Lukaku salva il sogno dell’Inter Per Conte un’altra notte difficile

Doppietta del belga, nerazzurri a corrente alternata col Borussia M’Gladbach: 2-2 Il ko del Real complica il girone, il prossimo turno con lo Shakhtar è già spareggio

milano

Cambiano premesse, ambizioni e uomini in campo, ma l’Inter che per il terzo anno di fila comincia in casa il girone di Champions è sempre la stessa. Timida, quasi paralizzata in partenza, capace di scuotersi solo dopo aver preso uno sberlone. Nel 2018, contro il Tottenham, ribaltò il gol di Eriksen (sì, proprio lui) tra l’86’ e il 92’. L’anno scorso era stato Barella, sempre nel magico 92’, ad acchiappare il pari contro lo Slavia Praga.


Ieri sera, contro il Borussia Moechengladbach, avanti 1-0 è scivolata sotto all’84’ per salvarsi al 90’ con il solito Lukaku, arrivato a 11 eurogol nelle ultime 9 sfide. Sarebbe stata disastrosa, una sconfitta. Ma questo pareggino conferma tutti i problemi, in difesa e di identità, di una squadra che ha vinto appena due delle ultime 11 partite di Champions e che non è riuscita a rialzarsi dopo il ko nel derby.



L’Inter è tornata in Europa due mesi esatti dopo la finale della coppa-bis persa con il Siviglia. Di quegli 11 titolari, ieri si sono rivisti dal 1’ solo Handanovic, D’Ambrosio, De Vrij, Barella e Lukaku: effetti del mercato e del Covid. Per colpa del virus e di altri acciacchi, Conte non è però potuto ripartire come sperava. Quasi costretto, dietro ha confermato il pessimo Kolarov delle prime esibizioni e da trequartista ha rilanciato Eriksen, chiamato finalmente a svoltare. Poi, a poche ore dal via, ha incassato la batosta del 7° contagiato della rosa: Hakimi, già imprescindibile sulla corsia destra. Lo ha comunque ben rimpiazzato (finché è durato) Darmian, il più attivo in un 1° tempo davvero povero di cose. Il Gladbach, 5 punti nelle prime 4 partite di Bundesliga e stessa squadra della scorsa stagione visti gli zero movimenti sul mercato, si è arroccato attorno ai centrali Ginter ed Elvedi e ha tirato in porta per la prima volta (dal dischetto) al 63’. L’Inter, in versione inedita e comunque sempre troppo macchinosa e portata ad appoggiarsi a Lukaku spalle alla porta, ha peraltro a lungo prodotto briciole. Tre cross da sinistra (due buoni) di Perisic nei primi 16’, un destro di Eriksen su scarico di Darmian respinto a portiere battuto da Kramer e finalmente un corner (guadagnato dal danese) al 31’, prima dell’unico tiro (fuori) di Lukaku. In concreto, zero parate vere di Sommer. Come quelle di Handanovic.

Con Martinez per lo spento Sanchez, l’Inter si sblocca al primo attacco della ripresa. Partecipa mezza squadra al comodo gol di Lukaku, liberato da un rimpallo: Vidal pesca sul 2° palo il Toro che incorna male, D’Ambrosio tiene il pallone in campo e scarica per il tiro ravvicinato di Darmian che poi arriva sul destro del cecchino belga. Poi, però, il primo vero tiro in porta è gol anche per i tedeschi. Dal nulla, ecco un rigore sfuggito a Kuipers e non alla Var (Vidal su Thuram jr), realizzato da Bensebaini. Infine, la giostra finale di emozioni che accompagna ormai quasi ogni partita interista: gran palo al volo di Martinez all’82’, 1-2 preso in contropiede all’84’, pari di Lukaku dopo corner e spizzata di Bastoni. Martedì, in casa dello Shakhtar che ha vinto a Madrid, sarà già un mezzo spareggio. —



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