Agostino Miozzo: “Vaccino obbligatorio anche per gli studenti e in classe deve rimanere il distanziamento”

L’ex coordinatore del Cts verso la riapertura delle scuole: «L’alternativa è fare come in Francia: in Dad vadano solo i no vax»

ROMA. Per Agostino Miozzo il fine non giustifica i mezzi. Far ripartire la scuola in presenza per tutti è un obiettivo sacrosanto, spiega l’ex coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, «ma non capisco la logica della decisione di annullare il mantra del distanziamento di un metro tra gli studenti, allora leviamolo anche al ristorante o in metropolitana». Il Piano Scuola del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di cui Miozzo è stato anche consulente per alcune settimane la scorsa primavera, ricalca il parere del Cts dello scorso 12 luglio, in cui si afferma che, laddove non fosse possibile garantire le giuste distanze in classe, non sarà più automatico il ricorso alla didattica a distanza, ma si potrà restare tutti a lezione indossando la mascherina. Non si comprende la ratio scientifica, secondo Miozzo, visto che «già dallo scorso anno il Cts definì, nella misura di “un metro dalle rime buccali”, la distanza minima di sicurezza tra gli studenti per evitare il rischio delle “droplets”. Oltre alla distanza, gli studenti avrebbero comunque dovuto indossare le mascherine».

Quindi, per tornare a un concetto caro al premier Draghi, questo non è un rischio ragionato?
«Quella del Cts è una mediazione scientifica e inevitabilmente comporta dei rischi, che mi auguro i dirigenti scolastici siano in grado di analizzare e valutare di conseguenza. Rendendo opzionale il metro di distanza, però, oggi rischiamo di vanificare tutti gli sforzi fatti negli ultimi mesi, che oltretutto ci consentivano di utilizzare questa grande emergenza per portare la scuola italiana a dei livelli di normalità e sicurezza analoghi a quelli di altri Paesi dell’Ue».

Per risolvere il cronico problema della mancanza di spazi e delle aule sovraffollate…
«Esatto, quelle indicazioni di prevenzione sanitaria hanno imposto al governo la spesa di miliardi di euro per rinnovare l’arredo, cercare nuovi spazi e assumere nuovo personale. Il rischio è quello di abbandonare questo sforzo e di tornare alle cosiddette “classi pollaio”».

Secondo molti presidi, ricominciare l’anno scolastico con una quota di didattica a distanza sarà inevitabile. È d’accordo?
«La premessa è che condivido l’imprescindibile necessità di tornare a scuola in presenza, in ragione dei gravi danni provocati su un’intera generazione di giovani italiani dal tempo prolungato in cui è stata imposta la Dad. Uno strumento didattico introdotto in emergenza, mentre oggi mi pare che rischi di essere considerata uno strumento ordinario di gestione delle criticità della scuola. Non credo, però, sia un obbligo ricorrervi a settembre: molto dipenderà dalle specifiche realtà scolastiche, dalle soluzioni adottate per risolvere il problema dell’affollamento delle aule, degli orari di ingresso, dell’organizzazione dei trasporti. E, ovviamente, dalla percentuale raggiunta con le vaccinazioni di docenti, personale e studenti».

Ecco, su questo fronte c’è ampio dibattito: lei è sempre a favore dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico?
«Guardi, i dati nel complesso non sono del tutto negativi. Se nelle prossime settimane un’altra piccola percentuale ricorrerà alla vaccinazione, il problema sarà in qualche modo risolto. I pochi, percentualmente, che non si sono vaccinati potrebbero essere assegnati a servizi che non prevedono contatto con gli studenti».

E se invece la percentuale dei non vaccinati restasse vicina all’attuale 15%? Green pass anche a scuola?
«Personalmente sono favorevole al Green Pass come strumento di incentivazione assoluta alla vaccinazione. Concordo con la posizione dei presidi circa l’obbligo vaccinale per il personale e, a mio parere, dovremmo andare rapidamente verso l’obbligo anche per gli studenti. O, in alternativa, adottare la decisione già presa in Francia, per cui in Dad ci debbano andare solo coloro che non hanno fatto la vaccinazione».

Questo aspetto cruciale nel Piano Scuola del ministro Bianchi non viene affrontato: il documento sembra un po’ la fotocopia di quello dell’anno scorso. Serviva qualcosa in più?
«Mi sarei aspettato di vedere qualcosa di più sulla medicina scolastica, sulle ipotesi di emergenza e su come si affrontano le emergenze che avremo, numerose, nei prossimi mesi. Che succede se abbiamo uno o più casi positivi in una classe? Non è sufficiente dire che si rimanda la soluzione alle strutture sanitarie del territorio: oggi abbiamo una popolazione vaccinata, che l’anno scorso non c’era e che domani rivendicherà un trattamento diverso proprio in ragione della vaccinazione fatta».

D’altra parte, nel Piano non vengono previsti test diagnostici o screening preliminari a scuola…
«Appunto, queste sono azioni adottate da mesi in molte realtà del nostro Paese e dovrebbero essere considerate, per poter immaginare soluzioni che supportino la decisione di annullare il metro di distanza, altrimenti il ricorso alla Dad sarà inevitabile».

Tornando al Green Pass, oltre alla scuola a quali settori andrebbe esteso, secondo lei?
«La priorità assoluta è aumentare il numero di persone vaccinate, di conseguenza chiederei il Green Pass ovunque, anche per andare all’edicola».

La variante Delta rischia di compromettere l’estate: sempre più focolai di Covid nei luoghi di vacanza. Cosa si può fare?
«Sono certo che i nostri uomini e donne delle forze dell’ordine sapranno svolgere la stessa rigorosa azione di controllo che hanno assicurato lo scorso anno. Ma non possiamo immaginare di risolvere il problema solo reprimendo comportamenti scorretti. La maggior parte della popolazione è perfettamente consapevole e rispettosa delle regole stabilite. Per questo, oggi più che mai, serve una corretta comunicazione e un’indicazione chiara, da parte del governo e delle forze politiche, di tutela delle esigenze della comunità, che prevalga sui diritti dei singoli».

C’è chi non si mette in quarantena pur avendo avuto contatti con soggetti positivi, chi non fa i nomi degli amici per non rovinar loro le ferie…
«Questi sono comportamenti criminali, è gente che va denunciata perché mette in pericolo gli altri e non rispetta la comunità».

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