L’Italia nella morsa dei prezzi

L’inflazione adesso fa paura: a ottobre al 3,8%. Nell’Eurozona sfiorato il 5%, record da 20 anni. Draghi: «Interverremo di nuovo sulle bollette»

ROMA. L’inflazione assesta un’altra zampata e adesso fa davvero paura: a novembre, infatti, l’indice dei prezzi rilevato dell’Istat accelera ancora e sale di un altro 0,7% rispetto a ottobre arrivando a +3,8 (dal +3,2 stimato un mese fa). Si tratta di un livello che non si registrava dal settembre del 2008 e che desta allarme tra i consumatori e nel governo. A livello europeo va anche peggio visto che l’inflazione annuale dell’Eurozona passa dal 4,1 di ottobre al 4,9, segnando in questo caso il record assoluto da vent’anni a questa parte, ovvero dall’inizio delle serie statistiche.

Per le famiglie si prospetta una mazzata da oltre mille euro, mentre per Draghi e C. si ripropone l’emergenza del caro-bollette a cui mettere presto di nuovo mano.

A pesare in tutto il Continente, infatti, è soprattutto la crescita dei prezzi dei beni energetici: +27,4% nella Zona euro e +30,7% in Italia, dove in particolare si registra una accelerazione della componente non regolamentata (che passa da +15 a +24,3%), mentre la componente regolamentata, «pur mantenendo una crescita molto sostenuta», registra un lieve rallentamento (da +42,3% a +41,8%). Accelerano rispetto a ottobre, ma in misura minore, anche i prezzi dei beni alimentari lavorati (da +1% a +1,7%) e non lavorati (da +0,8% a +1,5%) e quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +3,6%). L’«inflazione di fondo», al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano entrambe da +1,1% di ottobre a +1,4%.

«Un rialzo nefasto» lo definisce il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimo Dona, secondo il quale per una coppia con due figli l’aumento del costo della vita su base annua sarà pari a 1.346 euro, 524 solo per abitazione, acqua ed elettricità e 567 euro per i trasporti, mentre in media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1.043 euro (493 per la casa e 363 per i trasporti). Assoutenti parla di 1.000 in più a famiglia, Federconsumatori di 1.132, 1.167 il Codacons.

La fiammata dell’inflazione allarma Confcommercio e Confesercenti, perché riducendo il potere d’acquisto può produrre una frenata della spesa delle famiglie, mettere a rischio le compere di Natale, e quindi frenare la ripresa.

Tutti chiedono di intervenire per neutralizzazione gli incrementi dei prezzi dell’energia e fermare definitivamente la crescita delle bollette. «Il governo è pronto a intervenire di nuovo», ha assicurato ieri il presidente del Consiglio intervenendo alla presentazione del manifesto «Lavoro ed energia» promosso da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. «Per limitare i rincari nel breve periodo e aiutare in particolare le famiglie più povere – ha spiegato Draghi – abbiamo stanziato 1,2 miliardi di euro a giugno e oltre 3 a settembre. Interveniamo in legge di bilancio e siamo pronti a continuare a farlo, con particolare attenzione per le fasce più deboli».

Il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti è preoccupato soprattutto per «l’impatto sulle imprese», perché «in alcuni settori il caro energia rischia di mandare fuori mercato e rende impossibile l’attività economica». Per questo bisogna «cercare di sterilizzare questo tipo di impatto», mentre a livello europeo va definito «un piano per evitare conseguenze peggiori come arrivare a un black out» ipotesi «che non è da escludere rispetto all’attuale assetto dell’approvvigionamento energetico». Per il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani «stiamo pagando un errore iniziale di un Paese che non ha energy mix giusto, che ha deciso di importare tutto, invece di produrre. In sei mesi la risoluzione di un problema che ha venti anni e che è passato su scelte sbagliate richiede più tempo, meno contestazione e più collaborazione». Ad esempio, fosse per lui, «senza aprire nuove trivellazioni», «bisognerebbe sfruttare meglio quelle esistenti e che non sono utilizzate ed aumentare più che si può la produzione di gas italiano, così si risparmia e si riduce l’import».

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