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L’Alfabeto del Futuro a Padova: innovazione e cultura come chiavi di crescita

L’evento al Palazzo della Ragione esalta le nuove rotte della bellezza, dall’Urbs Picta alla street-art. La conservazione del patrimonio come fattore di sviluppo e volano non solo turistico

Laura Berlinghieri
Aggiornato 4 minuti di lettura

Alzando lo sguardo, c’è l’abbraccio ligneo della carena di una nave. Il gigantesco cavallo, anch’esso in legno, copia rinascimentale di quello del monumento al Gattamelata di Donatello, posa il suo sguardo sul palco allestito in fondo alla sala, protetto da un pannello con una promessa, in maiuscolo: «Futuro».

Tutto intorno, il grandioso ciclo di affreschi quattrocentesco, che ha contribuito a proiettare “Padova Urbs Picta” tra i patrimoni dell’Unesco. «Non ci si abitua mai» dice, guardandosi attorno, Fabrizio Brancoli, direttore del Mattino di Padova e dei quotidiani veneti Gnn, «Gli innovatori formidabili che hanno avuto a che fare con Padova oggi devono essere per noi fonte di ispirazione per noi. Da Giotto a Shakespeare, da Galileo a Piscopia».

Quale scenario migliore per raccontare «le nuove rotte della bellezza», tema della tappa padovana dell’Alfabeto del futuro, progetto editoriale che prosegue da anni, consegnando alle città dei quotidiani del gruppo Gnn nuove chiavi per leggere il divenire.

Giannini e Brancoli in collegamento con Ubaldeschi

 

Dopo gli appuntamenti di Mantova, Trieste, Genova e Udine (e avvicinandosi a Pavia, il 13 ottobre, e a Torino, il 27 ottobre), ieri pomeriggio il ciclo di incontri ha trovato casa a Padova, a palazzo della Ragione, nella centralissima piazza delle Erbe. Una delle tante tessere che, unite alle altre, compongono il mosaico di “bellezza” di questa città.

A moderare i dibattiti, il direttore de La Stampa e direttore editoriale dei quotidiani Gnn Massimo Giannini, il direttore del Mattino di Padova e dei quotidiani veneti Gnn Fabrizio Brancoli, il condirettore Paolo Cagnan e – qualche volta in diretta video, altre volte dal metaverso – Luca Ubaldeschi, direttore de Il Secolo XIX e responsabile editoriale del tour “L’alfabeto del futuro”.

«Si può pensare che parlare di bellezza, in un momento storico come questo, sia inopportuno. E invece non è così». Le parole di Massimo Giannini, direttore de La Stampa e direttore editoriale dei quotidiani Gnn, a conclusione dell’evento, ne racchiudono il senso.

Franco Bernabè, ora presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, ha vestito anche i suoi “vecchi” panni di amministratore delegato dell’Eni, tracciando i contorni per nulla rassicuranti dell’immediato futuro. Parlando di caro energia, gas, bollette: «Non esistono risposte semplici a problemi complessi. Esistono varie soluzioni, che si possono studiare nel lungo periodo. Dovremo sopravvivere nel 2022 e nel 2023, poi la situazione sarà più sopportabile. Il problema è che, parlando di gas, in Italia non si fa esplorazione da 25 anni» ha detto, incalzato da Massimo Giannini, proprio sulla questione dei rincari energetici.

Prospettive simili si sono colte dalle parole di Cristina Balbo, direttrice regionale Veneto Ovest e Trentino-Alto Adige di Intesa Sanpaolo: «Ci sono imprese energivore che hanno bloccato le produzioni. E molte famiglie andranno incontro a un periodo di enormi difficoltà e impoverimento, accompagnato dal rischio del crollo del potere d’acquisto».

Cristina Balbo (Intesa San Paolo) con Matteo Marian

 

Ma c’è sempre un risvolto di speranza. «Perché l’aumento dei prezzi è talmente forte che determinerà comportamenti virtuosi. Come sta già accadendo» dice ancora Bernabé.

