«Cambio epocale ma serve per stare al passo»

Aldo Serena ha giocato in rossonero e nerazzurro «L’Italia non può più permettersi grandi investimenti»

PADOVA. Dalla Madonnina alla Grande Muraglia. Il calcio di Milano cambia faccia e prospettive, Inter e Milan adesso sono cinesi e c’è già chi scherzando propone di giocare il prossimo derby a Pechino. Aldo Serena, veneto di Montebelluna (Treviso), che ha indossato entrambe le maglie e oggi si trova spesso a commentarne in tivù le gesta, non ha però troppa voglia di scherzare.

«Devo ammettere che a livello emotivo è un duro colpo», racconta al telefono dal suo luogo di villeggiatura, «Io ho 56 anni e ho vissuto un calcio un po’ diverso da quello di oggi e francamente ho parecchia nostalgia. Appartenevo a club come Milan e Inter che avevano una fortissima radicalizzazione sul territorio, sulla città, sul suo tessuto sociale. C’era una precisa identificazione tra i calciatori e i tifosi, e questa la percepivi nell’aria, certamente anche fuori da San Siro».

Lei ha giocato nel Milan del primo Berlusconi, quello dei grandi investimenti.

«Erano i primi anni Novanta, davanti c’erano gli olandesi, poi Savicevic, Boban... Era dura trovare spazio per me.Ma mi sono divertito molto, era uno squadrone, il presidente ci trasmetteva tanto entusiasmo».

Un entusiasmo che via via si è affievolito fino alla cessione di questi giorni.

«Il Milan, ma tutto il calcio italiano, devono solo ringraziare il Cavaliere per quanto ha fatto in questi trent’anni. Così come del resto Moratti per l’Inter: sono presidenti che hanno dato e ricevuto molto, ma credo soprattutto dato. Ora i tempi sono cambiati. In Italia forse non eravamo pronti mentalmente a questo trapasso e ci fa un certo effetto. A me personalmente lo fa. Ma siccome sono anche uomo di sport, capisco bene che bisogna adattarsi ai tempi che cambiano, sennò non si resta al passo. I grandi capitali oggi sono per lo più in mani straniere. È una mutazione epocale per l’Italia, ma è pur vero che in altri Paesi, come l’Inghilterra dove da tempo i club sono passati in mani russe, americane, arabe e cinesi, la cosa è stata già metabolizzata, sia dai calciatori che dai tifosi. Succederà anche da noi, ci abitueremo, ci vuole solo un po’ di tempo».

Ma con i cinesi in cabina di comando, Milan e Inter possono pensare di tornare a competere per grandi traguardi?

«Da subito credo di no. In Europa il gap è ancora enorme, in Italia la Juventus è nettamente davanti. Bisogna capire per esempio al Milan quanto il nuovo management pensa di investire per potenziare l’organico. Ma certamente non è un trend che può cambiare dall’oggi al domani. Per un grande futuro bisogna avere anche grandi idee. Staremo a vedere. A me resta comunque un po’ di nostalgia».

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