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In duemila a urlare «Penocchio vattene»

Tutti e nove i candidati sindaco a parole dalla parte dei tifosi

di Stefano Volpe
2 minuti di lettura

PADOVA. Otto per mille? No, nove per duemila. Potrebbe essere riassunta così la mattinata di passione del popolo biancoscudato, che ha visto almeno duemila tifosi sfilare in corteo per le vie del centro e poi incontrare i nove candidati sindaco chiedendo loro un impegno concreto per coinvolgere l'imprenditoria locale nell'acquisto del Padova. Alla fine tutti e nove i candidati hanno firmato il foglio presentato dai tifosi, mostrandosi, almeno a parole, interessati alla vicenda, al termine di un corteo rumoroso ma pacifico, che ha invaso il centro per più di un'ora.

La sfilata. Alle 11, orario fissato per il ritrovo a Piazzale Boschetti, sono meno di un migliaio i tifosi arrivati all'appuntamento. Ma pian piano il numero inizia a salire e, quando la folla si compatta, il corteo può partire. In testa una decina di ultras brandisce lo striscione “Il Padova siamo noi”. Poco dietro si innalza il cartello “Penocchio vattene”, ovvero il motivo per cui è stata organizzata la manifestazione. Si marcia verso Piazza Eremitani, partono i primi cori, si accendono i fumogeni, le bandiere sono decine. Le voci si alzano e sono tutte per inneggiare al “Biancoscudo”, anche se inevitabilmente partono le offese contro Penocchio. Non ci sono solo gli ultras, ma anche tifosi più anziani, ragazzi dei club, qualche bambino sulle spalle di papà.

E la città? Non resta indifferente. In pochi criticano la manifestazione, tanti riprendono con i telefonini e un tabaccaio di corso Garibaldi esce dal negozio suonando una trombetta da stadio. In Piazza Cavour arriva il minuto di silenzio, ed è silenzio vero. «Anche se qualcuno ci vuole morti, oggi abbiamo dimostrato di essere più vivi che mai».

L'incontro. Gli otto candidati sindaco (tutti, tranne Ivo Rossi, che li incontrerà a parte) aspettano i tifosi davanti a Palazzo Moroni e accolgono otto rappresentati all'interno di una sala del municipio. Qui viene consegnato ai politici il foglio da sottoscrivere con le cinque richieste: far chiarezza nella gestione attuale del Padova; confermare la disponibilità di dialogare con la proprietà e provare a coinvolgere nuovi soggetti nella gestione; stimolare la creazione di un tavolo di lavoro per trovare un gruppo imprenditoriale che sposi la causa del Padova e senta un sentimento di padovanità; garantire iniziative per coinvolgere chi ama Padova nell'azionariato popolare; provare a migliorare le infrastrutture in gestione al Padova. Tutti firmano il foglio, mentre i tifosi parlano senza chiedere risposte, ma solo un impegno. Dopo una ventina di minuti si arriva ai saluti. Quel che più stimola i candidati è l'idea di un azionariato popolare: «Molto interessante», il pensiero di Daniela Ruffini. «La politica non salverà il Padova ma può fare qualcosa per avvicinare i cittadini». Francesco Fiore rilancia: «L'azionariato popolare può affiancare nuovi imprenditori. Vogliamo aiutare i tifosi per rilanciare il sentimento di padovanità». Andrea Colasio si mostra attento alle tradizioni: «L'impegno è doveroso perché questi colori fanno parte della nostra storia». Bruno Cesaro parla da imprenditore: «Posso dare una mano», mentre Giuliano Altavilla attacca: «L'amministrazione si sveglia solo ora, il Calcio Padova era stato abbandonato, dobbiamo fare qualcosa». Maurizio Saia conferma quanto già detto ieri: «Sono stato contattato da alcuni imprenditori, hanno le idee chiare ma aspettano a vedere chi sarà il sindaco. Deve fare chiarezza anche la dirigenza attuale sui bilanci». Bitonci si allinea: «Sarà dovere del futuro sindaco trovare imprenditori che non solo mettano i soldi, ma amino lo sport».

Il sindaco. Quindi i tifosi incontrano Ivo Rossi a porte chiuse e, dopo una ventina di minuti di chiacchierata, con l'attuale sindaco che firma il foglio, gli appassionati lasciano Palazzo Moroni. «Qualche imprenditore interessato c'è», spiega Rossi. «Ma fino al termine delle elezioni credo che la politica debba starne fuori. Poi le istituzioni possono accompagnare gli imprenditori interessati. Si deve uscire dallo schema “Penocchio vattene”. L'azionariato popolare è un'idea che mi è sempre piaciuta».

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