Il bollettino di oggi 15 settembre: 4.830 casi e 73 morti

540 persone in terapia intensiva, -14 da ieri

Salgono a 4.830 i contagi nelle ultime 24 ore con il tasso di positività in salita di tre decimali all’1,5% ma con i morti ancora in aumento, oggi 73. In calo invece i ricoverati, meno 14 nelle terapie intensive e 37 in meno nei reparti di medicina.

Risalgono da 204 a 306 i casi oggi in Piemonte dove il tasso di positività dallo 0,9 passa all1,5%.

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In Lombardia contagi sempre in crescita da 435 a 628 con il tasso di positività che dallo 0,7 passa all’1,2%. In Veneto salgono da 427 a 525 i nuovi casi di Covid-19 mentre sono tre i decessi nelle ultime 24 ore. I ricoveri nei reparti ordinari sono 272 (+11); cala infine (53) il numero di pazienti in terapia intensiva, – 6.

I nuovi casi Covid registrati in Toscana nelle 24 ore sono stati 373 su 19.102 test di cui 9.828 tamponi molecolari e 9.274 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 1,95% (5,6% sulle prime diagnosi). I nuovi positivi sono circa un centinaio in più rispetto a ieri quando erano stati 279 su 17.516 test di cui 7.099 tamponi molecolari e 10.417 test rapidi. Il rapporto tra nuovi casi ed esami effettuati è salito (ieri era 1,59%).

Passano da 187 a 189 i nuovi casi di infezione da Covid-19 registrati oggi in Puglia su 13.864 test eseguiti con un tasso di positività dell'1,36% (ieri 1,2%). Quattro i decessi. Sono 3.353 le persone attualmente positive, 186 quelle ricoverate in area non critica, 19 sono in terapia intensiva.
Salgono da 155 a 299 i casi in Calabria dove il tasso di positività quasi raddoppia dal 3,6 al 6,7% mentre l’incidenza settimanale dei contagi ogni 100mila abitanti è a quota 89.
Anche in Sardegna contagi in risalita da 68 a 104 con l’incidenza a 47.2, vicina alla prima soglia di  guardia di 50.
Calano invece da 684 a 471 i contagi in Sicilia che vede così allontanarsi il rischio della fascia arancione.

Efficacia della terza dose
Mentre in Italia ci si avvia a somministrare la terza dose ai pazienti più fragili i dati che provengono da Israele sembrano accreditare la sua efficacia. Il “booster” offrirebbe infatti livelli di anticorpi 10 volte maggiori rispetto a quelli rilevati dopo la seconda. Lo rilevano studi preliminari di uno studio sierologico condotto dall'ospedale Sheba di Ramat Gan vicino Tel Aviv sullo staff interno. Lo studio - ripreso dai media - ha messo in comparazione i livelli di anticorpi del personale una settimana dopo il booster con quelli dello stesso personale una settimana dopo la seconda dose.

Paesi meno ricchi
Ma se nei Paesi più ricchi si parte con la terza dose, in Africa ben pochi hanno fatto la prima e questo rischia prima o poi di far rientrare dalla finestra il virus che pensavamo di avere cacciato dalla porta. Nel mondo sono state infatti oltre 5,7 miliardi le dosi di vaccino Covid-19 somministrate, ma solo il 2% è andato a persone che vivono in Africa. A tornare sul gap che penalizza i paesi poveri nell'accesso ai vaccini è l'Organizzazione mondiale della sanità in una conferenza stampa.
L'Agenzia delle Nazioni Unite esorta ogni paese a vaccinare almeno il 40% della popolazione entro la fine del 2021 e spera di arrivare al 70% della popolazione mondiale entro la metà del prossimo anno. Tuttavia, ha sottolineato il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in Africa, dove vivono oltre 1,2 miliardi di persone, solo due paesi hanno raggiunto l'obiettivo del 40%, il più basso. «Questo non è perché i paesi africani non hanno la capacità o l'esperienza per lanciare i vaccini Covid-19. È perché sono stati lasciati indietro dal resto del mondo», ha aggiunto il dg dell'Oms. Questo rende tutti i paesi del mondo più vulnerabili. «Più a lungo persiste la disuguaglianza vaccinale - ha proseguito - più il virus continuerà a circolare e a cambiare, più a lungo continuerà la disgregazione sociale ed economica e maggiori saranno le possibilità che emergano più varianti che rendono i vaccini meno efficaci».

E alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che oggi ha ricordato i 700 milioni di dosi inviate dall’Ue ai Paesi in via di sviluppo replica duramente Medici senza frontiere. «Il divario tra la bella retorica dell'Ue sulla pandemia di Covid e le azioni è imbarazzante. Nonostante le dichiarazioni autocelebrative, le esportazioni di vaccini da parte dell'Unione europea sono state ampiamente insufficienti», ha detto il presidente di Medici senza frontiere Christos Christou.
«L'Ue non ha condiviso tempestivamente le dosi di vaccino promesse», ha sottolineato Christou accusando l'Unione europea di aver «bloccato le iniziative per la produzione e la fornitura di vaccini a livello globale». «Se l'Ue vuole davvero evitare di trasformare questa nella pandemia dei non vaccinati dovrebbe sbloccare i negoziati sui brevetti all'Organizzazione mondiale del commercio, garantire la condivisione delle tecnologie per i vaccini e accelerare le consegne di vaccini al programma Covax e ai Paesi a basso e medio reddito», ha concluso il presidente di Msf.

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