Ikee accende i Giochi Con lei il Giappone adesso riprende la fiducia

Il personaggio



La fiaccola olimpica avrà pure dei problemi a muoversi per le strade del Giappone, ma c’è un faro che illumina i Giochi più disastrati di sempre, una donna capace di miracoli.

Lei si chiama Rikako Ikee, nuota, anzi ha appena ripreso a farlo: si è qualificata dopo essere stata 406 giorni fuori dall’acqua, dopo aver passato dieci mesi in ospedale e meno di un anno ad allenarsi.

la diagnosi a 18 anni

Era la faccia delle Olimpiadi del 2020, la prima junior a diventare la principale testimonial di Mizuno, l’atleta su cui puntare. Poi le hanno diagnosticato la leucemia, aveva 18 anni, oggi ne ha 20 e non sarebbe mai potuta essere alle Olimpiadi del suo Paese se non fossero saltate. Aveva ben poche probabilità di riuscirci pure nel 2021, invece ci è riuscita e ora è la prova che la volontà può più del peggior pronostico. Ai trials si è qualificata per la staffetta mista con i 100 farfalla che ha vinto, ha mancato di poco il pass individuale, però può riprovarci nei 50 e nei 100 stile libero. Quando è uscita dalla vasca ha pianto e poi si è guardata le braccia. A lungo. Si sarà chiesta da dove è uscita la forza, perché i muscoli non sono ancora tornati come erano e nella farfalla si va avanti a spinte, non c’è classe che tenga senza potenza.

il recupero

Durante la malattia ha perso peso e speranze: «Volevo morire. Persino il rumore mi stancava. Mangiavo una volta ogni tre giorni per non fare la fatica di digerire». Però pur detestando ogni secondo della sua vita non l’ha mollata e quando ha scoperto di aver retto la cura «ho smesso di ragionare con i se. Che cosa sarebbe successo se non avessi avuto la leucemia».

Ha portato la luce della fiamma nella cerimonia che ha segnato un anno dal viaggio della torcia, ha aperto le porte all’inaugurazione della piscina olimpica, si vedeva come promoter, puntava all’edizione del 2024 e due giorni fa si è presa un posto in queste: «Credevo che ci avrei messo secoli a tornare al successo».

Dovevano essere le sue e lo sono. Si prende le congratulazioni del presidente del Cio e quelle di tutti i nuotatori, quelle dell’intera nazione. Forse non può più vincere la gara in cui doveva diventare famosa, ma ha comunque messo il suo nome su questi Giochi e ora non è più lei ad aver bisogno di loro. Sono le Olimpiadi ad aver bisogno di lei. —

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