Tramarin, la signora delle randonnée: «Corro giorno e notte, mi emoziono così»

VIVE A BOVOLENTA E A 66 ANNI E’ PROTAGONISTA DI GRANDI IMPRESE SUI PEDALI IN ITALIA E ANCHE ALL’ESTERO 

BOVOLENTA
<Tanta speranza in questo anno nuovo, la strada è ancora lunga ma in fondo c’è il sole!», è il suo slogan di quest’anno, tanto da pubblicarlo ben in vista sulla sua pagina Facebook ricca di foto della sua grande passione: la bicicletta.
Carla Tramarin, d’altronde, è una donna che ha trovato la forza di reagire anche quando la vita le ha posto davanti sfide molto difficili: come vincere la battaglia con un tumore. Ha 66 anni, vive a Bovolenta ed è tesserata con il Gsc Campagnolese. E’ una protagonista della nazionale italiana Randonneur, quel ramo della federazione che si occupa delle grandi maratone ciclistiche. 
Carla Tramarin macina chilometri in bicicletta e vanta partecipazioni a numerosi eventi in Italia e all’estero: la «1001 Miglia Italia», il Gran tour delle Alpi, la «Parigi-Brest-Parigi» e altre. 
«Ho sempre vissuto lo sport come forma di libertà e ricerca di “benessere” psicofisico», racconta la Tramarin, «prima come podista e maratoneta, poi in bici».
 
 
 
Come inizia la sua passione ciclistica?
« Ciclista non ci nasco ma ci divento... da adulta! Ho dovuto appendere la chiodo le scarpe da podismo, ma stare ferma non potevo. Così ho fatto un test biometrico che mi ha permesso di trovare la bicicletta da corsa giusta per me. Da lì non ho più smesso di pedalare, e nonostante la mia età esigo da me stessa sempre il massimo».
Qual è stata la sua prima sfida?
«Ricordo con piacere il mio primo viaggio, perchè da quel momento è iniziata la nuova vita! Per il Giubileo di Roma, nel 2000, sono partita da Padova: andata e ritorno».
Da quella volta sono stati numerosi i suoi traguardi, ci racconta il più significativo?
«Per me ogni viaggio è significativo. Ho iniziato facendo gare di gran fondo, ma ho capito che quello che mi gratificava non erano tanto le gare quanto il fatto di scoprire percorsi nuovi. Così sono passata alle “randonnée”, corse dove ognuno è vincitore se porta a termine il percorso in solitaria nel tempo massimo previsto. Ho ottenuto nel 2011 il brevetto alla Parigi-Brest-Parigi, molto sentita come gara tanto da essere paragonata ad una specie di Olimpiade delle Randonnée per il numero dei partecipanti, per le difficoltà che si affrontano nel corso della pedalata e per il fatto che si tiene una volta ogni quattro anni».
E’ una corsa dura? 
«Sì. Si corre di giorno e di notte: lo sforzo fisico viene ripagato dall'emozione indescrivibile nel concludere il percorso, e poi lo scenario della gente per strada che ti incita e ti batte il 5 è incredibile. La difficoltà più grande sta nel gestire bene la propria resistenza: il nemico principale è il sonno, oltre ovviamente alla stanchezza».
Come ha affrontato nell’ultimo anno le limitazioni Covid? 
«Sono una persona che non si abbatte quando la vita impone delle limitazioni. Nel 2005 ho scoperto di avere una brutta malattia, un tumore. Dopo un’ iniziale incredulità, visto che da sportiva quale sono ho sempre rispettato il mio corpo, mi sono ribellata a questo “stop” forzato. Ricordo che durante i cicli di terapie, mi riposavo un giorno e quello successivo ero di nuovo in sella alla mia bici, a pedalare. Non ho mollato».
Le difficoltà non la abbattono...
«Non mi arrendo. Così in questo periodo Covid cerco di trovare il lato positivo. L’anno scorso ho programmato al computer il sogno che avevo nel cassetto: fare una sorta di “giro d’Italia” in solitaria, studiando i percorsi. L’idea iniziale era quella di attraversare tutte le Regioni e le Isole, ma l’impresa mi avrebbe portato via da casa per troppi giorni e non volevo che i miei figli si preoccupassero. Questo comunque non mi ha mai fatto desistere dal partire perchè penso che ognuno deve vivere fino in fondo: ho calcolato un percorso alternativo, ma altrettanto stimolante, per unire simbolicamente gli estremi punti Nord ed Est Italia, fino agli estremi punti Sud ed Est Italia e naturalmente ritorno. L’impresa è iniziata il 27 agosto 2020 ed è durata 18 giorni per 3500 km. Partendo da casa ho raggiunto Tarvisio, passando per Trieste. Ho proseguito attraversando la Liguria, fino a giungere a Caserta. L’arrivo del massimo punto Sud Est è stato in Puglia a Santa Maria di Leuca: ricordo la forte emozione quando mancavano solo 2 km all’arrivo, correvo più lentamente per far durare di più quegli istanti. Mi sono commossa quando ho capito che ero riuscita da sola nella metà dell’impresa... Mancava il ritorno».
Nessun intoppo?
«Gli intoppi di percorso ci sono stati, come ad esempio i primi due giorni di pioggia incessante, ma sono cose che si mettono in preventivo, soprattutto quando si sa di correre soli».
Un’avventura straordinaria che impegna molti giorni di viaggio: come fa con la valigia? 
«Non esiste alcuna valigia, o meglio, nelle corse organizzate c’è un pulmino che trasporta gli effetti personali dei partecipanti, ma quando si fanno le Randonnée ognuno si arrangia. Lo stretto necessario deve stare in un borsello perchè lo zaino è troppo pesante: un cambio composto da intimo, maglia e pantaloni in tessuto tecnico e ovviamente un completo antipioggia in Gorotex. Nel mio borsello, inoltre, non manca mai un Santino del Santuario del Monte della Madonna a Teolo, a cui faccio visita ogni volta che ne sento la necessità».
Lei ha un profilo Facebook ricco di foto delle sue imprese. Ha mai pensato a un racconto social a tutti gli effetti?
«Ho un profilo social, è vero, ma non mi interessa la visibilità, preferisco un complimento sincero da chi conosco e custodire i ricordi di ciò che ho vissuto. I pensieri e le emozioni del mio diario le scrivo solo per me stessa». —
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