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Per battere l’Italia basta André Silva

Lo “scarto” del Milan segna il gol decisivo per il Portogallo Mancini cambia nove giocatori ma di fatto non c’è partita



Mancini cambia nove interpreti su 11, l’Italia regge (a malapena) un tempo al Da Luz di Lisbona, poi dimostra che la crisi del calcio italiano non è questione di moduli, cicli, diavolerie varie. È questione di talenti: se li hai vinci, o provi a farlo. Se non li hai arranchi. Corri, sbuffi, ci provi, ma arranchi, sbagli, non fai mai gol. E perdi. Col tuo portiere (Donnarumma che è pure il migliore) Non c’era CR7, ci ha pensato André Silva a far secca l’Italia. Il talentuoso, ma deludente, ce ...

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Mancini cambia nove interpreti su 11, l’Italia regge (a malapena) un tempo al Da Luz di Lisbona, poi dimostra che la crisi del calcio italiano non è questione di moduli, cicli, diavolerie varie. È questione di talenti: se li hai vinci, o provi a farlo. Se non li hai arranchi. Corri, sbuffi, ci provi, ma arranchi, sbagli, non fai mai gol. E perdi. Col tuo portiere (Donnarumma che è pure il migliore) Non c’era CR7, ci ha pensato André Silva a far secca l’Italia. Il talentuoso, ma deludente, centravanti che i cinesi del Milan avevano pagato 40 milioni e Leonardo ha subito scaricato. Proprio il suo gol è l’emblema dell’attuale momento dell’Italia. Che ora rischia addirittura la retrocessione in Nations League.

La coppia rossonera, Romagnaoli-Caldara debutta in azzurro prima che nel suo club. Dicono sia la difesa del futuro, l’inizio è incoraggiante. Davanti la mobilità del tandem Zaza più che Immobile, con la freccia Chiesa che si sciroppa tutta la fascia un poco illude. Il 4-1-4-1 mascherato da 4-3-3 portoghese, ancor più ragnatela senza CR7, ha un obiettivo chiaro, come temiamo accadrà per tutte le prossime partite degli azzurri: Jorginho. È la fonte di gioco di una squadra (per ora e per quanto?) senza fuoriclasse. Ergo: blocchi quella e il più e fatto. Fortuna che là davanti non c’è Ronaldo e così l’Italia si salva e riparte. Con Zaza, la vitalità di Bonaventura a sinistra e il figlio di Enrico (Chiesa) dall’altra parte.

Rispetto a Bologna l’Italia dà solo una timida sensazione di maggiore vitalità e compattezza. Ma siam sempre lì, senza un centrocampo che protegge e crea, l’Italia comincia a tremare. Un salvataggio sulla linea di Romagnoli, una traversa con quasi autogol di Cristante, forse un rigore non fischiato a Criscito. Il gol portoghese non arriva, un paio di spunti di Zaza illudono Mancini. Che sprona i tre davanti, quelli del 4-3-3 che sembra tanto un 4-4-2. Ha capito che se loro bloccano la macchina lusitana qualcosa forse si può combinare. Insomma, l’“Italia 2” non è affondata al Da Luz in 45’. L’“Italia 2”? Ecco, il problema è proprio questo: qual è l’Italia uno? Tra quella di venerdì e quella di lunedì fai fatica a immaginare una sintesi credibile. Gira e rigira mancano i fuoriclasse, quelli che ti cambiano la partita. Pensi, chissà forse con un altro dai piedi buoni come Verratti, Jorginho sarebbe meno controllato? Ripensi: e una squadra con due marcantoni a centrocampo, ce n’è a bizzeffe tra le big d’Europa, quanto ci metterebbe a spazzarci via? Gattuso, Pirlo, Perrotta, o ancora Tardelli, Oriali. No, no meglio non pensarci. Perché sennò pensi anche a Totti, Del Piero. Lasciamoli in panchina, dietro la scrivania, sul divano davanti alla tv.

Meglio pensare alla realtà: amara. Pronti via. Bruma, indemoniato, uccella mezza Italia imbecca Andrè Silva che non perdona. A conti fatti la partita finisce al 4’ del secondo tempo. Donnarumma evita tre gol sicuri. L’Italietta (entrano Emerson, Berardi e Belotti) soffre, sbuffa. Insomma ci prova. Ma perde. Non fa mai gol (solo Zaza lo sfiora di testa nel finale quando anche Pepe, graziato, si fa notare nella sua specialità: il fallaccio) ora rischia persino la retrocessione.

Ma allora se hai pochi gol nella faretra perché la tua freccia è costretta a farsi il mazzo fino alla propria area sulla fascia? Avrà vent’anni e polmoni d’acciaio, ma come può essere decisivo davanti così? —