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Il Tombolato, un modello da imitare «Tutto merito della programmazione»

Spiega l’agronomo Ingegnoli: «Non conta solo quanti soldi vengono investiti, ma come Non si può lasciare un campo di calcio senza cure d’estate»

CITTADELLA

Non sempre l’erba del vicino è la più verde. Non lo è se il campo in questione è quello del Tombolato, che non ha nulla da invidiare a nessuno, specie oggi, alla luce delle polemiche sollevate dal “caso Cosenza”. Non è un caso se, al termine della passata stagione, la società granata si è classificata al secondo posto, dietro al solo Pescara, nel premio che va ai club cadetti più virtuosi nella gestione del manto, valutato sia dal punto di vista estetico che della praticabilità: a ...

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CITTADELLA

Non sempre l’erba del vicino è la più verde. Non lo è se il campo in questione è quello del Tombolato, che non ha nulla da invidiare a nessuno, specie oggi, alla luce delle polemiche sollevate dal “caso Cosenza”. Non è un caso se, al termine della passata stagione, la società granata si è classificata al secondo posto, dietro al solo Pescara, nel premio che va ai club cadetti più virtuosi nella gestione del manto, valutato sia dal punto di vista estetico che della praticabilità: a votare capitani, allenatori, produttori televisivi e l’agronomo ufficiale della Lega B. Il segreto? Un monitoraggio costante e una cura continua, affidata a professionisti seri. Nel caso in questione vanno menzionati gli addetti alla manutenzione Angelo Sgarbossa e Mariano Campagnaro, l’azienda Vivai Piante Bellù di Santa Giustina in Colle e l’agronomo Fabrizio Ingegnoli, che sovrintende al tutto, monitorando con una frequenza di 15-20 giorni lo stato di salute del terreno cittadellese.

Proprio Ingegnoli, che lavora anche con altre società di primo piano come Cagliari, Atalanta e Cremonese, chiarisce un primo punto: «La differenza tra un buon campo e uno che non lo è non è dettata dai soldi investiti, ma dalla programmazione. Non si può pensare, ad esempio, di lasciare un terreno senza cura, come in qualche caso avviene, dalla fine di una stagione all’inizio di quella successiva». E veniamo alle due parole fino a ieri sconosciute ai più e che oggi si stanno imponendo, Bermuda e Loietto, a indicare i due generi di erba che si usano negli stadi. «A Cittadella il campo principale è seminato con una miscela di microterme di Loietto perenne e Poa Pratensis. Le microterme sono erbe provenienti dal Nord Europa che si adattano ai climi più freddi. Il campo dell’antistadio, che serve per gli allenamenti, è però seminato con erba di tipo Bermuda, macroterma, ideale con i climi più caldi. Una scelta differente dettata dal fatto che quel campo è utilizzato ogni giorno e con particolare intensità proprio nelle settimane estive, in cui la preparazione è più intensa. Nel momento in cui questo tipo di erba, con l’inverno, tende a disseccare, introduciamo semi di Loietto. Fondamentali sono però le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, dalla spazzolatura al taglio, fino alla carotatura e all’arieggiatura del terreno. E non dimentichiamo che un campo da calcio serve a giocare: ci sono società che ricorrono alla coloratura del manto per avere un effetto estetico piacevole e ci sono terreni meno belli cromaticamente ma in realtà migliori».

Un’altra curiosità? «Per esperienza posso dire che molti tecnici badano alle condizioni del fondo solo per giustificare una sconfitta. Per Venturato non è mai così: anche su questo argomento è molto scrupoloso». —