All’Inter serve vincere contro lo Shakhtar per sistemare il girone



Meglio non pensare, stasera a Kiev, che il rivale è lo stesso demolito 71 giorni fa in semifinale di Europa League. A Dusseldorf, assicura Antonio Conte, «la mia Inter era stata tatticamente perfetta». Toccando l’apice stagionale: 5 gol e sesta vittoria consecutiva, stessa squadra tonica schierata per la quarta partita di fila e, prima che arrivasse il Siviglia, la libidine di tornare dopo dieci anni a un passo da un trionfo europeo.


Guai a illudersi che lo Shakhtar sia quello. Negli uomini a maggioranza brasiliana in verità lo è, perché non ha fatto mercato. Ma la batosta tedesca lo ha ferito, così come il recente focolaio di Covid, con 19 casi nel «gruppo squadra», e invece di stroncarlo sembra averne rafforzato il carattere. La prova? Ha debuttato nel girone andando a casa del Real Madrid senza sette titolari e ha vinto 3-2 con sei debuttanti assoluti in Champions e dieci nati dal 1998 in poi.

Quel colpo ha fatto a pezzi la griglia della vigilia e costringe l’Inter reduce dal 2-2 con il Gladbach come minimo a non perdere. Contro un’ucraina non lo ha mai fatto. Ma anche dei precedenti è meglio non fidarsi. Specie di quelli dello Shakhtar che, nelle ultime sei di Champions giocate in casa (però a Kharkiv) non ha mai vinto, incassando 14 gol. Gli ultimi tre dall’Atalanta.

Per rimettere nei binari desiderati il girone, Conte deve bissare quel che Pirlo ha fatto una settimana fa nello stesso stadio con la Juve contro la Dinamo: vincere. Rispetto a lui ha un vantaggio: il suo Ronaldo non è ko. Lukaku non è mai stato così puntuale: segna da tre partite di Champions, da 9 nelle coppe. E nella goleada allo Shakhtar ha fatto doppietta. Come Martinez che ieri ha spiegato i pugni dati sulla panchina sabato a Genova: «Ce l’avevo con me, non ho fatto la partita che volevo. Nessun altro problema. Io qui oggi sono felice. Domani, poi, non so cosa può succedere».

Anche per l’Inter ora ha poco senso parlare di futuro. Giocando ogni tre giorni, conta solo il presente. Che ha scelte quasi obbligate, con Gagliardini e Skriniar out per Covid, Sensi e Sanchez rimasti acciaccati a Milano. Come un anno fa c’è un girone di Champions iniziato male da raddrizzare. «Il ko del Real ha complicato la situazione – riconosce Conte – ma immagino equilibrio fino alla fine. E noi dovremo essere bravi a restare in corsa. Continuando con la mentalità di fare la partita, difendendo alto, aggredendo». Così l’Inter è arrivata in fondo all’Europa League. Questa, però, è Champions. —



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