Pavanel ritrova il Padova «È una città che vive e ama il calcio alla follia»

Il tecnico della Feralpi Salò, prossima avversaria dei biancoscudati elogia Mandorlini e Sogliano: «Sono due grandi professionisti»  

/ padova

Finalmente ci si rivede, anche perché negli ultimi tempi sembrava quasi destino che Massimo Pavanel e il Padova non dovessero più incontrarsi. Domenica a Salò i biancoscudati sono attesi da un nuovo scontro diretto con la solita Feralpi, che ogni anno parte a fari spenti, ma si ritrova sempre puntualmente ai vertici della classifica. La scorsa stagione le due formazioni si ritrovarono anche ai playoff, con il Padova che si accontentò dello 0-0 casalingo per passare il primo turno, forte del vantaggio maturato in classifica prima del lockdown. Quest’anno la Feralpi si è rinnovata e ha scelto di rilanciare in panchina Massimo Pavanel. Proprio lui, l’allenatore che a giugno 2019 sembrava in lizza per sedere sulla panchina del Padova ma che alla fine rimase a Trieste, dopo aver perso la Serie B soltanto in finale playoff. La stagione seguente, tuttavia, non riuscì a ripetere lo stesso exploit e Pavanel fu esonerato proprio alla vigilia della sfida contro il Padova. Ma il tecnico, nativo di Portogruaro, non si mostra pentito della scelta e continua a dichiarare amore verso Trieste. «È la città che mi ha adottato, i miei figli sono triestini, vivo lì e a quella piazza ho dato tutto me stesso come uomo, calciatore e allenatore», le parole dell’allenatore della Feralpi.


«Trieste mi ha ridato tanto dal punto di vista personale e mi ha fatto sentire importante. Un amore che ho sempre voluto ricambiare dando il massimo in ogni occasione». Come calciatore Pavanel ha chiuso la carriera da professionista proprio a Padova, seppur in uno dei momenti peggiori della storia biancoscudata, il campionato di Serie C/2 1999/2000.

Che ricordi ha?

«Fui acquistato dalla squadra guidata da Di Marzio come direttore sportivo e Beruatto allenatore. Purtroppo non sono riuscito ad esprimere tutto il mio potenziale, mi sarebbe piaciuto dare molto di più, ma la mia parabola da calciatore era già in discesa. Mi è rimasto però il ricordo di quanto fosse vivo l’amore della tifoseria per la maglia. A Padova, come a Verona e Trieste, si respira veramente l’amore per il calcio, ed essere stato parte, anche se per poco, di questa storia, mi rende orgoglioso».

A proposito di Verona. Lì la sua carriera si è incrociata con quella di Sogliano e Mandorlini che ritroverà domenica da avversari. Che esperienza è stata?

«Bellissima. Furono proprio Sogliano e il suo collaboratore Gatti a portarmi all’Hellas. Lì, da allenatore della Primavera, ho avuto modo di conoscere Mandorlini e ammirarne da vicino le capacità. Con il tempo si è potuto percepire l’eredità che è stato in grado di lasciare Mandorlini sia come persona che come allenatore. Non dimentichiamoci che la nuova era di Setti è cominciata proprio con Sogliano e Mandorlini. Sono stati loro a iniziare a valorizzare i ragazzi della città e del vivaio, tirati su a costo zero e portati ai massimi livelli. Era un sogno del presidente e se si sta avverando è anche merito loro».

Venendo all’attualità, che Feralpi si troverà di fronte il Padova domenica?

«Siamo reduci da una vittoria fondamentale contro la Triestina, nella quale abbiamo ritrovato una buona prestazione dopo una brutta sconfitta. La mia idea è che il campionato stia diventando sempre più competitivo e comincia ad avere un fascino particolare. Al momento persiste un grande equilibrio ma credo che a lungo andare le quattro o cinque squadre e costruite per vincere prenderanno un margine sulle altre e andranno a giocarsi tutto negli scontri diretti». —

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