Edoardo Bonetto, l’amarcord e l’emozione del trionfo vicino

«Sarà una partita speciale, a Fermo ho lasciato splendidi ricordi. Ma ora il Padova è tutto»

PADOVA. Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Lo cantava Venditti, l’ha usato come slogan il Milan di Galliani quando riportava alla base campioni sul viale del tramonto, lo potrebbe fischiettare in questi giorni anche il vice-presidente del Padova, Edoardo Bonetto, magari mentre porta a passeggio il suo cucciolo di Weimaraner, chiamato non a caso “Scudo”. Per carità, non che quello con la Fermana sia stato un amore travolgente per Bonetto junior, ma il destino a volte è capace di regalare intrecci e storie davvero suggestive.

Domenica a Fermo il Padova, vincendo, potrà festeggiare la promozione in Serie B, meno di quattro anni dopo la scomparsa dal professionismo della vecchia società, che ha costretto la piazza a ripartire da zero, dai dilettanti. Proprio a Fermo, contro quella Fermana che ha rappresentato la vetta più alta da calciatore di Edoardo Bonetto, in grado di collezionare 19 presenze in Serie C/1, salvarsi ai playout contro il Taranto e conquistare anche una convocazione nella Nazionale Under 20 di categoria.


«Sì, sarà una partita ancora più speciale per me», sorride il numero 2 biancoscudato mentre imbocca il viale di uscita del Centro sportivo Geremia dopo aver assistito all’ultimo allenamento della squadra. «Laggiù ho lasciato bellissimi ricordi, è stata la mia prima esperienza lontano da casa, visto che, dopo essere uscito dalle giovanili del Cittadella, andai a Thiene ma vivevo ancora con i miei. Abitavo a Porto San Giorgio, sul mare, e l’ambiente mi ha accolto sempre bene, facendomi sentire a mio agio in ogni occasione. I marchigiani sono persone tranquille e per bene».

In quella stagione Bonetto riuscì addirittura a vestire la maglia azzurra della selezione Under 20, ritrovandosi in difesa al fianco di un certo Trevor Trevisan: «Si vedeva che lui era bravo e avrebbe fatto strada. E pensate che quella selezione aveva veramente molto talento, visto che c’erano anche i vari Foggia, Diamanti e Ceccarelli. Un’esperienza indimenticabile per me». Molto intenso anche il ricordo della tifoseria gialloblù: «Un pubblico veramente caldo, in uno stadio a mio avviso splendido e realizzato per il calcio. Ricordo ancora un “Recchioni” pieno e la passione che si respirava nel derby con la Sambenedettese».

A livello di emozioni, tuttavia, quelle che la proprietà del Padova sta provando in queste settimane sono impagabili: «Ho un flash dell’ultima partita. Io e mio padre seduti sulla panchina dell’Euganeo durante il riscaldamento delle squadre. L’attesa era già forte e gli ho chiesto: “Ti saresti mai immaginato 9 mesi fa, quando prendemmo in mano noi la società, di essere a questo punto?”. Mi rispose che la speranza c’era sempre stata, ma non avrebbe pensato di esserci già così vicino».

Vi abbiamo visto molto tesi. Come state gestendo l’avvicinamento al grande giorno?

«L’ansia sale sempre di più giorno dopo giorno, spero arrivi il prima possibile domenica. Manca una vittoria soltanto, ma dobbiamo andarcela a prendere. Vincere non è mai facile, in nessuna categoria. Siamo in testa da ottobre, stiamo conducendo un campionato straordinario, ma ci manca solo l’ultimo sforzo. Potrebbe veramente essere il giorno più bello della mia vita. Di sicuro un giorno che aspetto da 4 anni, da quando decidemmo di imbarcarci in questa avventura per amore del calcio e della città».

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