Almeida giù dalla torre del Menadòr

La battaglia sul Menador tra Carapaz, Hindley e Landa

Sulla salita verso Lavarone il portoghese cede oltre un minuto.Carapaz, Hindley e Landa si mettono al sicuro il podio: sulle ultime montagne la lotta per la rosa

LAVARONE. Incontaminatezza. Passeggi un attimo per i boschi della Val di Cimbra e sintetizzi tutto con questo sostantivo. Per arrivarci però a oltre quota mille dell’altopiano c’è una salita il cui nome dice tutto: Menadòr. Quella strada, scavata nella roccia e utilizzata dai Kaiserjager austroungarici per andare a combattere contro gli italiani nella Grande Guerra, ha deciso un pezzo di Giro d’Italia.

Santiago Buitrago vince a Lavarone

Perché è lunga, quasi 8 km, tosta, quasi il 10 per cento di pendenza, con quei tornanti meravigliosi. Lì, a meno di crolli clamorosi, si è delineato il podio del Giro d’Italia: Richard Carapaz (Ineos), Jai Hindley (Bora), sempre incollato a 3” dall’ecuadoriano, Mikel Landa, che ha contributo non poco alla giornata d’oro della sua Bahrain Victorious, che ha vinto la tappa di Lavarone con il giovane colombiano Santiago Buitrago, ma alla fine ha comunque perso 6 secondi dagli altri due.

Eccolo il podio, perché ora i tre dopo una settimana di sforzi in salita, sono riusciti a staccare di oltre un minuto l’indomito portoghese Joao Almeida (Uae), cui le dure rampe del Menador sono andate indigeste. Ora il cronoman è a 1’54”, già troppo per sognare clamorosi ribaltoni nella frazione finale di 17 km contro le lancette a Verona. E con l’ostacolo tappone dolomitico da superare prima.

Sarà quindi battaglia a tre. Carapaz va forte, ha fatto la volata a Lavarone dimostrando potenza e staccando di 6” Landa. «È stata dura, ma mancano anche due tappe dure», ha detto. Hindley? Pedala agile, non si stacca dagli altri due. Abbiamo la sensazione a volte che ne abbia pure di più quando la strada sale.

Mathieu Van der Poel (Alpecin) al traguardo


Landa? Ieri ha potuto contare su una Bahrain sontuosa. Mandato, come detto. Buitrago a giocarsi con successo la tappa, un duraccio come l’olandese Wout Poels, non a caso re della Liegi 2016, ha pilotato Landa in salita. Insomma, il basco è a 1’05” ma ha squadra forte e gambe per provarci. Curiosità i ds rampanti di Bahrain e Bora, Franco Pellizotti ed Enrico Gasparotto sono friulani, ex compagni di squadra e pure molto amici: occhio alle alleanze.
Spettacolare la lotta davanti per la tappa. Mathieu Van der Poel (Alpecin) dai muri delle Fiandre, per quel fuoriclasse che è, si è trovato pure a battagliare sul Menador. L’ha superato l’altro olandese Gijs Leemreize (Jumbo) a sua volta superato dal colombiano Buitrago, caduto pure in gara e in lacrime domenica a Cogne per aver perso da Giulio Ciccone. In comune con il rivale l’età.
Con i veterani Vincenzo Nibali (Astana) scivolato ieri dietro di un paio di minuti, e Domenico Pozzovivo (Intermarchè) ancora più indietro a 12 minuti, dove sono i giovani italiani?
Oggi ultima volata del Giro: Borgo Valsugana-Treviso. 152 km, prima delle montagne-verità. Per mettere un po’ d’ordine sul quel podio virtuale deciso dal Menador.

a.simeolimessaggeroveneto.it

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