E, soprattutto, in mezzo a tutto questo, nel bel mezzo di una guerra, con la minaccia dell’atomica, al termine (e nemmeno) di una pandemia, in quello che probabilmente è il periodo più nero per l’Europa, dal secondo dopoguerra, si riesce ancora a parlare di bellezza. A parlare di cultura. «I primi segnali che si vedono sono confortanti e dobbiamo avere fiducia» dice Giannini, guardando oltre. Non è facile, in un orizzonte oscurato da una violenza che ora si consuma quasi alle porte di casa nostra. «C’è una guerra e sappiamo bene da che parte dobbiamo stare».

Il sindaco di Padova Sergio Giordani con il direttore Brancoli

 

E, in questo contesto, proprio la bellezza e la cultura possono essere la leva per guardare al futuro. Lo chiedono i cittadini padovani, rispondendo al nostro sondaggio. Lo dice Balbo, incalzata dal giornalista del Mattino Matteo Marian: «Sì, con la cultura si mangia».

Lo ribadisce il direttore d’orchestra Beatrice Venezi, dialogando con il direttore Fabrizio Brancoli: «L’Italia è seduta su un patrimonio di bellezza non quantificabile, ma dobbiamo imparare a fare sistema». «Essere un’orchestra» suggerisce, con una metafora efficace, il direttore Brancoli.

Ecco allora che la parola “bellezza” ne chiama immediatamente un’altra: innovazione. La seconda leva per parlare di futuro. Per questo, tra gli ospiti di ieri, c’era una delle figure che più di ogni altra può impersonare l’idea di “divenire”. Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova: un ruolo che, da solo, dona l’idea del domani. Un domani che è concetto intrinseco allo stesso ateneo veneto, il primo che vide una donna laureata.

Era il 1678 ed Elena Cornaro Piscopia conseguiva la Laurea in Filosofia. «Ho avuto modo di leggere il suo verbale originale di Laurea. Scritto a mano, interamente in latino. E, per la prima volta, proprio in quel verbale, è stata declinata al femminile la parola “dottore”. Fino a quel momento, non era mai stato necessario farlo» ha raccontato la rettrice, intervistata dal direttore Fabrizio Brancoli.

È il passato che ha scommesso sul futuro, vincendo. È quello di cui si è parlato nel corso del panel condotto dal condirettore dei quotidiani veneti Gnn Paolo Cagnan. Tema di fondo: l’innovazione. Anticipare, intercettare e presentarsi al futuro, già pronti.

Ed è un futuro che non può prescindere da un cambio di paradigma, da un cambio di pensiero, da un cambio di sensibilità. Niente più “money for money”, quando si parla di arte, ad esempio.

«Il patrimonio culturale non è fatto per la sua valorizzazione commerciale o turistica, ma per il riconoscimento del suo valore universale e per la sua conservazione per il futuro» dice Bernabè, nei suoi panni attuali di presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco. E poi: «L’impatto turistico della cultura può creare moltissimi problemi e provocare danni notevoli: basti pensare a Venezia. Per questo serve trovare un equilibrio, come è stato fatto a Padova, con il suo bellissimo centro storico che è stato valorizzato, impedendo il passaggio delle auto».

Alfabeto del Futuro: "Giotto sarebbe stato il miglior digital artist nel Metaverso"

Anche qui: bellezza, pensiero, scommesse, futuro e innovazione. Insomma, il futuro è qui e ora. E si può persino toccare. Lo si è fatto anche ieri, dato che l’intero evento si è svolto su due piani paralleli: nel mondo “reale” e nel metaverso. Con un’incursione persino nella Cappella degli Scrovegni – uno dei gioielli della città – scortati da Marina Bellini (aka Mexi Lane in Second Life), art director di Alfabeto metaverso. «Parliamo di un giro di affari da centinaia di miliardi di euro, in grado di produrre posti di lavoro» spiega da remoto il direttore Luca Ubaldeschi, prima di immergere il suo avatar nel capolavoro di Giotto.

È il genio che si intreccia alla bellezza, nella città dell’arte, della scienza e dello studio, che su questo connubio ha fondato la sua fortuna

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