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La favolosa impresa delle Farfalle di bronzo: “In questa medaglia tutte le lacrime che abbiamo versato”

«Facciamo parte di una spedizione da record e siamo felici di aver contribuito a scrivere la Storia»

DALL’INVIATO A TOKYO. Missione compiuta: 40 medaglie, mai un giorno senza podio. Numeri facili da ricordare, ci aiuteranno a ricordare questo momento storico dello sport nazionale: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi. L’ultima, favolosa impresa è quella delle Farfalle. Le ragazze della ginnastica ritmica hanno conquistato il terzo posto nella gara a squadre, vinta dalla Bulgaria davanti alla Russia che dal 2004 a oggi aveva sempre trionfato.

Martina Centofanti, Agnese Duranti, Alessia Maurelli, Daniela Moguerean e Martina Santandrea hanno chiuso con 87,700 punti, contro i 92,100 delle bulgare e i 90,400 delle ragazze del Roc, il comitato olimpico russo che partecipa ai Giochi senza la bandiera nazionale.

«Questa mattina ci siamo truccate per un’ora, adesso è andato via tutto. In questa medaglia ci sono tutte le lacrime che abbiamo versato» si commuove Alessia Maurelli, la capitana della squadra. La giornata era cominciata sotto cattivi auspici. Dopo due settimane quasi ininterrotte di sole, quando hanno aperto le finestre le ragazze hanno visto la pioggia e si sono ricordate che ai Giochi di Rio cinque anni fa pioveva durante la loro gara. E hanno avuto brutti pensieri, perché quell’avventura si concluse con un quarto posto per un verdetto piuttosto discutibile.

Ma è stato un attimo. Alessia e le altre si sono subito ricompattate e hanno fatto squadra come sempre. «Quando sono insieme emanano un’energia positiva», spiega la dt Emanuela Maccarani. «Per forza, lavoriamo insieme otto ore al giorno per undici mesi all’anno», fanno eco le ragazze. «Facciamo parte di una spedizione da record e siamo felici di aver contribuito a scrivere la Storia».

Le Farfalle rivelano un segreto: per l’esibizione finale avevano portato un costume dai colori caldi del sole e dell’alba (il sol levante) e decorato due ideogrammi giapponesi che rappresentano il sogno e la farfalla. Per scrupolo, la squadra italiana ha chiesto l’autorizzazione al Cio (il regolamento vieta le scritte sulle tenute da gara), che l’ha concessa. Ma alla vigilia delle prove di qualificazioni è arrivata la telefonata della federazione internazionale, che con solerzia degna di migliore scopo ha negato l’autorizzazione: «Non potete indossarlo». «Quando l’abbiamo saputo ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette: «Se mai arriverà una medaglia, lo indosseremo a Casa Italia».

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