Padova, il tuo Ronaldo «La mia doppietta al mio secondo bebè»

Il capitano sta vivendo un momento speciale della sua vita «Questa squadra vuole giocare a calcio e attacca sempre» 

Stefano Volpe / PADOVA

C’è sempre una prima volta, anche a 30 anni.


Ronaldo Pompeu Da Silva, contro l’Arezzo, ha segnato la prima doppietta della carriera. Una doppietta di gran classe, arrivata con uno dei marchi di fabbrica del repertorio, il bolide di destro dalla distanza. Una doppietta che è servita ad annientare l’Arezzo, proiettare il Padova verso i vertici della classifica e regalare una dedica speciale. Questi due gol, infatti, servono a celebrare il nuovo arrivato, tra pochi mesi, in casa Ronaldo.

«Mia moglie è incinta, sta arrivando il mio secondo figlio e dopo Gaia, che ha due anni e mezzo, avremo un maschietto. Sono felicissimo, dobbiamo ancora scegliere il nome ma per il momento gli dedichiamo questi due gol».

A Padova, Ronaldo, sta vivendo il periodo più importante della sua vita e della sua carriera. Se nel tempo libero si gode la città sempre al fianco della moglie Indiara e della piccoletta, in campo è riuscito a fare quel salto di qualità che può risultare decisivo per lui e la squadra. Mai, infatti, aveva segnato e servito tanti assist con questa regolarità. Da quando è tornato a Padova ha già realizzato nove gol tra campionato e coppe. In tutte le stagioni precedenti ne aveva messi a segno complessivamente sette in dieci anni. Ai nove gol ha aggiunto otto assist che ne fanno il giocatore più decisivo in fase realizzativa dell’ultimo biennio biancoscudato. E quest’anno è già a quota quattro reti, tra campionato e Coppa, in sette gare giocate.

Qual è il segreto?

«Una squadra che vuol giocare a calcio e attaccare sempre», spiega il brasiliano. «Costruiamo tanto, siamo propositivi e per questo le chance di segnare aumentano. L’anno scorso ho raggiunto il mio record di gol personale, nonostante si siano giocate meno partite del previsto a causa del lockdown. Quest’anno voglio migliorarmi ancora. E non parlo solo dei gol. Punto a segnare di più e farmi ammonire di meno. È un mio punto debole, che voglio correggere».

Già, visto che anche ad Arezzo è arrivato un “giallo” evitabile.

«Sì, potevo risparmiarmelo. Però ho protestato (e nemmeno troppo) perché c’era un rigore su di me che non è stato fischiato».

In ogni caso i compagni e la stessa società, che non ha mai avuto dubbi nell’affidargli la fascia di capitano, sono pronti a chiudere un occhio per la sua foga a tratti eccessiva. Rispetto all’anno scorso il Padova sembra una squadra più completa e convinta dei propri mezzi. Cosa è cambiato?

«È un gruppo molto positivo, tutti partecipano e questo è importantissimo. Basta vedere la prestazione di Arezzo, dove il mister ha cambiato molto rispetto alla partita precedente e chi aveva giocato meno si è fatto trovare pronto. Il livello è molto alto, tutti vogliono essere protagonisti ed è difficile per il mister sceglierne solo undici da mandare in campo. È presto per parlare ma sto avvertendo sensazioni molto positive. Si sta creando qualcosa di bello e possiamo ancora migliorare».

Il primo snodo cruciale della stagione passa dallo stadio Euganeo, dove domenica prossima arriverà la capolista Suditorl, ancora imbattuta e che vanta il miglior attacco del campionato. Che Padova vedremo?

«Un Padova che è uscito ancora più forte dal turno infrasettimanale. Il 5-0 è un risultato che può ingannare, facendo pensare che sia stata una partita facile. E invece era una sfida insidiosa, contro una squadra che aveva grande sete di rivalsa dopo il cambio d’allenatore. Abbiamo dimostrato voglia, concentrazione e determinazione. È stato decisivo approcciare la partita nel modo giusto e dovremo fare così anche domenica prossima contro una rivale che sta facendo molto bene». —

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