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Alfabeto del Futuro: nuove tecnologie al servizio della ricerca e dell’arte

Uqido, Noima, Super Walls: tre realtà padovane raccontano un presente fatto di intelligenza artificiale, realtà aumentata, blockchain e vernici sostenibili

Roberto Rafaschieri
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Da sinistra Avesani, Bortolami, Silvestrin e Cagnan

 

Una città che innova, nelle tecnologie e nella diffusione della bellezza. Padova concorrerà nelle prossime settimane per diventare Capitale europea dell’innovazione, ma è già da tempo fucina di eccellenze tecnologiche e non solo. Protagoniste, durante “L’Alfabeto del futuro”, le esperienze di Uqido, Noima e del progetto della Biennale di street art raccontate nel dialogo con il nostro condirettore Paolo Cagnan.

REALTA’ AUMENTATA E SERVIZI

Uqido realizza software su misura per aziende ed enti in Italia e all’estero, con un team che ha saputo invertire le rotte della fuga dei cervelli arricchendosi di talenti provenienti da diversi paesi del mondo.

«Disegniamo strumenti che risolvano i problemi dei clienti – spiega il ceo Pier Mattia Avesani, utilizzando non casualmente una metafora artistica – Anche nel nostro lavoro la tecnica si apprende come si impara a suonare uno strumento, ma poi si dimentica, e sei va a sensazione: noi abbiamo un’orchestra di strumenti con cui comporre ogni volta una melodia».

Oltre a risolvere i problemi delle aziende, Uqido lavora a diversi progetti di grande valore sociale: un progetto divulgativo sullo scioglimento dei ghiacciai, in collaborazione con Ca’ Foscari, che include esperienze in realtà aumentata in grado di sensibilizzare sul problema climatico, ma anche un vero e proprio videogioco sviluppato con un’azienda di Boston per contrastare l’obesità facendo svolgere attività fisica ai bambini in realtà virtuale. Tecnologie futuristiche con un impatto molto reale sul mondo, come un tool per misurare il proprio numero di piede.

«Serve a fare acquisti consapevoli ma anche a ridurre l’impatto dei rifiuti generati dai resi dell’e-commerce – spiega Avesani – che oggi ammonta a 52 miliardi di chilogrammi di merce che va al macero»

IL DIGITALE PER TUTELARE L’ARTE

Noima invece è una startup innovativa padovana che si occupa di web reputation, guidata da Monica Bortolami. «Costruiamo un’identità digitale a chi non ce l’ha e monitoriamo e curiamo quella di chi ce l’ha già – spiega – Lavoriamo con sentiment analysis, blockchain e altri tool digitali, difendendo aziende, persone e prodotti, ma mettendo la tecnologia anche al servizio dell’arte: assieme a EZ Lab abbiamo sviluppato una piattaforma che tramite blockchain tutela la proprietà artistica garantendo sia chi acquista che gli artisti».

Il sistema permette di collegare l’opera fisica a un certificato di autenticità digitale. «Soprattutto gli artisti emergenti hanno necessità di tutelarsi anche da plagi e contraffazioni. Per questo ci stiamo attrezzando anche sugli aspetti giuridici: abbiamo finanziato una borsa di studio a Giurisprudenza all’Università di Padova proprio per capire meglio queste nuove fattispecie giuridiche».

L’INNOVAZIONE SUI MURI

Di bellezza si occupa anche Carlo Silvestrin, gallerista e creatore della Biennale della street art nata e affermatasi a Padova. «È stata solo la messa a terra di ciò che già esisteva – racconta – Abbiamo riportato a Padova street artist che si sono formati all’estero con un progetto di valorizzazione di zone che non vanno “riqualificate” ma che semplicemente non hanno il lustro degli edifici storici del centro».

L’idea è stata di dirottare una parte del pubblico della Biennale d’arte di Venezia «La street art non è per pochi – spiega – ma è arte di strada, senza orari, biglietti, dress code».

Nel 2019 la Biennale padovana ha raccolto 20 artisti, nel 2021 più del doppio, 49. Un modello replicato anche a Caorle, e che è sostenuto da una componente innovativa. «Sperimentiamo l’uso di vernici che esposte alla luce reagiscono con gli inquinanti presenti in atmosfera, facendoli precipitare. Un uso su grandi aree avrebbe un impatto ambientale forte».

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