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L’Italbici e quel digiuno che dura da 9 anni ma a Innsbruck sarà difficile interromperlo

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Venti giorni al giorno dei giorni. Perché, inutile girarci intorno, da quando l’Unione ciclistica internazionale ha benedetto il tracciato di Innsbruck, il ciclismo italiano, da ormai nove anni alla ricerca dell’erede iridato di Alessandro Ballan, s’è destato.

Ben 258 km, 84 in linea, poi 6 giri di 23 km l’uno con una salita di 8 km al 5,7% e 31 km con un muro di quasi 3 km con pendenza media dell’11% e picchi al 28%. Fino al 19 luglio il Mondiale aveva un favorito su tutti, per palma ...

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Venti giorni al giorno dei giorni. Perché, inutile girarci intorno, da quando l’Unione ciclistica internazionale ha benedetto il tracciato di Innsbruck, il ciclismo italiano, da ormai nove anni alla ricerca dell’erede iridato di Alessandro Ballan, s’è destato.

Ben 258 km, 84 in linea, poi 6 giri di 23 km l’uno con una salita di 8 km al 5,7% e 31 km con un muro di quasi 3 km con pendenza media dell’11% e picchi al 28%. Fino al 19 luglio il Mondiale aveva un favorito su tutti, per palmares, caratteristiche e “parabola” d’una carriera:Vincenzo Nibali. Poi la caduta all’Alpe d’Huez provocata da quello spettatore incauto, la frattura alla vertebra, l’operazione, la rincorsa faticosa hanno mescolato le carte.

Per vincerlo questo Mondiale che si corre tra soli venti giorni non dovrai essere al cento per cento, dovrai essere al 110 per cento. Non dovrai fare la corsa tatticamente perfetta, non potrai metterti la maglia iridata stando a ruota per 260 km, come ha fatto per gli ultimi due dei tre Mondiali di fila vinti Peter Sagan, (forse) tagliato fuori dal tracciato impossibile anche per un fenomeno come lui. A Innsbruck il 30 settembre vincerà il più potente, il più resistente, il più forte.

I favoriti? Basta posizionare il radar sugli ordini di arrivo della Vuelta. Valverde, 38 anni di classe, il trio colombiano Quintana, Angel Lopez (occhio è forte forte), Uran, Simon Yates, ancora leader alla Vuelta e che sembra tornato quello di tre qarti di Giro d’Italia e sarà la punta di una Gran Bretagna che non avrà gli stanchi Thomas e Froome.

Poi Kwiatkowski, gamba super in Spagna, occhio all’olandese Kruijswik e al francese Pinot, domenica i vittorioso nel duro arrivo ai Laghi di Covadonga alla Vuelta. Ma c’è in realtà un altro francese, Alaphilippe, la maglia a pois del Tour, che in Inghilterra sta rodando la gamba, così come gli sloveni Roglic e Mohoric, con tanti cavalli nel motore ma forse ancora acerbi. Gira e rigira sono questi i nomi che si sfideranno per l’iride.

E Nibali? Già, lo Squalo. Il ct Davide Cassani qualche giorno fa era arrivato alla Vuelta preoccupato. Ironia della sorte aveva assistito a un’altra vittoria di Viviani nell’anno del Mondiale più duro (forse) di sempre, poi ha avuto lampi dagli scudieri De Marchi, Pellizotti, anche Formolo. Ha visto Aru balbettare, ancora alla ricerca della via maestra, ma era un sussulto dallo Squalo quello che aspettava. Valverde, i colombiani, il polacco, Yates in salita volano.

Nibali negli ultimi giorni ha cercato e trovato un paio di fughe da lontano, s’è messo a tirare per il compagno Ion Izagirre, in lotta per la generale, ha persino portato le borracce ai compagni.

C’è tempo per trovare la forma giusta dopo la sventura all’Alpe? Basterà la classe a colmare il gap con i rivali? Sarà dura, ma nel clan Bahrain-Merida la fiducia aumenta giorno dopo giorno. Cassani è tornato in Italia sereno.

«Tre giorni di riposo dopo la Vuelta, un po’ di allenamenti giusti e andrà fortissimo a Innsbruck», ora dicono. Nove anni d’astinenza iridata sono un’eternità per l’Italbici. —

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