Calcio serie B: Celar e Frare, debutto da sogno con il Cittadella 

L’attaccante ha segnato la prima rete nel successo contro il Trapani Il difensore è tornato titolare e ha giocato una buona partita  

CITTADELLA. Due debutti così non li sognavano nemmeno loro. Dietro al ritorno alla vittoria in campionato del Cittadella ci sono anche gli esordi dal primo minuto di Zan Celar, che ha infilato il Trapani all’alba della ripresa, siglando il suo primo gol in Serie B dopo i due che aveva messo a segno in Coppa Italia, e di Domenico Frare, che, a causa di un edema osseo alla tibia, ha saltato tutto il ritiro estivo.

Percorsi diversi i loro. In comune, la giovane età (vent’anni per il centravanti sloveno, 23 per il difensore trevigiano), la voglia di emergere e la preferenza per i fatti rispetto alle parole.

IL PICCOLO DZEKO. Celar, arrivato alla corte di Venturato in prestito dalla Roma, con alle spalle i 28 centri in 27 gare realizzati l’anno scorso con la Primavera giallorossa, sta ancora studiando l’italiano: «Sono contento per il gol, ma più ancora perché abbiamo vinto e ci siamo tolti il peso che avevamo sulle spalle dopo le due sconfitte iniziali», il suo commento. Di lui, nella capitale, si parla già come del bomber del futuro, tanto che i paragoni con Dzeko si sono sprecati da subito.

Sarà anche per questo che la società ha voluto che potesse crescere in una realtà ben diversa. «Arrivo da una realtà completamente differente come quella di Roma, ma mi sono già ambientato a Cittadella: qui si ha la sensazione di poter giocare un buon calcio. L’assist di Luppi per il gol? L’intesa con lui e gli altri compagni di reparto sta crescendo allenamento dopo allenamento».

«IO CHE VEDO NERO…». E di intese parla pure Frare. Certo, il Trapani visto al Tombolato è parso davvero poca cosa, ma non sembra un caso che, proprio col suo rientro, la porta del Citta sia rimasta inviolata dopo i 7 gol incassati da Spezia e Benevento.

«È stata una giornata positiva da più punti di vista. Per i tre punti, perché arrivano dopo una bella prestazione e per il fatto che non abbiamo incassato reti: sappiamo che davanti abbiamo giocatori che, prima o poi, trovano la porta, se non ne subiamo è già un primo passo per fare risultato.

E poi, ovviamente, sono contento sul piano personale, perché non pensavo di poter ricominciare così: di mio sono uno che vede sempre tutto nero e quando, un paio d’ore prima della gara, il mister mi ha comunicato che sarei partito titolare, non credevo di poter reggere tutti e 90 minuti, anche se dai riscontri nei test settimanali svolti con il “prof” (il preparatore atletico Andrea Redigolo, ndr) avevo capito che di gambe c’ero, nonostante non giocassi una partita da 4 mesi. Tutt’ al più avrei potuto avere qualche problema di fiato, ma ho fatto il possibile per non pensarci».

PRESSING ORGANIZZATO. In campo Venturato è partito con la linea difensiva della scorsa stagione: Ghiringhelli, Frare, Adorni, Benedetti, e la porta è rimasta inviolata. «Noi quattro ci conosciamo un po’ di più degli altri, è solo questo: questione di tempi, ma pian piano penso che anche per i nuovi il rendimento sarà lo stesso. Come linea difensiva siamo stati alti, concedendo pochissimo, ma ci siamo riusciti anche grazie ai nostri compagni, a partire dagli attaccanti che pressavano i portatori di palla avversari.

Quando si prendono tanti gol la colpa non è solo dei difensori e allo stesso modo i meriti adesso non sono solo nostri: per la nostra idea di gioco siamo sempre portati ad aggredire, ma se lo facciamo in modo non organizzato e uno di noi sbaglia i tempi del movimento, salta il meccanismo». Ora occorre provare a ripetersi sabato, contro un avversario ben più solido come l’Empoli. «Dovremo lavorare ancora più di reparto, perché l’Empoli ha grandi individualità», evidenzia Frare.

«STO BENE QUA». Anche Domenico è stato al centro delle voci di mercato negli scorsi mesi, venendo accostato addirittura al Napoli. «Io non so nulla di questo. Se ne è sempre preoccupato il mio procuratore e mi ha accennato che, sì, qualche voce c’era, ma io sono sempre stato contento di restare qui. E sapevo che sarei rimasto dalla cena di fine stagione: il direttore Marchetti me l’aveva detto». 
 

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