Turetta, il supercampione dei Robin Hood: «L’arco storico è la mia filosofia di vita»

Ha vinto il titolo nei boschi degli Usa. «Giocavo a calcio, mi sono infortunato e per far qualcosa ho scoperto questo sport»

VO'. Come i pellerossa americani e il leggendario Robin Hood.

Formidabili arcieri come «Stefano Turetta campione del mondo del 2019 WBHC», vittoria sottolineata con tanto di striscione dagli amici della lozzese Compagnia del Calto, il sodalizio con cui il neoiridato ha iniziato a scoccare le frecce e a partecipare alle manifestazioni storiche. Non si fermano mai Stefano e il suo arco storico di legno. Ieri il vadense è stato impegnato vicino Verona nella “40 3D Tropy”, lo scorso week end a Sant’Anna di Chioggia, portando a casa due primi posti.



«Ho ricevuto tanti complimenti dai concorrenti e mi hanno lanciato la sfida». Questo atleta quarantasettenne, alto 195 centimetri, di carattere riservato, agrotecnico che lavora nella Martelli Salumi, abita a Boccon, con la mamma Mariemma, il papà Romedio e il fratello Corrado, suoi primi tifosi assieme alla sua compagna ungherese Szilvia.

«Sono stato un difensore del Lozzo Calcio», racconta, «ma un infortunio alla caviglia destra mi fermò. Avevo bisogno di muovermi, venni a sapere del tiro con l’arco nella palestra di Lozzo. Era il 2005 e ricordo bene quella sera. Quando mi diedero l’arco e le frecce la prima volta, non sapevo nemmeno come impugnarli».

Gare su gare, sono arrivate le prime affermazioni seguite dai titoli pesanti: campione italiano indoor nel 2018, primo nel campionato Bowhunter e campione regionale Triveneto nello stesso anno. Venti giorni fa la ciliegiona sulla torta con il titolo iridato conquistato a Yankton, nel South Dakota.

«Ho deciso di partecipare al mondiale organizzato dalI'Ifaa, perché mi sentivo in forma. Mi sono allenato per un anno, 3 giorni alla settimana per 2 ore e mi sono spostato in altre regioni per cambiare bersagli. Ringrazio la compagnia Arcieri Titulum di Teolo e la compagnia Arcieri del Brenta di Cinto».



In America, una gara al giorno per quattro consecutivi, in mezzo al bosco, con 15 avversari, pronti a colpire delle sagome raffiguranti animali. E di frecce con la punta in ferro nichelato, l’arco in legno di osage lungo 190 cm costruito dall’artigiano modenese Luca Villa e teso dal nostro Robin Hood dei Colli ne ha scoccate più di 200. Stefano ha già partecipato a un mondiale e lì Cupido, altro personaggio che con arco e frecce ci sa fare, ha colpito due cuori.

«Durante il campionato in Ungheria svoltosi nel 2014, ho conosciuto Szilvia di dieci anni più giovane. che gareggiava per l’Irlanda dove aveva vissuto per 9 anni. È stato un colpo di fulmine. Dopo un anno è venuta qui in Italia, ha abbandonato l’arco ricurvo per passare a quello storico e oggi tira per i colori azzurri». Oltre alla passione sportiva, Stefano e Szilvia condividono le serate in compagnia dei colleghi arcieri dove si scambiano impressioni. La coppia ama anche le passeggiate e coccolare i loro due gatti Berna e Treccia.

«Con il passare degli anni, ho capito che il tiro con l’arco è diventato una filosofia di vita, perché la competizione non è più con l’avversario ma con te stesso. Non più una semplice disciplina sportiva insomma, e il risultato finale lo ottieni quando raggiungi questa consapevolezza», afferma Stefano con l’umiltà che contraddistingue i fuoriclasse. —
 

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