Tra film e fioretto, il regista dietro la maschera

Cosa può nascere da un appassionato di scherma che è anche scrittore e regista? Davide Ferrario, che ha diretto film come “Tutti giù per terra” e “Dopo mezzanotte”, classe 1956, fa parte della...

Cosa può nascere da un appassionato di scherma che è anche scrittore e regista? Davide Ferrario, che ha diretto film come “Tutti giù per terra” e “Dopo mezzanotte”, classe 1956, fa parte della nazionale di fioretto Master.

Da questa sua duplice natura è nato il volume Scherma, schermo. Il regista dietro la maschera (Add editore, 13 euro), uno snello libretto che indaga su cosa si cela in chi si appassiona ad una disciplina per pochi, che entra nel sangue e nel dna. La narrazione si intreccia con la prospettiva cinematografica dell’autore; ci sono primi piani, flash back, stacchi visivi e monologhi: «Io i premi del cinema li uso come fermaporte. Sono le coppe e le medaglie della scherma che metto nel mio studio, come un altare. Sì, quegli affari in plastica da due soldi che solo un ragazzino non si vergognerebbe di ricevere, per me sono il segno che nella vita qualcosa l’ho fatto. Che qualche volta sono stato capace di vincere... ».


Scherma e schermo: due parole che si intrecciano tra di loro e che hanno un’etimologia comune, non solo nella nostra lingua. Il significato è racchiuso nel termine “difesa, protezione”. E se il cinema provoca emozioni e al tempo stesso ti protegge da esse perché esterne allo spettatore, così la scherma «tira fuori il rimosso che abbiamo dentro e lo purifica nella messa in scena di un combattimento simbolico».

Ferrario sale in pedana da bambino e proprio per la suggestione dei film di cappa e spada; per lui, gracile e introverso, diventa anche la strada migliore per forgiare il carattere e per sviluppare in modo armonioso il suo corpo. Insieme ad un allenatore che non si chiama così, bensì Maestro: colui che ti insegna l’arte della scherma e che ti fa crescere, nello sport e nell’anima.

E comincia così il viaggio nel fioretto e nella vita dell’autore, che, parallelamente alle sue vicende sportive, racconta di come il cinema si evolve: i cineforum, Nanni Moretti e Stanley Kubrick, la voglia di dire la propria sui temi affrontarti nei film.

E se il mestiere di regista diventa il lavoro della vita, il richiamo della pedana non cessa di essere colonna sonora portante: inizia così l’avventura Master, protagonisti «una banda di signori di mezza età, con il fisico spietatamente sagomato da una divisa bianca e pantaloni alla zuava». Ma fieri di essere lì, incapaci di resistere al fascino del duello.

Annalisa Celeghin

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