Un sostegno a 360 gradi da Agribusiness per export e sostenibilità

Le strategie di Intesa San Paolo, Il direttore Simonato: «Gli imprenditori del settore hanno voglia di investire»

MANTOVA. Un settore in fortissima trasformazione, sempre più orientato all’esportazione e alla costante ricerca di qualità. È un agroalimentare con la marcia ingranata quello che esce dal quadro tracciato da Renzo Simonato, direttore della neo-costituita divisione Agribusiness di Intesa San Paolo.

All’Alfabeto del futuro, intervistato dal direttore della Gazzetta di Mantova Enrico Grazioli, ha spiegato perché la banca abbia scelto di aprire una divisione ad hoc per il settore. «Il valore del comparto è pari all’11% del Pil, ma il peso è ancora maggiore se allarghiamo lo sguardo anche ai ristoranti e ad altre attività legate al cibo – ha detto Simonato – abbiamo, quindi, ritenuto opportuno creare una divisione con specialisti che si occupino soltanto di questo».

Il settore, che secondo una ricerca della Direzione studi e ricerche della banca ha generato nel 2019 un valore aggiunto di 64,8 miliardi di euro e ha occupato oltre 1,4 milioni di persone, ha proprie dinamiche e specificità. In questo momento, in particolare, è in una fase molto vivace: «L’agroalimentare sta vivendo fortissime trasformazioni, soprattutto in ambito agricolo – ha proseguito Simonato – ci sono tantissimi valori che si stanno affacciando. Un esempio è rappresentato dall’agricoltura di precisione, ma le aziende stanno facendo molto anche sulla ricerca della qualità o sulla differenziazione attraverso i marchi. Su questi temi, attraverso l’intermediazione creditizia, possiamo giocare un ruolo importante».

Per non dimenticare, poi, le attività, in crescita, sui mercati esteri: «Le imprese dell’agroalimentare fanno tantissimo import-export e quindi noi, che siamo presenti in 43 Paesi nel mondo, possiamo dare loro una mano nell’internazionalizzazione». L’altro grande tema è la sostenibilità: «Vogliamo aiutare le aziende a trasformarsi verso un percorso Esg (Environment, social and governance) che non comprende, quindi, soltanto l’ambiente. Abbiamo prodotti bancari che premiamo, con delle scontistiche di tasso, i comportamenti virtuosi mantenuti nel tempo». Un bene per l’azienda, per la comunità d’appartenenza e per la stessa banca, perché «nel momento in cui il cliente diventa più sostenibile, ci sono meno rischi per il futuro». Dall’osservatorio privilegiato della banca, infine, qualche considerazione sul futuro del settore. «L’agroalimentare è tra i comparti che ha sofferto meno. Il fatturato medio è calato dell’1,4%, con grandi differenze dovute ai canali distributivi e alcuni settori specifici come carni, vini e lattiero-caseario che hanno sofferto più di altri. In questi mesi, comunque, vedo una forte ripresa, e una grande voglia di investire da parte degli imprenditori». 

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