Andrea Marcato il coach più giovane dai tempi di Munari

L’ex apertura azzurra alla Guizza ai primi giorni di campo Uno staff “verde” con Allori per un Petrarca ambizioso

PADOVA . A 34 anni Andrea Marcato è diventato il responsabile tecnico più giovane nella storia del Petrarca Rugby dai tempi di Vittorio Munari, che prese il timone della prima squadra tuttonera nel 1984, quando ne aveva 33. Non sarà facile per l’ex apertura azzurraionale italiana emulare i successi del suo illustre predecessore, che bagnò con tre scudetti consecutivi il suo esordio in panchina. Altro rugby, altro campionato e altro Petrarca, senza dubbio. Ad avvicinare questi due allenatori, tanto lontani nel tempo, nei presupposti tecnici e nel carattere, sono comunque l’imprinting di petrarchino doc e la ventata di freschezza che hanno portato all’ambiente tuttonero al momento del loro incarico. Giovane età, conoscenza del gruppo, doti di dialogo e legittima ambizione possono essere le armi ideali per chi come Marcato, affiancato dall’altrettanto giovane assistente Augusto Allori (38 anni), si ritrova a capo di una squadra importante e ricca di talenti in erba.

Com’è iniziata questa avventura da responsabile tecnico del Petrarca?

«Nel segno dell’entusiasmo», esordisce Marcato, «L’ho detto subito il primo giorno in riunione con la squadra: dev’essere questa la parola chiave della nostra stagione. A livello personale sono molto contento: per me è una grande opportunità e dovrò anzi stare attento a non voler strafare. Lavorare in modo concreto, con la massima umiltà. Devo dire che il primo approccio con i ragazzi è stato ottimo, anche perché sono arrivati atleticamente preparati e stanno lavorando bene con i preparatori tra campo e palestra».

Che impressione vi hanno fatto i nuovi arrivati?

«Siamo molto contenti dei nuovi innesti. I due d’esperienza, Gerosa e Santamaria, stanno dando un buon apporto al gruppo nell’etica del lavoro e in quanto a disponibilità. I giovani, tutti classe ’98, sono davvero bravi ragazzi oltre che di talento: lavorano duro e con grande modestia. E a quanto ho potuto vedere anche la loro prima impressione, su Padova e sul Petrarca, è stata positiva».

Con Allori come vi spartite il lavoro?

«Sostanzialmente discutiamo sia di attacco sia difesa, in modo coordinato: nello specifico dobbiamo ancora entrarci ma ci siamo sempre confrontati. A livello tecnico io curerò i trequarti e lui gli avanti, per il resto la gestione sarà coordinata al massimo»

Con la dirigenza come vi rapportate?

«Dialogo principalmente con Beppe Artuso e Corrado Covi. Ci siamo trovati da subito per parlare delle nostre impressioni sulle ultime stagioni, degli obiettivi della prossima e fissare compiti e responsabilità. Fare gli allenatori senza preoccuparsi di tutto ciò che non riguarda il lavoro tecnico è il miglior modo per far bene».

Sei favorevole alla riforma del campionato?

«Trovo positivo che la Fir abbia dato un anno ponte verso la riforma del campionato. Scombussola un po’ i giochi l’assenza di retrocessioni. Spero che tutte possano giocare a viso aperto, senza badare a risparmiarsi per motivi di classifica» .

L’allargamento?

«Gli effetti si vedranno anche in base a come sarà strutturato il prossimo campionato di Eccellenza. Potrebbe rivelarsi molto interessante un campionato a 12 squadre con due fasi da gironi a 6» .

Simone Varroto

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