Argos Petrarca e Covid metà squadra infetta allenamenti on line e partite in televisione

Mister Marcato: «I ragazzi stanno bene ma sono spaventati aspettiamo l’esito dei tamponi e vogliamo ripartire» 

PADOVA

I primi sintomi tra sabato e domenica, lunedì il riscontro dei primi positivi. Poi un crescendo di riscontri – e d’ansia – man mano che si procedeva con i tamponi. Il focolaio alla fine ha colpito più di metà squadra, considerando anche gli aggregati: 29 giocatori contagiati su 52 sottoposti ai controlli della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale di Padova. Per l’Argos Petrarca è stata una settimana terribile, segnata dal Covid che ha costretto gli atleti risultati positivi all’isolamento e tutti gli altri in quarantena, oltre alla chiusura temporanea delle attività negli impianti sportivi Memo Geremia. Il contagio non ha coinvolto il personale del club o che lavora nelle sue strutture, né altre persone dello staff come racconta il capo allenatore Andrea Marcato.


Com’è la situazione?

«Sono risultato negativo al primo tampone, martedì (domani, ndr) ho il secondo. A casa stiamo tutti bene, fortunatamente. Mi auguro di averla scampata. Sono risultati positivi al tampone solo giocatori e in maggioranza si tratta di asintomatici. I casi di febbre sono stati pochi, comunque leggera e di breve durata. Qualcuno però ha perso gusto e olfatto».

Come procederà il controllo della vostra situazione sanitaria?

«Tra lunedì (oggi) e venerdì faremo un nuovo ciclo di tamponi. Alla fine di questa settimana faremo le prime valutazioni, sulla base dei casi. I negativi che saranno confermati dovrebbero poter uscire dalla quarantena, mentre chi era positivo e risulterà negativo dovrà fare altre visite mediche. Sui tempi di ripresa della squadra comunque è presto per fare ipotesi».

Come avete gestito questa fase delicata?

«Dopo l’esito dei tamponi, giovedì abbiamo tenuto una riunione video in zoom. Si è collegato anche uno dei nostri medici, Giacomo Belluco, che pur non essendo un virologo ha chiarito diversi dubbi dei ragazzi sul Covid, sulle sue implicazione e sui comportamenti da adottare in isolamento e in quarantena. Devo ringraziare tutto il nostro staff medico, insieme alla società, per come hanno reagito all’emergenza rapidamente e fornendoci costante supporto».

I giocatori come la stanno vivendo?

«Li ho sentiti più tranquilli negli ultimi giorni, nessuno desta preoccupazione. Ma lo spavento è stato grande per tutti, specialmente per l’ansia di possibili conseguenze per familiari e amici, e sicuramente dovremo trarne una lezione. Onestamente credo sia impossibile risalire all’origine del contagio, ci sono troppi positivi asintomatici. Ma sono convinto che una volta fuori da questa situazione staremo molto più attenti ai nostri comportamenti, in ogni momento della nostra vita da cittadini oltre che da sportivi».

Nei prossimo giorni come lavorerete?

«Abbiamo organizzato sessioni di allenamento online, con circuiti guidati dai preparatori. Inoltre abbiamo diviso la squadra in gruppi, incaricandoli di visionare Irlanda-Italia ed analizzarla in base ai ruoli, in vista di un confronto tecnico. Con Victor vogliamo tenere i ragazzi attivi, per prima cosa, compatibilmente alle possibilità. Finita la prossima serie di tamponi faremo la conta. Appena possibile ripartiremo, almeno l’idea è quella».

Non le sembrerebbe il caso di fermare tutto per due-tre mesi?

«Per me no, mi auguro si riesca a proseguire. Di certo però con il protocollo attuale la situazione non è sostenibile. Per andare avanti in ragionevoli condizioni di sicurezza dovremmo adeguarci agli standard di controllo del calcio professionistico o del Pro 14». —



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