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Un “gol” per l’accoglienza dei bambini

Campagna di “Save the Children”: i tifosi degli Europei dalla parte dei rifugiati

di Andrea Scutellà
1 minuto di lettura

ROMA. «Le reti degli europei loro le hanno viste tutte». Tre bambine guardano oltre una rete metallica. Una di quelle che non si gonfiano quando un pallone ci sbatte contro. Restano rigide e magari lo bucano. È questa l’immagine virale lanciata da Save the Children alla vigilia dell’Europeo in Francia. Lo scopo è sensibilizzare i governi e i cittadini al dovere dell’accoglienza. Circola nel mondo online, sui principali social network, ma anche sui treni della metropolitana di Roma. È una rete che trattiene, che contiene i sogni e le speranze, e non li libera nel grido di gioia del gol. Save the Children ci ricorda che la seconda rete non deve occultare la prima, anzi, deve portarla alla ribalta.

«I paesi europei sono chiusi nel proprio egoismo e affrontano il tema delle migrazioni e dell’asilo in modo frammentario», spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. «Sono stati alzati muri e reticolati che hanno esposto proprio i più vulnerabili, che sono i bambini e soprattutto quelli non accompagnati, a gravi rischi di violenza o sfruttamento, bloccati per mesi in campi improvvisati con condizioni umanitarie inaccettabili, o addirittura rinchiusi in veri e propri centri di detenzione. Questo avviene sotto gli occhi di tutti, tradendo l’identità e la storia stessa dell’Europa».

Nell’Europa che deve ritrovare se stessa e i suoi valori fondanti, secondo i dati diffusi dall’associazione umanitaria, sono giunte dal via mare oltre di un milione e 200mila persone da inizio 2015. I bambini rappresentano un terzo dei migranti: sono circa 427mila. Un viaggio a parte è quello dei minori non accompagnati, che nel nostro paese spesso sono vittime di tratta, sparizioni e sfruttamento lavorativo: solo in Italia nei primi cinque mesi del 2016 ne sono arrivati più di 7mila, un trend che minaccia di sorpassare presto quella quota 11mila che già superò lo scorso anno.

Nel 2016, Save the Children ha raggiunto con il suo programma di protezione e assistenza circa 6.300 minori migranti, di cui oltre 5.400 non accompagnati. «I bambini in viaggio verso l’Europa, o che si trovano già sul continente, devono essere considerati bambini prima di tutto, indipendentemente dal loro status di migranti o rifugiati, non possono mai essere sottoposti a misure detentive», conclude Neri.

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