La foto-famiglia armi in mano, specchio di un Paese lacerato

Dal corrispondente da Washington. Thomas Massie, deputato repubblicano dal 2012 per il Kentucky eletto in uno dei distretti più conservatori del Paese, non è nemmeno così originale. Mostrarsi seduto su un divano di pelle nel salotto di casa, all’ombra dell’albero di Natale, attorniato da figli, moglie e parenti vari, tutti con in braccio fucili ed armi semiautomatiche, sta cominciando a diventare un cliché. Michele Fiore, biondissima deputata del Nevada, nel 2015 inviò cartoline di auguri natalizi con la famiglia nella medesima posa dei Massie. Una inviava auguri, l’altro invece firma una letterina su Twitter a Babbo Natale chiedendogli di inviare munizioni in regalo.

Il deputato Massie è – va da sé – uno strenuo difensore del diritto per gli americani di dotarsi di armi da tenere fra scantinati, comodini, librerie o in vista in salotto. Nel 2018 in un’intervista alla Npr sostenne – ma la tesi è condivisa da un numero amplissimo di falchi pro-gun – che nemmeno leggi più restrittive avrebbero impedito stragi come quella alla Columbine nel 1999. Vorrebbe abbassare a 18 anni la possibilità di comprare un’arma. La motivazione? «Ci si sposa, si divorzia, si guida, si è già adulti a quella età, perché una madre single non dovrebbe avere il diritto di possedere e usare un’arma?», ha detto in una nota.

La foto-famiglia armi in mano ha creato scompiglio e reazioni. Massie ha postato l’immagine a pochi giorni dalla sparatoria alla Oxford High School in Michigan, 4 studenti morti. Ethan Crumbley, lo sparatore, aveva ricevuto in regalo dal padre un’arma semiautomatica. La mamma postava sui social inviti a vedere il nuovo regalo di Natale del figlio. Che poi l’ha usato tanto che a finire indagati – prima volta assoluta – sono finiti anche i genitori. «Immagini come quella di Massie – ha detto Fred Guttenberg, padre di una delle vittime della strage di Parkland nel 2018 – fanno passare l’idea che possedere e mostrare un’arma sia figo, facendo così, si esaltano solo alcuni comportamenti». Fred ha replicato al deputato postando due foto: quella della figlia Jamie e la lapide dove riposa ora.

Eppure, se lo sdegno è bipartisan, c’è anche chi esalta Massie. Lauren Boebert, repubblicana del Colorado e diventata famosa per le uscite islamofobe contro la deputata democratica musulmana Ilhan Omar, applaude il collega. «Ecco la mia cartolina di Natale», ha twittato entusiasta riferendosi alla foto a famiglia armata di Massie.

Il leader del Gop alla Camera Kevin McCarthy a cui persino Pelosi ha chiesto di condannare le esternazioni contro Oman, tace. Segnale di una politica estremamente divisa e specchio di un Paese lacerato dove – notava il Washington Post – chi è portatore di messaggi radicali ed estremi sta prendendo il potere o quantomeno ha amplificato la sua presa su una società frammentata. E temi come i diritti delle minoranze, l’aborto, l’istruzione e appunto le armi sono il terreno su cui la politica e la società americana oggi si misurano e si scontrano. Ecco perché in questo contesto il caso Massie va oltre la questione delle armi e il diritto a possederle (sancito comunque nel Secondo Emendamento): è una battaglia identitaria che non accetta compromessi.

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