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Le destre europee a Roma per battezzare il governo Meloni

Niccolò Carratelli
1 minuto di lettura

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ROMA. Le destre europee guardano a Roma. Aspettano di veder nascere il governo di Giorgia Meloni, sognano di avere al loro fianco l’Italia nelle battaglie da condurre a Bruxelles, per «cambiare l’Europa». Una settimana dopo la netta affermazione di Fratelli d’Italia alle elezioni, quasi a voler battezzare la vittoria, in un hotel del centro di Roma si svolge la conferenza «Italian conservatism. Europe, freedom, identity». Un appuntamento che chiama a raccolta i rappresentanti dei principali partiti di destra, dall’Ungheria alla Spagna, dalla Svezia alla Polonia, fino al Portogallo.

L’organizzazione è a cura della Fondazione Tatarella e di Nazione Futura, cioè il think tank e l'associazione di riferimento della destra italiana che ha trionfato il 25 settembre. Il programma è fitto di dibattiti sull’economia e sulla politica estera, con uno spazio dedicato alle prospettive del futuro governo Meloni. A rappresentare Fratelli d’Italia c’è il co-presidente dei Conservatori europei, Raffaele Fitto, mentre all’ultimo non si presentano Guido Crosetto, fondatore del partito e consigliere di Meloni, e l’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, eletto al Senato nelle file di FdI.

D’altra parte, la linea europeista ribadita negli ultimi due mesi da Meloni non sembra particolarmente apprezzata tra i partecipanti al convegno. Ad esempio, per Mattias Karlsson, già leader dei democratici svedesi, freschi vincitori delle elezioni, «la maggioranza dei cittadini europei non sente di far parte di una comunità, pensa che vengano prima gli interessi del proprio Paese. E, se il popolo sente questo, noi dobbiamo rispettare il popolo». Poi c’è Jorge Buxadé Villalba, il vice di Santiago Abascal, leader di Vox, il partito spagnolo di estrema destra: attacca l’Europa dei burocrati, «il cosmopolitismo, che ci rende nomadi spirituali”, e “il globalismo, che ci allontana dalla natura e dalla famiglia».

E c’è Balasz Orban, esponente e direttore politico di Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orban, che parla dell’«invasione dei migranti, che porta a una sostituzione dei popoli», e critica una politica che non chiude le frontiere perché «usa i migranti per contrastare l’inverno demografico». Questi i toni e gli argomenti, con Fitto al loro fianco ad ascoltare. Forse è solo un caso che, nella seconda giornata del convegno, i meloniani, da Crosetto a Terzi, non si siano fatti vedere. Certi amici, in attesa di avere l’incarico di governo dal presidente della Repubblica, è meglio non frequentarli.

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