Vaccini d’autunno per tutti, o forse no: a che punto sono i test sull’efficacia contro le ultime varianti?

In autunno ci rivacciniamo tutti. No, basta offrire la copertura a chi ha da 65 anni in su. Meglio invece partire dai cinquantenni. Su a chi somministrare la quarta dose a ottobre gli esperti si dividono, ma dal palazzo dell’Ema ad Amsterdam spunta la grande incognita delle due nuove sotto varianti BA.4 e BA.5, destinate a diffondersi rapidamente come le consorelle perché ancora più contagiose. Il problema è che i vaccini aggiornati ai quali l’Agenzia europea del farmaco “dovrebbe dare il via libera a settembre, se non prima, non sono stati al momento testati su queste ultime due versioni mutate del virus”, ammette Marco Cavalleri, responsabile della task force vaccini dell’Ema. “Se con BA.1 e Ba.2 i nuovi vaccini si riveleranno efficaci dovremmo attenderci altrettanto con le versioni 4 e 5 ma in questo momento è difficile fare previsioni. Solo quando avremo a disposizione almeno i dati di efficacia delle prime due sottovarianti potremo decidere se converrà o meno avviare un richiamo in autunno”, ammette Cavaleri. Aggiungendo che “per l’Ema se risultassero efficaci lo sarebbero per tutta la popolazione, ma che saranno poi i singoli Stati a decidere a quali fasce di età eventualmente somministrarlo”. Ma sulla campagna d’autunno pesa appunto un “se” grande come una casa sulla capacità dei nuovi vaccini di alzare un efficace muro contro Omicron 4 e 5, “che hanno fin qui dimostrato una grande capacità di aggirare le nostre difese”, mette in chiaro Walter Ricciardi, presidente della federazione mondiale delle società di igiene pubblica e consulente di Speranza. Che punta il dito contro la miopia dei governi occidentali. “Si continua a ignorare che le varianti emergono e si diffondono a partire dalle parti del mondo non vaccinate. Purtroppo in questa fase la politica è debole, fatte salve figure di spicco come la presidente Ursula von der Leyen, che sta promuovendo azioni concrete, come quella di puntare a un meccanismo di licenze obbligatorie, che consentirebbero il trasferimento di tecnologie nel sud del Mondo, consentendo la produzione in loco di miliardi di dosi”.

E che con il “mondo di sotto” ci sia un problema lo ha messo ieri ben in luce il Premier Draghi. “Siamo ancora indietro rispetto al nostro obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione di ciascun Paese entro la metà del 2022”, ha ammesso al secondo Global Covid summit di Washington. Dove ha annunciato che “l’Italia stanzierà ulteriori 200 milioni di euro per l’Act Accelerator e metterà a disposizione dell’iniziativa Covax altre e 31 milioni di dosi di vaccino”.
Intanto la Commissione europea ha raggiunto una intesa con Pfizer per garantirsi ad ottobre le consegne di un adeguato numero di dosi adattate alle nuove varianti, contro una eventuale nuova ondata. Perché “lo sviluppo di vaccini efficaci ha segnato una svolta nella lotta contro la pandemia. Ma come ben sappiamo non è finita”, sottolinea Draghi.

In attesa di sapere se potremmo contare su vaccini efficaci contro le nuove sotto varianti i contagi intanto calano. Meno 27,5%, ma con il 23,6% di tamponi in meno nell’ultima settimana, documenta il rapporto Gimbe. Che preannuncia un’estate serena prima di capire come girerà il vento in autunno.

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