Ex Ilva, bimbo morto a 5 anni per tumore. La famiglia chiede danni per 25 milioni, il legale: “Vita mai vissuta”

L'udienza preliminare si è svolta oggi davanti al gup del tribunale di Taranto, Pompeo Carriere, al quale i sostituti procuratori Mariano Buccoliero e Remo Epifani hanno chiesto il processo per 9 persone, tra dirigenti e funzionari dello stabilimento ex Ilva

Richiesta di risarcimento danni per un totale di 25 milioni di euro. L'istanza di costituzione di parte civile è stata presentata oggi dal legale della famiglia del bambino di Taranto, morto a 5 anni, il 30 luglio 2014, a causa di un tumore al cervello. L'udienza preliminare si è svolta oggi davanti al gup del tribunale di Taranto, Pompeo Carriere, al quale i sostituti procuratori Mariano Buccoliero e Remo Epifani hanno chiesto il processo per 9 persone, tra dirigenti e funzionari dello stabilimento ex Ilva della città ionica. Secondo l'accusa, contestata nel capo d'imputazione, «consentivano la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dalle lavorazioni delle aree Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Acciaierie e Gestione Rottami Ferrosi dello stabilimento siderurgico, omettendo l'adozione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali, cagionando una grave malattia neurologica al piccolo che assumeva le sostanze velenose durante il periodo in cui era allo stato fetale, così sviluppando una malattia neoplastica che lo conduceva a morte». Il papà, la mamma e il fratellino del piccolo sono rappresentati dall'avvocato Leonardo La Porta del foro di Taranto. 

«Abbiamo chiesto il risarcimento dei danni legati alla sofferenza patita dai componenti della famiglia quantificando la somma in 5 milioni di euro a testa e abbiamo anche evidenziato il calvario del bambino che di fatto non ha mai vissuto» ha dichiarato La Porta. La procura di Taranto ha chiesto il rinvio al giudizio del tribunale di 9 persone, tra dirigenti e funzionari responsabili di alcuni aree dell'ex Ilva della città ionica, per omicidio colposo. Il gup ha chiesto una integrazione del capo d'imputazione per in relazione alle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali che, secondo i pubblici ministeri, non sarebbero state adottate, consentendo la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dall'ex Ilva di Taranto.

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