Mosca, 5 rotte per prendere il Donbass. Ma per il 77% degli ucraini no alla cessione di territorio

Un sondaggio condotto tra il 13 e il 18 maggio dimostra che anche ad est - dove la battaglia è feroce il 68% delle persone non vuole cedere territorio agli invasori

Infuria la battaglia nel Donbass, e la Russia sta facendo lenti ma inesorabili progressi. L'area con gli scontri più critici è un fazzoletto di terra largo poco più di 100 chilometri che comprende tre città chiave: Sloviansk, Kramatorsk e Sievierdonetsk. Quest'ultima, la città più orientale ancora sotto il controllo ucraino, nell'immediato l'obiettivo principale di Mosca, è accerchiata su tre lati e rischia di essere tagliata fuori dai rifornimenti. I russi stanno investendo per questi piccoli avanzamenti locali una quantità enorme di uomini, mezzi e risorse. La nuova tattica però sta effettivamente portando qualche risultato, dopo le umiliazioni subite attorno a Kiev e Kharkiv. Se Sievierdonetsk cadesse, le truppe di Mosca potrebbero concentrare il fuoco ancora di più su Sloviansk e Kramatorsk, le due città gemelle al centro del Donbass. Secondo un'analisi del New York Times, il Cremlino punta al controllo di cinque rotte convergenti su Sloviansk che gli permetterebbero di accerchiare decine di migliaia di soldati ucraini. Probabilmente i migliori soldati ucraini. Agguerriti, armati e ben radicati su posizioni di difesa. Ma se l'Ucraina non riesce a difendere il territorio che sta perdendo, potrebbe non essere più in grado di recuperarlo. Occorrono molti più soldati per sferrare un attacco e Kiev non è detto che li abbia. Certe analisi sono più ottimiste sulle possibilità di successo della controffensiva ucraina. Ma tanti esperti invece prevedono una situazione di stallo.

Ed è qui che si inseriscono le ultime dichiarazioni dei leader ucraini. Oggi il presidente Zelensky, in collegamento video al World Economic Forum in Svizzera, ha detto che l'Ucraina sta lottando per la sua sovranità e per rivendicare «tutti i suoi territori». In che senso «tutti i suoi territori»? Zelensky qui pare riferirsi al desiderio di riprendersi le terre annesse dalla Russia in Crimea e Donbass già nella prima aggressione del 2014. Altre volte però lo stesso Zelensky era sembrato meno massimalista. Per fermare i combattimenti si era detto pronto ad «accantonare il tema Crimea». Un cessate il fuoco con il ritorno ai confini precedenti all'invasione del 24 febbraio. La Russia, ha detto Zelenski, potrebbe ritirarsi su quelle posizioni se davvero avesse a cuore i colloqui di pace. Quanto gli ucraini siano disposti o siano costretti a cedere territorio all'invasore è un tema sempre più dibattuto - perché la guerra sta avendo conseguenze molto pesanti sull'economia e sui sistemi alimentari nel mondo.

Anche Henry Kissinger, ex segretario di Stato americano, ha voluto dire la sua, sempre a Davos. Kissinger, 98enne, ha avuto un ruolo centrale nel piano di distensione americana con l'Unione Sovietica negli anni 70, piano che in seguito fu messo da parte. Oggi Kissinger consiglia a Kiev di rinunciare a un po’ di territorio in cambio della pace. In collegamento video, Kissinger ha detto: «I negoziati devono cominciare nei prossimi due mesi prima che accadono sconvolgimenti e tensioni che non sarà facile superare». Aggiungendo poi: «idealmente, la linea di demarcazione dovrebbe essere un ritorno allo status quo precedente». Ma precedente a cosa? E' molto probabile che Kissinger si riferisse ai confini dell'Ucraina prima dell'inizio della guerra a febbraio, e ha spiegato che «perseguire la guerra oltre quel punto non riguarderebbe la libertà dell'Ucraina, ma un nuovo conflitto contro la stessa Russia».

Nelle sue analisi però Kissinger sembra ignorare completamente un fatto. Anche i politici ucraini hanno un'opinione pubblica a cui rendere conto. E quest'opinione pubblica al momento non sembra per nulla d'accordo a rinunciare a qualcosa sui confini. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dall'Istituto di sociologia di Kiev, l'82% degli ucraini afferma di non voler cedere territorio alla Russia. Lo studio è stato condotto tra il 13 e il 18 maggio intervistando al telefono circa 2000 persone in tutti gli oblast dell'Ucraina controllati dal governo prima dell'invasione del 24 febbraio. In tutte le regioni dell'Ucraina - afferma il sondaggio - la maggioranza degli abitanti è contraria a qualsiasi concessione territoriale. Anche ad est - dove come abbiamo detto la battaglia oggi è feroce - il 68% delle persone non vuole cedere territorio agli invasori (solo il 19% è pronto a fare concessioni). A sud l'83% non ha alcuna voglia di lasciare terra ai russi (mentre il 9% è favorevole). E la situazione è analoga nei territori occupati. Secondo il sondaggio, tra gli intervistati che attualmente vivono in aree controllate dai russi, il 77% dice di no a qualsiasi cessione territoriale (il 18% invece è pronto a fare compromessi). E ancora: tra coloro che hanno lasciato i territori occupati dopo il 24 febbraio, l'82% si oppone a concessioni al nemico, e solo il 5% è favorevole. Questi numeri ci fanno capire quanto il paese sia determinato a scacciare gli invasori - e non importa se la guerra sarà lunga.

Il problema è che la Russia ha altri piani. E' avanzata a carissimo prezzo in Donbass e nel sud lungo la costa del Mar Nero. A questo punto tornare indietro non sembra un'opzione realistica. Lo dimostra ciò che sta succedendo a Kherson, nel sud, dove le autorità locali insediate da Mosca brigano per costituire un altro staterello filo russo. Scacciarli da lì sarà uno scontro lungo e sanguinoso.

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