Venturato ha raggiunto la consacrazione Tutti gli obiettivi centrati grazie al gioco

L’allenatore ha conquistato sempre più stima in 4 anni. Pacato negli atteggiamenti, considera i suoi giocatori tutti titolari

Stefano Edel

Ha centrato sempre gli obiettivi richiestigli nei quattro campionati vissuti sin qui sulla panchina granata, e lo ha fatto soprattutto con il marchio di fabbrica che lo contraddistingue: il gioco. Perché il calcio proposto da Roberto Venturato, 56 anni, dal 2015 al Cittadella, è la sintesi di qualità abbinata alla quantità, di corsa al servizio del pressing, di copertura totale del rettangolo verde con un’organizzazione tattica che non lascia nulla al caso. Per l’allenatore nato ad Atherton, in Australia, da genitori trevigiani, che lo portarono in Italia quando aveva 10 anni, questa è stata la stagione della definitiva consacrazione. Ora tutti si sono accorti di lui, chiedono informazioni, ne plaudono la bontà degli schemi inculcati nella testa, e nelle gambe, della squadra, giunta a giocarsi un traguardo storico come la Serie A.


Se c’è una cosa che, nella stanza dei bottoni, si considera prioritaria nella scelta degli uomini è la ricerca di profili proprio “da Cittadella”, come li hanno sempre definiti il presidente Andrea Gabrielli e il direttore generale Stefano Marchetti. Dopo Ezio Glerean, voluto da papà Angelo e dal figlio Piergiorgio (allora al vertice del club), il copione è stato rispettato con l’ingaggio di Rolando Maran, quindi di Claudio Foscarini (10 annate consecutive alla guida del collettivo granata) e, infine, dell’ex mister di Pizzighettone e Cremonese.

Che non nasconde di amare il calcio totale della grande Olanda di Johan Cruijff, e di essersi ispirato anche a quel sistema per costruire i suoi risultati. Una volta approdato sotto le Mura, autentica scommessa intentata da Marchetti, Venturato ha stupito andando subito a dama: un vero trionfo in Lega Pro, contrassegnato dall’accelerazione incredibile a metà percorso, con 11 successi di fila da gennaio in avanti, tali da creare il vuoto alle spalle di Iori & C. Poi, da “matricola” della cadetteria, l’approdo ai playoff, dopo aver fatto gridare al... miracolo con 5 en plein nelle prime 5 giornate. Playoff rivelatisi amari per l’immediata uscita di scena ad opera del Carpi, approdato alla finale.

TUTTI Titolari con lui

L’anno scorso seconda qualificazione agli spareggi-promozione, in cui solo l’arbitraggio a senso unico (contrario) di Nasca nella semifinale di ritorno a Frosinone, con ben tre rigori negati, gli tolse il sogno della finale, raggiunta invece quest’anno con un crescendo strepitoso, pur dopo un torneo condotto fra alti e bassi.

Il bello è che per l’allenatore, schivo e molto pacato negli atteggiamenti (se si arrabbia, lo fa più a fine partita, in sala-stampa, che non in campo), i giocatori sono tutti “titolari”, e uno dei suoi segreti è la capacità di saperli motivare al momento giusto. La spina dorsale – dal portiere ad uno dei due difensori centrali, dal regista al centravanti – magari la tocca poco, ma il resto lo cambia spesso, spiazzando per il coraggio delle scelte. Gabrielli e Marchetti se lo terranno stretto, continuando con lui come hanno fatto sinora.

Lo stile Cittadella si misura anche da questo, perché il gioco di squadra è fondamentale, in ogni settore. —



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