Zanardi non molla: «Tokyo, che rammarico. Ma ci sarò, anche alla soglia dei 55 anni»

L’atleta paraciclista campione del mondo, padovano d’adozione, promette: «Mi alleno perchè voglio farmi trovare pronto»

Stefano Volpe / NOVENTA P.

Di pari passo con le Olimpiadi sono state rinviate al prossimo anno anche le Paralimpiadi di Tokyo.


Bisognerà quindi aspettare ancora per quella che si annuncia come una delle manifestazioni più importanti di sempre per quanto riguarda lo sport praticato da atleti disabili. Sport nei quali sarebbe stata nutrita anche la partecipazione di portabandiere padovani, a cominciare da quello resta il simbolo del movimento paralimpico italiano, Alex Zanardi.

Per il pilota di origine bolognese, ma trapiantato da anni a Noventa Padovana, i giochi di Tokyo sarebbero stati i terzi della sua carriera, impreziosita da quattro medaglie d’oro e due d’argento conquistate tra Londra e Rio de Janeiro nel paraciclismo.

Alle soglie dei 54 anni (li compirà il prossimo 23 ottobre) le Paralimpiadi di Tokyo sarebbero state anche le ultime della sua carriera. Ma perché usare il condizionale? Nonostante lo slittamento al 2021 Zanardi vuole esserci lo stesso in Giappone: «Una premessa è d’obbligo», sospira il campione olimpico. «La ragione per la quale si è giunti alla decisione di rimandare i giochi riguarda in modo molto più grave altre persone e a loro deve andare la nostra solidarietà più grande. Poi è ovvio che, da parte mia, c’è molto rammarico. L’orologio continua a fare tic-tac, arrivati alla mia età, sportivamente parlando, gli anni iniziano a essere conteggiati come quelli dei cani. Per me sarà ancora più complicato, ma sto già pensando a cosa fare per esserci».

Ed è per questo che Zanardi continua a pianificare con la massima minuziosità tutta la sua preparazione. Nei giorni scorsi, nonostante le voci sempre più insistenti sul rinvio delle Paralimpiadi, l’atleta non ha mai smesso di allenarsi e anche martedì, una volta ricevuta la notizia, si è sobbarcato una lunga seduta sui rulli. Continuerà a pedalare come ha sempre fatto e ha già trovato il lato positivo: «Allontanandosi il traguardo finale, se consideriamo la parte bella del gioco, ho un anno in più per potermi divertire. Proverò ad andare alle Paralimpiadi anche l’anno prossimo, prima o poi questa emergenza passerà e ho intenzione di farmi trovare pronto».

Se dal punto di vista fisico, per un paraciclista, non è un problema allenarsi a casa sui rulli, qualche intoppo può arrivare sotto l’aspetto mentale e motivazionale. È dura focalizzarsi verso un evento che si è allontanato di un anno e dista adesso 18 mesi. Ecco perché Zanardi ha già messo nel mirino altre gare: «Ho in testa di cimentarmi ancora nel triathlon e vorrei partecipare anche alla finale mondiale dell’Ironman a Kona, che ho già affrontato due volte e mi piacerebbe rifare».

Proprio qualche mese dopo la sua vittoria alle Paralimpiadi di Rio, Zanardi ha fondato il progetto Obiettivo3, un centro d’ascolto e di avviamento allo sport paralimpico, che come si evince dal nome si è proposto di reclutare quanti più atleti possibili con l’obiettivo di portarne almeno 3 ai giochi di Tokyo.

Cosa cambia adesso e che cosa si può fare per tenere alte le motivazioni anche di questi aspiranti campioni? «Ho detto loro che all’inizio può sembrar difficile mantenere la concentrazione. Ma allo stesso tempo ho riconosciuto in loro le stesse motivazioni che hanno spinto me a continuare ad allenarmi per il semplice piacere di praticare sport e fare qualcosa al meglio delle proprie capacità. Devono continuare ad essere fonte di ispirazione per chi li segue, qualunque sia la strada che saremo chiamati a intraprendere nel futuro immediato».

Il presente, invece, ha portato, oltre al rinvio di tutte le prossime manifestazioni sportive, anche all’obbligo di rimanere a casa e rispettare alla lettera le indicazioni delle autorità per contrastare la diffusione del virus.

Zanardi, quando non si allena, come passa il tempo libero a casa? «Oltre all’allenamento e alla messa a punto dei miei mezzi, in questi giorni ho anche il tempo per sedermi davanti alla televisione. Ho visto tanti film e ho finito anche la serie di Narcos. Poi ci scappa anche qualche partita a burraco. Ho spiegato le regole del gioco non solo a mia moglie ma anche a mio figlio, quindi sono già partiti alcuni tornei che sono ancora in corso». —

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