Il Padova chiude vincendo. Festa completa

Capello risolve la gara con il Gubbio (che si è salvato), tornando all’en plein dopo 36 giorni e finendo il campionato a 63 punti

PADOVA. Giornate così, allo stadio, sono impagabili. Peccato che si vivano una o due volte all’anno (quando va bene), senza i “veleni” degli insulti, delle offese e della violenza verbale che siamo costretti, purtroppo, a sciropparci spesso. Ma alle 19.50 di ieri, con il cielo ancora azzurro e pieno di colori sopra le nostre teste, il Padova ha chiuso nel migliore dei modi un’altra domenica storica del suo terzo campionatodi fila in C, dopo la rifondazione operata da quei due “benefattori” che rispondono al nome di Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto, rimasto poi solo al vertice della società. In quel minuto la promessa fatta nel luglio 2014 dai due imprenditori si è concretizzata nel riconoscimento a lungo sognato, la consegna, da parte del segretario generale della Lega Pro, Francesco Ghirelli, al capitano Nico Pulzetti della coppa destinata alla squadra vincitrice del girone B di terza serie. Una standing ovation che ha ripagato di delusioni, amarezze, dubbi e smarrimenti seguiti a quel periodo, quando, con il nome di Biancoscudati Padova, si dovette ripartire dalla Serie D per evitare che la città e la sua provincia sparissero dal calcio professionistico.

Un’attesa di 36 giorni. Bisoli e i suoi ragazzi hanno, dunque, concluso la stagione con una vittoria che mancava dal 31 marzo, 3-0 al Pordenone, per un bilancio finale da applausi: 17 successi, 12 pareggi e 5 sconfitte. Il tetto dei 63 punti, indicato dallo stesso allenatore dopo il blitz di Santarcangelo come quota-promozione, anche se ne sarebbero bastati 56, certifica una superiorità sugli avversari che non può essere messa in discussione: il Sudtirol, ottimo secondo, è a - 8, Sambenedettese e Reggiana addirittura a - 10. La continuità tanto invocata in tutte le categorie ha pagato alla distanza e questo è il principale merito di Pulzetti & C.


Si è salvato il Gubbio, che, pur perdendo, ha evitato il playout (sarà Teramo-Vicenza), e la festa è stata completa anche per gli umbri, che avrebbero meritato il pareggio per quanto prodotto nel finale, quando il Padova, contagiato dall’atmosfera di festa che dagli spalti si propagava al terreno di gioco, ha un po’ “mollato”, rischiando di essere raggiunto e venendo salvato dal palo e da un paio di interventi decisivi di Bindi.

Partita senza grandi ritmi. L’allenatore di Porretta Terme ci teneva a concludere riassaporando il gusto dei tre punti in un sol colpo e per questo ha schierato una formazione molto vicina a quella-tipo: fuori per infortunio Mandorlini, Guidone, Sarno, Mazzocco e Gliozzi, oltre al lungodegente Madonna, recuperati Contessa e Pulzetti, con Serena a destra, davanti, alle spalle dell’unica punta Capello, ha fatto giostrare proprio il capitano e Candido. Procedendo al piccolo trotto, di fronte ad oltre 7.000 spettatori (non c’è che dire, altro effetto quello creato con un pubblico del genere all’Euganeo, a dimostrazione che, se la piazza rispondesse di più, “zoccolo duro” a parte, l’impianto potrebbe garantire un tifo degno di una buona Serie B), il Padova ha cercato di aggirare sulle corsie esterne un avversario che era tutto chiuso nella propria metà campo, ma oltre ad una conclusione di Candido ribattuta in tuffo dal portiere (21’) e ad una girata di testa di Capello (fuori) non si è andati.

C’è Oughourlian, Capello-gol. Un caso, o forse no, quando, arrivato (in ritardo) da Londra, il finanziere franco-armeno ha messo piede in tribuna d’onore, la capolista è andata a bersaglio: splendida azione Contessa-Candido-Capello e piatto destro del bomber nell’angolo più lontano (26’). Tredicesimo centro personale per lui.

Poi, purtroppo, si è fatto male Candido e con l’ingresso di baby Piovanello (classe 2000, al debutto in B) il tecnico ha perso qualcosina sul piano della fantasia e dell’imprevedibilità, sebbene il 18enne sia piaciuto.

Ripresa un po’ sofferta. Dopo l’intervallo, il Gubbio ha preso coraggio e ha spinto di più. Bergamini ha colpito il montante alla destra di Bindi con un gran tiro da lontano (21’), Jallow si è visto annullare l’1-1 per fuorigioco ((29’) e Bindi ha timbrato il cartellino con due parate su Bazzoffia (42’ e 45’), la seconda delle quali ha evitato un gol fatto.

Adesso c’è la Supercoppa. Sabato alle 18 con il Livorno, all’Euganeo, il primo atto. Sarà un Padova tosto, perché i biancoscudati ci tengono a vincerla.

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