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Varnier, il mastino della difesa che ogni mister vorrebbe. «Il 13? Era il numero di un certo Nesta...»

CITTADELLA. Ventuno voti su ventidue, praticamente un plebiscito. «Ma non so chi sia quello che manca», sorride lui. Sorriso appena accennato, per carità. Mica per niente in spogliatoio lo chiamano...

CITTADELLA. Ventuno voti su ventidue, praticamente un plebiscito. «Ma non so chi sia quello che manca», sorride lui. Sorriso appena accennato, per carità. Mica per niente in spogliatoio lo chiamano Iceman, uomo di ghiaccio, prendendolo in giro quando c’è la sfida ai rigori alla fine di ogni seduta di rifinitura, sperando sbagli (e non accade quasi mai). Marco Varnier è stato eletto miglior difensore della Serie B e lunedì sera è stato premiato al “Gran Galà Top 11”, ospitato dal locale Cocon ...

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CITTADELLA. Ventuno voti su ventidue, praticamente un plebiscito. «Ma non so chi sia quello che manca», sorride lui. Sorriso appena accennato, per carità. Mica per niente in spogliatoio lo chiamano Iceman, uomo di ghiaccio, prendendolo in giro quando c’è la sfida ai rigori alla fine di ogni seduta di rifinitura, sperando sbagli (e non accade quasi mai). Marco Varnier è stato eletto miglior difensore della Serie B e lunedì sera è stato premiato al “Gran Galà Top 11”, ospitato dal locale Coconuts di Rimini. «Quando mi hanno comunicato che avevo vinto è stata proprio una piacevole sorpresa: l’orgoglio è maggiore perché a decidere sono stati i tecnici».

Dopo Scaglia, che l’ha preso l’anno scorso, il premio resta in casa Cittadella. Tra l’altro sappiamo che ha anche sostituito Pippo come compagno di camera di Schenetti, in ritiro a Carpi… «Ed è stata anche quella una grande responsabilità! A parte gli scherzi, Scaglia mi ha fatto i complimenti e a me fa piacere aver raggiunto quello che considero il mio maestro. Pippo ripete sempre “che mi ha costruito lui” come difensore e, al di là delle battute, so di dovergli tanto, perché è sempre stato prodigo di consigli con me. Mi spiace molto per quello che gli è successo, è stato davvero sfortunato (stamattina il centrale piemontese sarà operato per la ricostruzione del legamento crociato dal professor Quaglia, nella Clinica Fornaca di Torino, ndr)».

Ne ha percorsa di strada in queste ultime due stagioni, tra maglia granata e azzurra. «Sto vivendo un sogno. Appena un paio di anni fa in questo periodo ero con la Berretti a vincere il titolo nazionale giovanile, poi piano piano ci sono state le prime esperienze in prima squadra, le nazionali giovanili… Credo che ogni bambino che gioca a calcio sogni di vivere esperienze del genere».

Al Galà qualcuno ha fatto notare che quel 13 sulle spalle le sta proprio bene. Era il numero che indossava un certo Alessandro Nesta, da pochi giorni allenatore del Perugia, ma soprattutto uno dei più forti difensori di sempre. «Ma è un caso se ce l’ho. In ritiro, un paio di estati fa, quando toccava sceglierli, alcuni numeri erano già assegnati, poi dovevano scegliere i nuovi arrivati e, infine, i giovani. Il 13 era libero. Ma è un numero importante, apparteneva a un giocatore come Nesta, che è un idolo per noi difensori».

C’è qualcuno da ringraziare per questo premio? «Per prima la società, e quando parlo di società intendo tutti: la dirigenza, il mister, i compagni, lo staff, l’intero ambiente granata. Devo tutto al Citta».

Non parliamo delle numerose voci di mercato che da mesi la riguardano perché non è il momento. Piuttosto: adesso si potrebbe coronare l’annata con i playoff. «Non era certo un obiettivo scontato. Possiamo giocarci la Serie A, sarà un esame di maturità per tutti noi. Ora pensiamo a incamerare i tre punti con la Pro Vercelli e magari a scalare qualche altra posizione se chi ci sta davanti ne perderà».

Il vostro rendimento è stato nettamente migliore in trasferta, per cui: meglio giocare il primo turno in casa o fuori? «Meglio davanti ai nostri tifosi. E poi avremmo a disposizione due risultati su tre, mentre non è mai semplice andare a vincere a Bari, per esempio».