fairplay?

L’OPINIONE DI EDEL. Il calcio è inquinato tra pressioni e condizionamenti. Al Padova adesso l’obbligo di vincere e far tacere facili ironie 

PADOVA.

Il calcio italiano è “inquinato”, lo sappiamo da tempo, fra interferenze continue, decisioni che vanno contro la logica (ultima, la sentenza sui tamponi truccati della Lazio, che ha salvato di fatto Lotito dall'esclusione come consigliere della Figc), pressioni indebite, condizionamenti neppure tanto velati sulle scelte compiute a Palazzo. Ma che a Trieste si sentano in dovere di salire sul palco e dispensare bacchettate a destra e manca dopo quanto è accaduto sabato, beh, ciò suona come vera e propria provocazione. Hai in panchina un convinto apostolo del fair play come Bepi Pillon – famoso per aver fermato i suoi giocatori in un Ascoli-Reggina di Serie B e aver consentito ai calabresi di segnare l'1-1, dopo che i marchigiani erano andati in vantaggio approfittando di un problema fisico di un difensore avversario, che aveva lasciato terminare la palla fuori e che invece fuori non era andata – e realizzi il gol-partita del derby con un gesto antisportivo come una deviazione sotto porta con la mano, e ti permetti di parlare di “tiro al bersaglio” contro la società “inaccettabile e intollerabile”? Tu, che hai vinto con la complicità di chi doveva vigilare e non l'ha fatto (la terna arbitrale ed il quarto uomo), impartisci lezioni di stile e comportamento a chi ha subìto il danno, invece di scusarti per la... furbata scandalosa di Gomez? Peccato che non si possano punire scorrettezze del genere con squalifiche di lungo corso, ma una cosa è certa: l'attaccante argentino adesso si ritrova addosso l'etichetta di chi segna con le mani, ingannando i direttori di gara. Non vorremmo essere nei suoi panni: ha il marchio di chi viola le regole e si macchia di disonestà.


L'episodio è ormai consegnato agli archivi, eppure ci risentiamo a fine campionato, quando capiremo se sarà risultato determinante nella lotta al vertice. Ciò detto, veniamo al Padova squadra. La sciagurata prestazione pre-pasquale impone una reazione a tutto tondo. D'accordo la rabbia per quanto è successo, ma se si è capolista, e non a caso, è ora di ribadirlo più di prima. Restano quattro partite, bisogna provare a vincerle tutte. Con 12 punti – 2 in più dei 10 richiesti per essere matematicamente su – si caccerebbero in gola ad avversari e denigratori di mestiere le battutine e le facili ironie seguite alla sconfitta di Trieste. Sono sempre e solo i biancoscudati gli artefici del loro destino, su questo non ci piove. Ultima nota: il caso Sambenedettese. Oggi i marchigiani disputano il recupero contro la Triestina, poi avranno le ultime quattro gare davanti. E' assai improbabile che vogliano cancellare dal professionismo un club storico con due eventuali “scioperi” da qui al 2 maggio, più probabile che finiscano il torneo e poi attendano il corso degli eventi, con possibile fallimento in vista. Alla Lega Pro è chiesto, però, di vigilare, come non ha fatto sin qui: perché non vorremmo assistere a “manovre” e “manovrine” interessate intorno alla squadra e al presidente che ha disatteso tutte le promesse. —
 

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