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Bisoli stacca tutti suo il miglior “voto”

Tecnico e staff a piedi al Santuario della Madonna di Teolo

TEOLO. E alla fine, parafrasando il professor Danilo Chiodi, hanno avuto lo stesso cammino del loro Padova: una piccolissima esitazione alla partenza, un grande sprint successivo, l’allungo sbalorditivo nel momento cruciale, prima dell’affanno conclusivo che non ha però precluso l’arrivo al traguardo, tagliato a braccia alzate. Mister Pierpaolo Bisoli e il suo staff sono stati di parola e ieri mattina hanno portato a termine il “fioretto” promesso per celebrare la promozione in Serie B. Era ...

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TEOLO. E alla fine, parafrasando il professor Danilo Chiodi, hanno avuto lo stesso cammino del loro Padova: una piccolissima esitazione alla partenza, un grande sprint successivo, l’allungo sbalorditivo nel momento cruciale, prima dell’affanno conclusivo che non ha però precluso l’arrivo al traguardo, tagliato a braccia alzate. Mister Pierpaolo Bisoli e il suo staff sono stati di parola e ieri mattina hanno portato a termine il “fioretto” promesso per celebrare la promozione in Serie B. Era ormai da un paio di mesi che il tecnico cercava un itinerario in salita da percorrere a piedi come “voto” per la vittoria del campionato, prima di optare, da buon turista amatoriale, per una delle tante piccole gemme che regalano i Colli Euganei: l’escursione al Santuario del monte della Madonna di Teolo. Una pendenza non troppa lunga ma piuttosto impegnativa, con Bisoli che ha lanciato la sfida a tutti i suoi collaboratori. Del tipo: “Chi ama mi segua”. Si scherza ovviamente, anche se alla partenza dal centro sportivo della Guizza si è notata qualche assenza illustre. «Dove sono Zamuner e Mateos? Mi spiace ma questi sono assenti ingiustificati!» sogghigna l’allenatore. «E dire che il team manager sosteneva di essersi allenato tutto l’anno per staccarmi in salita...». Sì, il morale è alto e non potrebbe essere altrimenti, visto che al trionfo del campionato si è aggiunta anche la “manita” rifilata al Livorno in Supercoppa. Così sono pronti a onorare il pegno al fianco di Bisoli, il fido preparatore atletico Danilo Chiodi, il vice allenatore Simone Groppi e il preparatore dei portieri Adriano Zancopè. Partenza dalla Guizza in macchina poco prima delle 10, armati di acqua e asciugamani. A qualche centinaio di metri dalla piazza di Teolo il gruppo scende dall’auto e comincia la fatica, seguito dall’ “ammiraglia” guidata dall’addetto stampa Massimo Candotti. Nemmeno il tempo di partire che si sprecano le prime domande: «Quanto è lunga? Quanto è ripida? Quanto ci metteremo?». Meglio non pensarci, visto che dopo qualche passo Bisoli decide di rompere gli indugi e partire di scatto. Ebbene sì, finche fiato e gambe reggono si prova ad andar su di corsa.

Zancopè è il più perplesso e infatti si stacca per primo dal gruppo, poco dopo aver imboccato la prima dura ascesa di via Chiesa Teolo. A ruota lo segue il vice Groppi, che non riesce a tenere il ritmo imposto da Bisoli e Chiodi. Il mister è un treno, sbuffa, suda e sorride a denti stretti a un gruppo di ciclisti che lo affianca e gli fa i complimenti per la promozione. Il più allegro resta sempre Chiodi, stupito dell’incedere vigoroso dell’allenatore. Dietro, però, non hanno mollato. Pian piano, sfruttando anche il rallentamento dei due fuggitivi, a poche centinaia di metri dal Santuario, Zancopè e Groppi raggiungono Bisoli e Chiodi, entrando tutti insieme al Parco che conduce all’ingresso della chiesa. Missione compiuta, resta anche il tempo per una foto ricordo e l’accensione di un cero alla Madonna. Prima di ripartire, Chiodi guarda soddisfatto il cronometro. Non male, 6 chilometri in salita in 50 minuti. «È stato divertente onorare assieme questa promessa» sorride il preparatore. «Speriamo di fare altri fioretti le prossime stagioni. È stato faticoso ma ce l’abbiamo fatta, un plauso a Groppi che ha corso infortunato». È vero? «Confermo» annuisce il vice allenatore. «Mentre mi allenavo nei giorni scorsi ho avuto un problema al polpaccio ma non potevo mancare». Zancopè, invece, svela un aneddoto: «La prima e ultima volta che provai a fare questa salita avevo dieci anni e con i miei amici di Altichiero venimmo qui in bici. Ci arrendemmo dopo duecento metri. Infatti nelle ultime notti avevo gli incubi di questa passeggiata». Bisoli ascolta e sorride, poi alza il pollice: «E anche questa giornata dimostra come la forza mentale possa sopperire alla fatica. Ho scoperto un altro splendido scorcio di Padova, mi piace visitare la città e tutti i suoi borghi».

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