Luna Rossa trionfa e alza la Prada Cup al cielo

Battuti per 7-1 i britannici di Ineos Uk, dal 6 marzo al via i duelli contro i neozelandesi. «Questa volta possiamo farcela»



«Siamo italiani e che cavolo!», urla Checco Bruni sulla linea d’arrivo. Eccolo, lo spirito di Luna Rossa. Lo stesso che farà arrampicare da lì a poco il timoniere palermitano sulle sartie della barca per esultare e che una volta a terra, bevuto lo champagne dalla coppa, gli farà dire ai tifosi italiani: «Ragazzi, grazie, sentiamo il vostro sostegno. Vi promettiamo che daremo il 100% per vincere l’America’s Cup». La sfida con i neozelandesi inizia il 6 marzo. «Ci dovranno passare sopra i Kiwi per batterci…».


E’ il momento di festeggiare ad Auckland, dopo tanti giorni ligi al motto del team «testa bassa e lavorare» ripetuto come un mantra dallo skipper Max Sirena. Luna Rossa ha sconfitto Ineos Uk per 7-1, quei britannici che lo stesso Sirena non aveva nascosto in una intervista di non avere in simpatia. Nove vittorie consecutive per il team italiano, quattro su American Magic nelle semifinali, cinque su Ineos. Poi, il punto della bandiera per i britannici, quindi l’altra notte due vittorie nette e il drappo issato a riva con la scritta “winner”. Come ventun anni prima, sempre ad Auckland, per il debutto di Luna Rossa, quando l’allora “silver bullet” vinse la Louis Vuitton Cup (5-4 contro AmericanOne di Paul Cayard) e andò all’assalto dell’Americas’ Cup contro Team New Zealand (perse 0-5). «Questa volta ce la possimo fare», dice ancora Bruni. «Daremo il 100%».

«Abbiamo lavorato tanto e questo è il segreto di questa vittoria», dice Vasco Vascotto, afterguard e allenatore. «Un altro segreto è che tutti noi abbiamo messo da parte l’ego e ci siamo dati al team». Vascotto guarda avanti. «I neozelandesi sono forti, noi dobbiamo inventarci ancora qualcosa. Siamo riusciti a farlo per prepararci alla Prada Cup, dobbiamo rifarlo in questi prossimi 13 giorni per l’America’s Cup. Se non ci proviamo questa volta...». Si spera nel vento leggero. «No, un momento. Noi non abbiamo punti deboli, ma punti forti: siamo bravi a far baruffa in acqua, nelle partenze, nelle virate e anche col vento leggero». Gilberto Nobili, un veterano, l’uomo dei sistemi elettronici a bordo, l’ultima coppa vinta con Oracle Usa, parla dei Kiwi. «Abbiamo molto rispetto di loro, ma non paura».

Francesco Longanesi, il ceo del Challenger of record, porge la Prada Cup allo skipper Sirena, che la alza al cielo. Il timoniere Jimmy Spithill stappa la bottiglia, riempe il trofeo di champagne e dà inizio alla festa. Con tutto il team, mogli e figli inclusi. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi