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Renzi: “Meloni si accogerà che l’Ue non è Instagram”. Tajani: “Governo politico”. Martedì il Consiglio federale della Lega. Cingolani: "Meloni avvisata sull’energia”

Appendino (M5S): «Impossibile dialogare con il Pd». Secondo Matteo Renzi la leader di Fratelli d’Italia «cambierà idea fin dal primo consiglio europeo rispetto al populismo». Rampelli: «Reddito di cittadinanza solo per gli inabili al lavoro»

DIRETTA A CURA DI GIACOMO GALEAZZI E LEONARDO PINI
Aggiornato alle 22 minuti di lettura

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ROMA. Per il nuovo Parlamento «ci sono sfide inedite, anche di carattere istituzionale. La riduzione del numero dei parlamentari, 200 senatori e 400 deputati, speriamo che non incida in negativo nella operatività delle Camere». Per quanto riguarda poi l'aspetto politico, «mi sembra che sia emersa una maggioranza chiara e con numeri ampi. Bisognerà capire se, in termini di coesione interna e di chiarezza programmatica, riuscirà a dimostrare la propria autosufficienza. I numeri ci sono, sarà la politica a darci il verdetto», dichiara al Messaggero Pier Ferdinando Casini, che torna al Senato eletto come indipendente nel Pd. La partenza di Giorgia Meloni «sembra caratterizzarsi all'insegna della cautela. Intanto continua il lavoro sulla squadra. Silvio Berlusconi ha chiesto ieri alla leader di FdI Giorgia Meloni «pari dignità» rispetto alla Lega e i desiderata del Cav potrebbero essere accontentati, dal momento che l'orientamento sarebbe quello di concedere quattro ministeri al Carroccio e quattro a FI, mentre il resto della squadra sarebbe composta da uomini di FdI e tecnici (nonostante la contrarietà di Berlusconi). Matteo Salvini, pur intendendo giocare fino all'ultimo la partita sul Viminale (dove in testa rimane Matteo Piantedosi), semina alcuni indizi chiave sulle caselle considerate rilevanti. Dalla nota del Carroccio arriva un altro messaggio in bottiglia: «Dopo trent'anni di battaglie, questa sarà la legislatura che finalmente attuerà quell'Autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede.- si legge - E il Ministero per le Riforme e gli Affari Regionali sarà protagonista di questa pacifica rivoluzione». L'indicazione leghista per questo dicastero potrebbe essere quella di Erika Stefani (che ha già ricoperto questo ruolo nel governo giallo-verde) ma in realtà da FdI anche Raffaele Fitto, raccontano, sognerebbe un ritorno all'incarico già ricoperto tra il 2008 e il 2011 con Berlusconi premier. L'attuale europarlamentare potrebbe comunque alla fine andare agli Affari Ue, mentre per la Farnesina restano alte le quotazioni di Elisabetta Belloni e Adolfo Urso è in pole per la delega ai servizi. Per via XX settembre continua invece il pressing su Fabio Panetta, mentre Maurizio Lupi - che pure non disdegnerebbe un ritorno alle Infrastrutture - potrebbe sostituire Federico D'Incà ai rapporti con il Parlamento. Restano poi i “nodi” Tajani e Giorgetti. Il coordinatore di FI potrebbe succedere a Lorenzo Guerini alla Difesa o magari essere tentato dalla presidenza della Camera, mentre l'attuale titolare del Mise, soprattutto se Roberto Calderoli fosse chiamato al governo quale ministro per le Riforme, potrebbe finire sullo scranno più alto di palazzo Madama. Giovanbattista Fazzolari, infine, dovrebbe ricoprire il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il braccio destro di Meloni è già al lavoro sui principali dossier, compresi quelli internazionali. La leader, infatti, dopo aver affrontato i dossier più urgenti, inizierà il tour delle cancellerie europee e non solo. Il primo invito ricevuto è quello di Volodymyr Zelensky che ha chiesto alla 'quasi premier' di andare a Kiev per blindare l'asse Italia-Ucraina

Aggiornamenti ora per ora

22.05 – Renzi: “Ci sono solo due opposizioni: noi e Conte. Il Pd scelga”
Le opposizioni al governo Meloni «sono solo due: l'opposizione populista di Conte e l'opposizione riformista nostra e di Calenda. Il Pd deve scegliere con chi stare. Ci sono solo due opposizioni». Lo ha detto Matteo Renzi a Controcorrente su Rete 4. Poi, alle prossime «elezioni gli schieramenti saranno tre: la destra sovranista alla Orban, il centro riformista e la sinistra populista. E se il Pd sceglie Schlein e Conte allora noi di Renew alle prossime elezioni saremo vera maggioranza»

21.51 – Renzi: “Se Pd sceglie la Schlein mezzo partito viene da noi”
«Se alla guida del Pd va la Schlein prevedo una bellissima, grande alleanza a sinistra con Conte, Bettini, D'Alema e noi alle prossime elezioni saremo la maggioranza. Una sinistra in quel modo è condannata a perdere. Se il Pd sceglierà Schlein auguri di buon lavoro a Schlein, Bettini e Conte, li vedo bene insieme ma penso che sono destinati a perdere le elezioni». Lo ha detto Matteo Renzi a Zona bianca.

21.48 – Renzi: “Se il Pd sceglie la Schlein è destinato a perdere”
«Se alla guida del Pd va la Schlein prevedo una bellissima, grande alleanza a sinistra con Conte, Bettini, D'Alema e noi alle prossime elezioni saremo la maggioranza. Una sinistra in quel modo è condannata a perdere. Se il Pd sceglierà Schlein auguri di buon lavoro a Schlein, Bettini e Conte, li vedo bene insieme ma penso che sono destinati a perdere le elezioni». Lo ha detto Matteo Renzi a Zona bianca. 

21.45 – Renzi: “Se farà cose giuste saremo con Meloni, sennò saremo contro”
«Noi faremo l'interese del Paese. Se fa cose giuste noi siamo con la Meloni, se sbaglia saremo contro la Meloni. Mi sembra molto giusto per il voto degli italiani, se sono bravi andranno avanti se no falliranno». Lo ha detto Matteo Renzi a Zona bianca.

21.41 – Renzi: “Interesse paese è che Meloni inizi a lavorare”
«Ora è importante che il prima possibile ci sia il governo, io sarò all'apposizione e vediamo che cosa Meloni riuscirà a fare. Io dico che Meloni cambierà idea su molte cose sull'Europa, ma è bene che Meloni inizi presto a lavorare». Lo ha detto Matteo Renzi a Carta Bianca su rete 4. «Oggi l'interese del Paese è che Meloni inizi a lavorare. In Europa la situazione e' bella complicata: c'è un clima internazionale devastante con il rischio di una guerra nucleare, abbiamo il caro energia e l'inflazione, quindi e' giusto che il governo Meloni parta» ha aggiunto

21.23 – Cuperlo: “Da Pd opposizione rigorosa ma non incendiaria”
«Dovremo fare opposizione dentro il Parlamento e nel paese ma non un'opposizione incendiaria ma seria, rigorosa, nel merito delle cose. Giudicheremo il comportamento del governo dai fatti, e di fronte alla possibilita' che si deragli» dal posizionamento internazionale dell'Italia «saremo fermi, netti, altrimenti saremo responsabili». Lo ha detto l'esponente del Pd Gianni Cuperlo, ospite di Controcorrente su Rete 4.

21.21 – Renzi: “Qualcosa nel Pd a Firenze non ha funzionato”
«Nardella è un amico fraterno, abbiamo lavorato insieme da sempre, non c'è da avvisare nessuno: certo è che qualcosa non ha funzionato anche nel Pd di qua, se pensiamo che chi votava Pd votava per candidati contro l'aeroporto... bisogna che decidano anche loro» Lo ha affermato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, a proposito delle elezioni amministrative a Firenze del 2014. «Quando noi abbiamo governato – ha proseguito, parlando a margine di una iniziativa postelettorale a Firenze – , sia con Nardella adesso che prima con me, avevamo le idee chiare sull'aeroporto, sul termovalorizzatore, sulle infrastrutture necessarie a questa città. Credo che quella sia una linea da perseguire. Pero' non è che c'è da fare una polemica o una discussione. La verità è che è chiaro a tutti come o abbiamo le idee chiare, o si perdono le elezioni, ed il Pd di Letta lo dimostra in modo chiaro». «Noi – ha ricordato – abbiamo preso il 15% a Firenze, abbiamo un risultato buono in tutta la Toscana, abbiamo il futuro davanti a noi perché alle Europee lo spazio politico crescerà, e quindi nessuna polemica con gli altri». Sempre per quanto riguarda l'ambito locale, Renzi ha lanciato un appello alla Regione. «A Eugenio Giani diciamo una cosa semplice: fai questo benedetto rigassificatore a Piombino, dimostra che non ti interessano le divisioni di parte, e andiamo a vedere cosa fa il sindaco di Piombino»

21.15 – Renzi: “Meloni premier grazie a Letta”
«Meloni farà la premier e deve dire grazie a Letta», perché «se ci fosse stata una qualsiasi altra scelta da parte del Pd oggi non avremo la Meloni premier». Lo ha affermato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, parlando a margine di una iniziativa postelettorale a Firenze. Meloni, ha osservato Renzi, «ha una maggioranza paradossalmente meno forte delle attese dal punto di vista numerico, cioè i sondaggi la proiettavano intorno al 50%, il risultato è invece intorno al 45%; però è una maggioranza parlamentare netta. Lega e Forza Italia, che hanno ottenuto più o meno la nostra percentuale, insieme a Fratelli d'Italia hanno una maggioranza netta quindi se la vedranno fra di loro. Il totoministri è un problema loro». In generale, ha detto il leader di Iv, «io vedo tre schemi di gioco. Da un lato una destra sovranista, dall'altro una sinistra alla Conte, Bettini-D'Alema, e nel mezzo noi che crediamo in Macron. Questo spazio qui che oggi è al 15% a Firenze, nel giro di due anni può avere una percentuale molto più ampia in Italia. Io cioè penso che la scritta Renew Europe è destinata ad essere maggioranza nei prossimi anni nel nostro Paese e potenzialmente speriamo in Europa. Se la Meloni sta con Orban, noi stiamo con Macron»

21.12 – Renzi: “Meloni si accorgerà che Ue non è Instagram”
«Credo che la Meloni si accorgerà presto che il Consiglio europeo non è Instagram, che Bruxelles non è Atreju e che quindi dovrà fare le cose in modo molto diverso da come le ha fatte in campagna elettorale. Che decida di farlo con i tecnici o con i politici è un problema loro». Lo ha affermato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, parlando a margine di una iniziativa postelettorale a Firenze. «Vedremo – ha proseguito Renzi – che governo verrà fuori. Io da italiano spero che sia il governo migliore del mondo, conoscendoli non credo che sarà così. Noi faremo opposizione molto seria, molto civile, molto rigorosa, e si vedranno due opposizioni. Una populista, alla Giuseppe Conte, e l'opposizione nostra, rigorosa e riformista. Quelli che stanno nel mezzo di queste due opposizioni decideranno se stare con noi o con Conte, ma è un problema loro»

21.02 – Renzi: “Avanti con Azione ma anche con altre esperienze”
«Da qui al prossimo anno e mezzo si va avanti insieme, non solo con Azione perché non basta». Lo ha detto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, intervenendo a una iniziativa postelettorale a Firenze. «Perché quel simbolo sia il più votato alle europee – ha aggiunto – bisogna andare a prendere altre esperienze, che stanno solo aspettando. Ci saranno divisioni profonde a destra, dove i nodi verranno al pettine; e c'è un pezzo di sinistra che quando arriverà alle strette non vorrà stare con Conte e Casalino»

21.00 – Renzi: “Dobbiamo essere primi a europee 2024”
Alle europee del 2024 «dobbiamo essere il primo partito. Meloni aveva il 4%, è andata al 26%. Salvini era al 33%, è sceso all'8%. Conte era al 34%, è sceso al 15%». Lo ha detto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, intervenendo a una iniziativa postelettorale a Firenze. «Quando ci si misura sulle idee non ce n'è per nessuno, gli altri sono costretti a inseguirci», ha aggiunto

20.46 – Renzi: “Meloni non è problema, temo non sia soluzione”
«La Meloni non è il problema, ho paura che non sia la soluzione». Lo ha detto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, intervenendo a una iniziativa postelettorale a Firenze. «Se continui a dire cose sovraniste, cara Giorgia – ha aggiunto – , la pacchia è finita per noi. Ora facciamo un passo tutti insieme verso gli stati uniti d'Europa; fai davvero, cara Giorgia, l'interesse dell'Italia: se si tira su muro ora, si rimane schiacciati. Il vero interesse dell'Italia è chiedere un'Europa più forte”

20.24 – Verso incontro Calenda-Renzi domani
Dovrebbe essere in agenda per domani, secondo quanto si apprende, un incontro tra Carlo Calenda e Matteo Renzi. Sul tavolo del leader di Azione e del fondatore di Italia viva anche le scelte da fare in vista delle prossime elezioni regionali

20.16 – Morra: “Presidenzialismo pericoloso. Lavorerò a modello di democrazia partecipata”
«Lavorerò per un modello di democrazia partecipata in cui il coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica sia fonte di effettiva partecipazione dei cittadini al governo dello Stato, con un atteggiamento costruttivo e collaborativo dei cittadini con le istituzioni e fra di loro». Così su Facebook il senatore Nicola Morra. «Se si lavora per la comunità, per il gruppo – aggiunge – tutti si sentono in diritto ed in dovere di concorrere con le proprie intelligenze e sensibilità alla soluzione dei problemi, alla soddisfazione dei bisogni dei singoli e dei gruppi, senza delegare e senza perciò deresponsabilizzarsi. Se si scarica, invece, sull'altro il compito di provvedere, se si cerca nel leader colui che deve pensarci, il cittadino sarà sempre più passivo, sempre più suddito, sempre più acritico e, quindi, facilmente manipolabile, condizionabile. E quando il leader dovesse, per qualsiasi motivo, non risolvere i problemi, il gruppo si troverà incapace di rispondere all'emergenza, non essendo abituato alla scelta, alla responsabilità, al peso della libertà»

19.46 – Borghi: “Quando Psoe, Spd e Labour hanno perso non hanno cambiato nome ma politica”
«Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) è fondato nel 1879; il Sozialdemokratische Partei Deutschlands,(Spd) nel 1863; il Labour Party nel 1893. Quando hanno perso le elezioni, non hanno cambiato nome, ma politica. Sintonizzandosi con la Storia. Ciò che dobbiamo fare noi #PD». Lo scrive su Twitter Enrico Borghi, del Pd.

19.14 – Pettiti: “Questione femminile non è risolta”
«Il Parlamento che verrà avrà ancora meno donne di quello uscito dalle urne nel 2018, siamo al 31% di presenze, il primo calo in oltre 20 anni. E il centrodestra ha la percentuale più bassa di donne ai vertici dei partiti e di elette, anche se la Meloni è la prima donna in Italia ad aver messo un'ipoteca sulla presidenza del Consiglio». Lo sottolinea Emma Petitti, presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ed esponente del Pd. «La questione femminile e la presenza delle donne nella sfera pubblica è ancora lontana dall'essere risolta. La qualità delle democrazia non può non passare anche da un riconoscimento egualitario nella rappresentanza», aggiunge

18.58 – Calenda: “Sinistra? Ricostruire welfare sanità-istruzione, non bonus”
«Nel dibattito surreale su cosa debba fare la sinistra per rappresentare i più deboli si dimenticano le basi: la ricostruzione del welfare, a partire da istruzione e sanità. Non coprire più le fragilità dello Stato con i bonus ma riformarlo. Non dare sussidi ma istruzione. Invece tutto si riduce a Conte vs Calenda. Il programma M5s non protegge perchè non emancipa. Non è equo perchè distribuisce soldi anche a chi non ne ha bisogno (110%). E inseguirlo sui bonus ai diciottenni non convince neppure i diciottenni. Parlate di programmi, non semplificate. Le etichette celano grandi fregature. Vi ricordate 'l'acqua pubblica'? 2.300 società, 83% pubbliche, incapaci di fare investimenti, trasformate in poltronifici e la peggiore rete idrica del mondo. Occorre un dibattito serio su come si correggono le ingiustizie sociali, non slogan». Lo scrive su facebook il leader di Azione, Carlo Calenda.

18.40 – Zampa: “Al progetto Pd manca l’anima. Inquinato da cattive gestioni e dirigenti”
«Il progetto originario del Pd aveva un grande valore che non è stato tirato fuori davvero. E' mancata l'anima di quella storia. Ora bisogna trovare un modo nuovo». Lo dice Sandra Zampa, parlando della discussione congressuale nel Partito democratico. Dalla scissione al cambio di nome, si è sentito di tutto in questi giorni sul futuro del Pd. Cosa ne pensa? «Intanto se tutti parlano del Pd, sia chi è dentro che chi se ne è andato, è un segno di grande vitalità. Un segno della centralità del progetto – spiega all'Adnkronos la deputata Pd appena eletta – . Quello che è chiaro è che adesso bisogna ascoltare tutti rispettosamente. Lo sforzo più grande da fare è quello di lasciare che dal basso arrivino le proposte, anche in forma auto organizzata. Se cerchi di spegnere questo processo spegni la partecipazione». Non basta, quindi, parlare genericamente di novità? «Bisogna avere nervi saldi e accettare che dal basso arrivi una proposta sulla quale misurarsi. Il punto di riferimento è l'intuizione del progetto politico originario: i padri fondatori hanno sempre detto che bisognava parlare al Paese intero e non fare marketing politico. Se ognuno si sceglie un pezzo di elettorato, allora è solo marketing»

18.37 – Noja (Iv): “Prossimo governo agisca contro discriminazione verso disabili”
«L'inaccettabile episodio di cui e' stato vittima, nei giorni scorsi, il presidente della Fish, Vincenzo Falabella, che egli stesso ha raccontato stamattina su La Stampa e a cui voglio esprimere la massima solidarietà e vicinanza, è tutto fuorché una circostanza isolata. Che sia, come in questo caso, la corsa rifiutata di un taxi o, come denunciato poche settimane fa da un'associazione di Milano, il diniego ad affittare una casa, ormai quotidianamente in Italia si registrano casi di discriminazione ai danni di persone con disabilità. E per ogni episodio denunciato e reso pubblico, ce ne sono molti altri che rimangono sottaciuti. Evidentemente, gli strumenti attuali, anche di natura legislativa, non bastano più ed è necessario uno scatto in avanti per tutelare davvero la dignità e i diritti civili e sociali di milioni di cittadini italiani con disabilità». Lo afferma, in una nota, la deputata di Italia Viva e consigliera comunale di Milano, Lisa Noja, che prosegue: «Nella scorsa legislatura abbiamo approvato all'unanimità la legge delega sulla disabilità, che impone al governo l'attuazione di specifiche misure di tutela a garanzia dei diritti delle persone con disabilità. E' dovere del prossimo governo mettere subito in campo tutte le iniziative necessarie e già previste per far seguito a tali indicazioni e fronteggiare adeguatamente quella che inizia a tratteggiarsi chiaramente come uno strisciante sentimento di intolleranza, o quantomeno di malevola ignoranza, verso le persone con disabilità», conclude.

18.32 – Fratoianni: “Elezioni in Brasile? Con Lula si torna a sperare nel futuro”
«Nel 2003 il leader del Pt, il partito dei lavoratori del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, divenne presidente e fu, per tutti e tutte noi, il segno che qualcosa poteva cambiare. E cambiò. In Brasile e in tutta l'America Latina. I tentativi della destra di infangare quell'esperienza con falsi scandali giudiziari ai danni di Lula hanno cercato di mettere fuori gioco quell'esperienza. Inutilmente». Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni dell'Alleanza Verdi Sinistra. «La vittoria di Bolsonaro, amico e complice dei nazionalisti e dei sovranisti – prosegue il leader di Sinistra Italiana – hanno riportato indietro quel Paese di decenni. Un Paese più povero e più diseguale che oggi vuole un riscatto. La gestione criminale di Bolsonaro durante la pandemia, con migliaia di morti e un paese al collasso sono l'esempio, plastico, di cosa avrebbe voluto dire anche in Italia se a governare fossero stati i negazionisti del covid. Bolsonaro non è stato solo negazionista del Covid ma anche dei cambiamenti climatici». «Oggi il Brasile ha la possibilità di uscire dalle tenebre nelle quali la destra lo aveva relegato. Una nuova stagione per il socialismo del XIX secolo si è aperta in tutta l'America Latina negli ultimi 12 mesi: dalla vittoria in Cile di Gabriel Boric alla Colombia del nuovo presidente Petro. Ci auguriamo ora che Lula ritorni presidente del Brasile per continuare il cammino interrotto. E facciamo appello alla comunità italiana in Brasile: scegliete il ritorno al futuro»

18.07 – Iezzi: “Comitato per il Nord? Spero che Bossi non si faccia strumentalizzare”
Il 'Comitato per il Nord' lanciato da Umberto Bossi? «Non so cosa sia, se è una roba costruttiva è un bene, se non lo è, è un male. Spero non sia il raggruppamento di quelli che hanno sempre da borbottare, di quelli che sono usciti o non sono stati ricandidati...». Lo dice a LaPresse il commissario della Lega Nord Igor Iezzi. «Se racchiude i soliti Pini, Fava, non credo sia di grande utilità, se invece c'è un progetto costruttivo ben venga – aggiunge – Spero che Bossi non si faccia strumentalizzare e faccia qualcosa di utile, ancora non sappiamo di cosa si tratta»

17.39 – Osvaldo Napoli a Cingolani: “A che prezzo esportiamo il gas”
«Con il proposito di rassicurare gli italiani, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ci ha informati che in questo momento gli stoccaggi di gas sono al massimo e addirittura lo esportiamo in altri Paesi. Ottima notizia, senz'ombra di dubbio. Rimane solo da chiederci: a quale livello di prezzo sono stati costituiti gli stoccaggi di gas in Italia? E, di conseguenza, a che prezzo lo stiamo esportando altrove? Credo che sia utile per rassicurare l'opinione pubblica dare qualche elemento di chiarezza in più». Lo afferma in una nota Osvaldo Napoli, componente della segreteria nazionale di Azione

17.36 – Meloni: “Sul gas la priorità è fermare la speculazione”
«La priorità è fermare la speculazione sul gas. Continuare all'infinito a compensare il costo delle bollette regalando soldi a chi si sta arricchendo sulle spalle di cittadini e imprese, sarebbe un errore». Lo scrive su Twitter la leader FdI Giorgia Meloni

17.34 – Squarta (FdI): “Legge elettorale schizofrenica e da abrogare subito”
«Senza parole. Non siamo a Beautiful, a Dallas o ad 'un posto al sole'. Purtroppo è realtà»: Marco Squarta, candidato alle politiche nel plurinominale della Camera con Fratelli d'Italia, commenta così le possibili novità che ci potrebbero essere per i nomi degli eletti. «A causa di una legge elettorale a dir poco schizofrenica, nulla sembra più certo fino alla pronuncia dell'ufficio elettorale centrale presso la Cassazione. E, a quanto pare, in questo tira e molla senza fine uno dei seggi nazionali in ballo riguarda nuovamente il sottoscritto» scrive su Facebook. «Evidentemente – sottolinea Squarta – era destino che dovessi vivere questa infinita altalena di emozioni della quale avrei volentieri fatto a meno. Ciononostante, di fronte a uno stato di incertezza tanto lungo quanto surreale, mi conforta la serenità di un percorso personale e di squadra che ci vede uscire a testa alta. E del quale sono straordinariamente soddisfatto qualunque sia l'esito finale». Secondo Squarta «questa è una legge elettorale che va cambiata, una legge che distorce le scelte dei territori, che crea confusione tanto negli elettori che negli addetti ai lavori, una legge che genera incertezze e che finisce, a causa del diabolico effetto flipper, con il togliere rappresentanza ai territori le cui espressioni di voto vengono svuotate e snaturate». «La fiducia della gente nella politica – aggiunge – passa anche da meccanismi elettorali comprensibili e trasparenti. Un umbro, un piemontese o un calabrese hanno il diritto di farsi rappresentare dalle persone e dai partiti che hanno votato e non da chi ha preso meno voti solo perché per una legge cervellotica fa recuperare per esempio in Liguria un seggio perso in Abruzzo a un partito che in Liguria quel seggio non lo ha conquistato. È assurdo che una forza come Fratelli d'Italia che in Umbria ha preso il 31 % rischi di trovarsi con un solo deputato esattamente come una lista che ha preso meno del sette. Questo meccanismo folle e assurdo va letteralmente abrogato il prima possibile»

17.14 – Domani Fico a Lampedusa per anniversario strage 3/10
Domani, lunedì 3 ottobre, il presidente della Camera, Roberto Fico, sarà a Lampedusa per l'anniversario della strage del 3 ottobre del 2013. Alle 9,15 Fico sarà in piazza Castello, per le celebrazioni della Giornata della Memoria e dell'Accoglienza

17.02 – Lega, Fonti venete: il comitato del Nord è risposta a mancate risposte
Il comitato del Nord? È la naturale reazione alla mancanza di risposte  che non fa presagire una fase tranquilla nel partito. Dopodiché ritorna il tema del ruolo identitario della Lega, come più volte sottolineato dal governatore Luca Zaia, visto come l'azionista di riferimento in Veneto, territorio operoso, di piccole e medie industri. Non a caso, viene fatto osservare dalle stesse fonti, il sondaggio di Pagnoncelli ha rivelato come il 75% degli elettori della Lega continui ad apprezzare il Governo Draghi, anche dopo la sua caduta. Il clima nei territori è di grande fermento.

16.58 – Orlando (Pd): “Dai working poor alle disuguaglianze, ecco da dove partire”
«Da dove partire nella discussione per rinnovare il Partito Democratico. Prima parte. - Italia unico Paese Ocse con riduzione di stipendio nel periodo 1990-2020 (riduzione del -2,9%)», scrive su Facebook il ministro del Lavoro Andrea Orlando. «Nel periodo 2006-2017, i working poor sono passati dal 10,3% al 13,2% della forza lavoro, con picchi tra i lavoratori autonomi (17%) e part-time (19,4),  I dati Inps mostrano differenziale dei salari medi fra donne e uomini si mantiene costante intorno al 30%. In termini di età, nel periodo 1975-2017 le retribuzioni medie dei lavoratori giovani (15-29 anni) hanno visto contrazioni più marcate rispetto ai lavoratori adulti (30-49 anni) e agli occupati anziani (over 50)», aggiunge Orlando. 

16.45 – Boron: “Da Bossi sfogo figlio del malessere. Partito da anni lontano dal territorio”
«La proposta di Bossi di un Comitato per il nord è uno sfogo figlio del malessere che è dato dalla lontananza del partito dal territorio». Lo dice Fabrizio Baron (consigliere regionale del Veneto, che nei giorni scorsi ha “candidato” Matteo Salvini a ministro delle Regioni e per l'Autonomia) sulla proposta del senatur di un “Comitato per il nord” in seno al Carroccio. «Siamo in Veneto e non in Lombardia - dice Boron - ma da noi come da loro tutto è figlio del malessere che c'è da tempo; lo si è visto in modo eclatante alle politiche ma già lo si era sentito in modo evidente e tutt'altro che trascurabile alle amministrative di qualche mese fa». «Da 3 anni non si fanno congressi - rileva -, dopo 4 anni al governo non si è riusciti a fare l'Autonomia che è tema fondante della Lega». «Poi - prosegue - in compenso abbiamo votato per quella specie di “Cassa per il mezzogiorno” che è il Reddito di cittadinanza per non parlare di come in un nulla abbiamo votato per Roma Capitale». «Abbiamo fatto di tutto - sottolinea - tranne quello che i nostri sostenitori e non solo chiedevano, ovvero l'Autonomia che pure era nel programma di governo con i Cinque stelle, ed è chiaro che questo ha visto sparire tesserati, crescere commissariamenti che nulla fanno, zero le riunioni, e che soprattutto non parlano di contenuti».

16.31 – Castagnetti: “Ragazzi ora c'è da fare opposizione”
«Ragazzi, ora c'è da fare l'opposizione», scrive su Twitter, utilizzando il maiuscolo, Pier Luigi Castagnetti. «Quando ho dovuto decidere se candidarmi al Parlamento, consultai un maestro del cattolicesimo democratico, che mi disse: “candidati perché a Roma la DC ha sempre governato e non sa fare opposizione; tu da buon emiliano puoi insegnarglielo”», aggiunge.

16.22 – Landini: “Meloni? Nessun pregiudizio ma confronto nel merito”
«Non abbiamo alcuna intenzione di fare un'opposizione pregiudiziale ma vogliamo confrontarci nel merito», ha affermato alla trasmissione “Mezz’ora in più” il segretario della Cgil, Maurizio Landini, in merito al prossimo governo a guida centrodestra. Con il prossimo esecutivo «ci confronteremo come abbiamo fatto con gli altri, valuteremo nel merito di quello che fa», ha aggiunto Landini spiegando che a proposito della manifestazione del prossimo 8 ottobre, ha spiegato che «saremo in piazza» e, «come avevamo detto, ci saremmo stati qualunque governo ci fosse stato perché stiamo vivendo una situazione di emergenza straordinaria. Buona la volontà di Giorgia Meloni di coinvolgere i corpi intermedi».

16.19 – Casini: “I problemi del paese sono drammatici. Servono compostezza e serietà”
«I problemi del Paese sono così drammatici che richiedono compostezza e serietà - spiega Pierferdinando Casini-. Serve un clima di rispetto reciproco. Ognuno deve fare la sua parte. Chi ha vinto è chiamato legittimamente a governare e deve tenere presente che la nostra democrazia vive su una pluralità di poteri. Ad esempio, penso sia molto importante collaborare con Regioni e Comuni. Non si governa contro una parte del Paese». L'opposizione va fatta «in modo rigoroso, serio, senza fare sconti ma anche con la consapevolezza che o ci salviamo assieme o andiamo a fondo assieme». Rispetto alla crisi del Pd «Letta è stato un signore, ha indicato un metodo - commenta Casini-. E se quella comunità pensa di risolvere il problema con la corsa al totosegretario che si è aperta i questi giorni, c'è da preoccuparsi». Il leader di Italia viva, Matteo Renzi sostiene: «Rispetto al populismo Giorgia Meloni cambierà idea fin dal primo consiglio europeo»

16.08 – Speroni: “Pronto ad aderire al ‘Comitato del Nord’ se Bossi vuole l’autonomia senza scissione”
«Se ho capito bene il 'Comitato del Nord' costituito da Bossi si inserisce all'interno della “Lega per Salvini premier”, quindi non è una scissione o roba del genere. Per cui, non ci vedo nulla di male se si aderisce. Voglio vedere di cosa si tratta, non lo so cosa farò io, ma penso che aderirò, perché in linea di massima mi sembra una cosa positiva. Penso che incontrerò Umberto per parlargli, è un po' di tempo che non lo sento», afferma Francesco Speroni, storico esponente del Carroccio e uno dei fondatori della Lega Nord, commentando l'iniziativa lanciata da Umberto Bossi per riconquistare gli elettori del Nord dopo il voto del 25 settembre e rilanciare la spinta autonomista. '«Ripeto -spiega l'ex ministro delle Riforme nel Berlusconi bis- aspetto di vedere gli sviluppi, ma vedo che si torna a una Lega dell'84, una Lega cioè autonomista, non secessionista e nemmeno federalista. E siccome Salvini ha appena rilanciato l'autonomia, non vedo contraddizioni con questo “Comitato del Nord”. Speroni manifesta invece forti perplessità nei confronti della “fronda nordista” che ha fissato per il 15 ottobre l'assemblea e punta a sfidare apertamente Matteo Salvini: ''Non ho capito cosa vogliono fare, vogliono uscire dalla Lega? L'iniziativa di Bossi, invece, è più chiara: fare qualcosa a sostegno dell'autonomia all'interno della Lega, che mi sembra in linea con le ultime dichiarazioni di Salvini».

15.52 – Cingolani: “Sull’energia l’Italia segue la linea definita, Meloni informata degli sviluppi”
Incontri con la Meloni? «Ho informato di qualunque sviluppo internazionale di cui mi stessi occupando. Non è che vado lì come Cingolani, ma per l'Italia. E' mio dovere concordare con Draghi e, in accordo con lui, avvisare chi viene dopo che stiamo andando in questa direzione. Stiamo facendo un buon servizio e chi viene dopo ci dice di sì. C'è poca ideologia in questo». Lo ha detto Roberto Cingolani a Mezz'ora in più sulla transizione di governo nel settore dell'energia. Il ministro della Transizione ha spiegato: «In qualunque democrazia avanzata ci sono delle posizioni internazionali, su questioni di rilevanza strategica, su cui una democrazia forte dà un volto unico, questo è il caso. Con esemplare trasparenza l'Italia ha fatto capire di seguire una linea internazionale definita, perché è tecnica. Con i watt si fa poca politica, la sicurezza energetica dipende da watt e metri cubi».

15.16 – Salvini posta foto con i suoi nonni: “Sono il dono più bello del mondo”
"Nonni, per un bimbo il dono più bello del mondo, patrimonio di saggezza e di dolcezza. Grazie ad Agnese, Nella, Carlo e Aldo, i miei nonnini con cui sono cresciuto e che mi proteggono da Lassù, un abbraccio fortissimo ai nonni che tutti i giorni danno cuore e anima per rendere le loro famiglie e la nostra Italia più belle, più sicure e più grandi». Anche Matteo Salvini come Matteo Renzi e Giorgia Meloni posta sui social la foto dei suoi nonni in occasione della Festa dei nonni.

14.57 – Vescovo Suetta: “Alle elezioni sconfitti pensiero unico e relativismo”
La vittoria alle elezioni di Giorgia Meloni «ha fatto emergere una sensibilità del nostro popolo e della nostra storia, segnati da una tradizione di umanesimo cristiano e dunque incompatibile con le esasperazioni espresse dalla cultura di sinistra». A dichiararlo alla rivista on line “Charta Minuta” è monsignor Antonio Suetta. «La sinistra - riprende - ha disertato le vere questioni e necessità della gente per promuovere, anche con una certa violenza politica e propagandistica, pericolosissime ideologie. Le diverse formazioni della sinistra, anche le più moderate e magari, a loro dire, vicine al mondo cattolico, sono pericolosamente inficiate dalla dittatura del relativismo etico», dunque nel successo di FdI e del centrodestra non si vedere un voto di protesta «ma il risveglio di un'autentica civiltà politica, capace di riscoprire e rivitalizzare la formidabile tradizione del nostro popolo e di promuovere, specialmente nella famiglia e nella scuola, una sempre più necessaria capacità discrezionale circa i valori autentici su cui fondare la vita dell'uomo e la società». Quanto all'egemonia del cosiddetto "pensiero unico" in Europa, il vescovo Suetta si dice «fiducioso che possa essere contrastato dalla presenza della Chiesa e dalle scelte della politica. L'unione fa la forza ed oggi, qua e là, si notano parecchie e felici crepe nella disinvolta ostentazione del 'pensiero unico', che si candiderebbe a governare il mondo».

14.09 – Occhetto: “Pd non sa più quale sia la sua identità Capisca come stare con se stesso e con la società, altrimenti il Partito Democratico muore”
Il Pd prima di pensare a cambiare nome «dovrebbe capire cosa vuole fare, chi intende rappresentare. Qual è la sua identità? Non lo sa più». dichiara a Repubblica l'ex segretario del Pci e del Pds Achille Occhetto. Oggi c'è chi definisce il Pd «un partito radicale di massa, che ha separato i valori dei diritti civili da quelli sociali. Ma per i primi bastano delle semplici dichiarazioni, per i secondi invece bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno nella pratica sociale. È esattamente quello che non è avvenuto», spiega. Per Occhetto, il Pd è diventato antipatico, «il governismo è stata la sua vera malattia». L'errore del Pd «è stato quello di fare suo il programma di unità nazionale, invece che proporne uno di suo, di sinistra». Letta «non ha più colpe di tanti altri», osserva Occhetto. Il campo largo «è fallito dentro il Pd, perché una parte era a favore di Calenda e un'altra guardava al M5s». Si è parlato di scioglimento, «ma io tradurrei questa proposta in positivo con l'avvio di un'ampia costituente. Potrebbe avere due sbocchi: la nascita di una nuova formazione politica o un'alleanza tra soggetti diversi ma consapevoli che bisogna marciare uniti». Per Occhetto, siamo passati «dalla Repubblica dei partiti al populismo: la gente è insoddisfatta di chi è al governo e scontenta ne prova un altro, i cui consensi poi crollano rapidamente». Comunque, «non ha alcun senso indire un congresso per decidere se stare con Conte o con Calenda - conclude -. Il Pd deve capire come stare con se stesso e con la società italiana. Altrimenti muore».

13.42 – Lega: “martedì il Consiglio Federale per scegliere i nomi più adatti”
«Matteo Salvini è impegnato affinché la Lega dia all'Italia la squadra di governo migliore possibile: martedì è in agenda un altro Consiglio Federale per condividere e poi scegliere i nomi più adatti. C'è grande ottimismo: la Lega non vede l'ora che questo governo cominci a lavorare'». Così una nota della Lega.

12.59 – Rampelli (FdI): “Reddito di cittadinanza resta per inabili, altri devono avere lavoro”
Fratelli d'Italia «non pensa minimamente» di cancellare il reddito di cittadinanza. Lo ha detto a Sabato anch'io su Rai Radio 1 Fabio Rampelli. «E' una semplificazione giornalistica. Intendiamo perseguire il sostegno degli inabili al lavoro, circa il 50% dei percettori del reddito. Sono soggetti fragili della società che vogliamo assolutamente continuare ad assistere», ha spiegato il vice presidente della Camera. All'altra metà dei percettori del reddito «dobbiamo dare un lavoro. I giovani non possono stare a casa a non fare nulla, devono realizzare se stessi. Cercheremo di occuparci di questo anche con le imprese che sono pronte a collaborare magari per fare formazione», ha concluso.

12.45 – Bonaccini (Pd): “Classe dirigente da rinnovare nella sostanza”
«Il problema del Pd non sta nel nome o nel simbolo, ma nella capacità di rappresentare le persone e costruire un progetto coerente e credibile per gli obiettivi per cui è nato: dare diritti a chi ne ha di meno, realizzare una transizione ecologica che tenga insieme le ragioni dell'ambiente con quelle del lavoro, costruire un'Italia più moderna, più forte e più giusta. C'è un problema di credibilità, non di immagine; di sostanza, non di forma; di progetti, non di slogan; di classe dirigente, non di album delle figurine». Così su Facebook Stefano Bonaccini. «Ci si riavvicina alle persone parlando dei loro problemi e delle soluzioni che proponiamo, non della nostra immagine. Altrimenti cerchiamo scorciatoie - dice Bonaccini - Anche la classe dirigente va rinnovata nella sostanza, non per slogan: abbiamo donne e uomini nel partito dei territori, amministratrici e amministratori che hanno dimostrato sul campo di saper vincere o comunque di fare la differenza: smettiamola di tenerli in panchina e rendiamoli protagonisti. Le alleanze sono importanti ma l'identità di un partito non si costruisce decidendo a tavolino con chi ti vorrai alleare domani, ma decidendo oggi chi vuoi rappresentare e con quale idea di società. Qualsiasi critica costruttiva al Pd è ben accetta e favorire la partecipazione anche di quanti hanno smesso di votarci o che potrebbero farlo per la prima volta è essenziale. Ma il nostro compito è costruire, non demolire». «C'è un'opposizione da organizzare e un'agenda da ricostruire: se nel momento in cui le aziende mettono in cassa integrazione le persone, le famiglie non riescono a pagare le bollette ci mettiamo a discutere di problemi nomi, simboli, alleanze, costituenti non ci capirà nessuno», conclude il presidente della Regione Emilia Romagna.

12.31 – Tajani (Forza Italia): “I tecnici siano dei casi, non la regola”
«Siamo per un governo politico, poi se c'è qualche personaggio che ha raccolto un'esperienza tale da essere al governo senza essere parlamentare può accadere, ma devono essere dei casi non la regola», ha detto Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, parlando a Skytg24 dei dubbi del suo partito circa la presenza di tecnici nei dicasteri del prossimo governo. I tecnici poi, se ci saranno, dovrebbero avere «un coinvolgimento politico, non partitico, condividendo le scelte del governo. Gli italiani hanno scelto, si farà il governo dei migliori. Meloni, Berlusconi e Salvini sono al lavoro e faranno scelte giuste». Tajani respinge lo schema di definire quali ministeri possa essere occupati da tecnici: «E' una questione di qualità delle persone, non è una questione legata ai ministeri». In generale per il coordinatore di Forza Italia «è prematuro fare i nomi dei ministri, ognuno farà ciò che verrà deciso, ora sono importanti i contenuti, i criteri e i profili necessari».

11.52 – Appendino: “Al momento impossibile il dialogo con il Pd”
«Noi non vogliamo entrare nelle dinamiche di un'altra forza politica, noi saremo in prima linea sulle nostre battaglie, salario minimo, reddito di cittadinanza e clima, non è una questione di persone ma di agenda, al momento credo che questo dialogo sia impossibile», afferma Chiara Appendino, del M5s, a Skytg24, parlando di un eventuale dialogo con il Pd.

11.34 – Conte (M5s): “Le ricette del centrodestra sono sbagliate ma sono chiamati a governare”
«Si chiama democrazia e funziona così. Le ricette del centrodestra a guida Meloni sono inadeguate e sbagliate, ma la maggioranza degli elettori ha accordato loro fiducia e ora sono chiamati a governare. Ho un'idea del nostro sistema politico evidentemente differente da quei leader di partito che ci propongono Draghi o altri supertecnici a oltranza, indipendentemente dal voto dei cittadini», afferma al Giorno il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte sottolineando che il Movimento farà un'opposizione «dura e intransigente». Con questa legge elettorale «il centrodestra è maggioranza in Parlamento ma non nel Paese. Non permetteremo loro di portare le lancette dell'orologio indietro di 5 anni cancellando le misure a favore dell'ambiente e quelle contro le disuguaglianze, la corruzione e i privilegi di pochi, varate durante i miei governi». Quanto al dialogo con chi verrà dopo Letta Conte spiega che «quel che è successo non deve essere degradato a mero errore di calcolo politico compiuto nella fase elettorale. Se il Pd ha scelto la strada di tentare un accordo con tutte le altre forze politiche disponibili, ad eccezione della nostra, vuol dire che la tensione verso la difesa degli interessi già consolidati dei ceti privilegiati ha avuto la meglio rispetto al nostro programma radicalmente teso a trasformare la società e a ridurre le diseguaglianze territoriali, di genere, generazionali. Sarebbe del tutto inappropriato in questo momento parlare di accordi, come pure ipotizzare una futura collaborazione alla luce dei nomi che scrivono i giornali».

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