La protesta di Bolt: si batteranno i miei record solo grazie alle scarpe tecnologiche

L’atleta giamaicano ha detto di non poter credere «che siamo arrivati a questo punto: i chiodi offrono agli atleti un vantaggio per correre ancora più veloce» 

Usain Bolt, il velocista giamaicano che ancora detiene il record mondiale nei 100 e 200 metri e che ha vinto otto medaglie olimpiche, ritiene ingiusto che i suoi primati siano battuti, come accadrà probabilmente a Tokyo, da atleti che non sono più bravi di lui, ma che indossano semplicemente scarpette con chiodi migliori. Il vantaggio offerto dai progressi tecnologici registrati da alcuni produttori di scarpe, in particolare Nike, sono tali da avere riflessi positivi anche su gare che durano una manciata di secondi e di fare la differenza al traguardo.  

Bolt, che ha gareggiato con scarpe Puma per tutta la sua carriera, ha detto a Reuters di non poter credere “che siamo arrivati a questo punto: i chiodi offrono agli atleti un vantaggio per correre ancora più veloce. E’ ingiusto, perché i tentativi fatti in passato dalle aziende produttrici sono stati bloccati dall’organo di governo, che ha stabilito che i chiodi non potevano essere toccati. Quello che stanno facendo è ridicolo”.  

Eliud Kipchoge e "le scape più veloci di sempre" firmate Nike

L’americano Trayvon Bromell è il favorito per la gara dei 100 alle Olimpiadi di Tokyo e quest’anno ha fatto registrare un promettente 9”77.  Corre con scarpe New Balance e non è convinto che i progressi tecnologici abbiano un effetto nelle gare di velocità. “Non credo ci siano dati sufficienti per dimostrare che si sia registrato un così grande miglioramento”. Indossando un paio di Nike Air Zoom Maxfly, la giamaicana Shelly-Ann Fraser-Pryce, due volte medaglia d'oro olimpica, ha però fatto fermare quest’anno il cronometro su uno stupefacente 10”63 nei 100, il miglior tempo in 33 anni, anche se ancora lontano dal record mondiale (10”49) dell’americana Florence Griffith-Joyner che resiste indomito, con qualche sospetto di sostanze dopanti, dal 1988. 

Le nuove scarpe magiche dell’atletica hanno già prodotto enormi miglioramenti nelle maratone e nelle gare di fondo, oltre che nel salto in lungo e in alto, grazie a suole più spesse e più rigide, che favoriscono un’azione di rimbalzo durante la corsa. Molti record sono crollati uno dietro l’altro negli ultimi mesi, e World Athletics, l’organismo che stabilisce le regole, dà l’impressione di essere sempre un po’ in ritardo nel governare lo sviluppo di tecnologie delle quali nessuno parla molto. Anche tra gli atleti c’è un po’ di omertà, richiesta dagli sponsor che non vogliono che l’immagine del campione sia offuscata da aiuti al limite dei regolamenti.  Nike e gli altri produttori dicono che le loro scarpe sono in vendita nei negozi, ma quelle che si useranno a Tokyo sicuramente non lo sono.  

I progressi tecnologici hanno d’altra parte sempre influenzato le prestazioni sportive in tutti gli sport: i moderni palloni da calcio sono molto diversi da quelli di 50 anni fa e lo stesso vale per le palline da golf, le mazze del baseball, le racchette da tennis, i costumi del nuoto. L’importante è che siano disponibili per tutti e non riservati a un ristretto numero di atleti che possono trarne un improprio vantaggio rispetto agli altri. Il primo a usare le scarpe chiodate in una gara di velocità fu nel 1868 William Curtis, un leggendario e straordinario atleta che vinse le 75 yards con 9 secondi netti. Ma già dalla gara successiva le scarpe chiodate le avevano tutti.  

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