“Bene il grande exploit digitale, ma ora rivivano i luoghi di cultura”

La direttrice del Castello di Miramare, sede dell’evento GNN

«I grandi musei devono prendere parte alla riflessione, indispensabile in questo momento di ripartenza, sulla necessità di ripensare i trasporti». Andreina Contessa, direttore del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, racconta lo stretto legame che c'è tra cultura, turismo e bisogno di trasporti efficienti.

Quanto sono importanti i trasporti per far funzionare un polo museale come il vostro?

«Sono fondamentali. C'è necessità di infrastrutture e collegamenti che mettano in relazione i centri di arrivo dei visitatori con i siti museali e con gli hotel. Non esiste, di fatto, una rete di collegamenti che sia pensata anche per includere i poli culturali. Il problema di fondo è che quando si parla di carenza di infrastrutture la cultura viene spesso considerata solo come valore accessorio dimenticando che sono proprio cultura e turismo, in l'Italia, a trainare altri settori e a generare un valore economico considerevole. Manca un discorso complessivo che veda il patrimonio artistico come un punto di forza imprescindibile per l'economia».

Le istituzioni culturali, quindi, possono essere uno strumento di innovazione?

«Sì, e lo abbiamo dimostrato ancora di più in questi mesi perché tutti abbiamo iniziato a riflettere sui servizi che forniamo e sul nostro ruolo sociale. I nostri centri culturali devono essere visti come ecosistemi di innovazione e dobbiamo porli in un contesto economico che deve essere partecipativo a tutti i livelli, anche quelli che in genere sono ritenuti inusuali come il legame tra cultura, infrastrutture e trasporti».

Quali opportunità e difficoltà in questa nuova partenza?

«C'è un grande exploit di digitale ed è un punto di non ritorno anche se non c'è nulla che può sostituire l'esperienza della fruizione diretta. Dobbiamo far ritornare le persone a frequentare i nostri luoghi puntando sulla qualità e sull'offerta, più che sui grandi numeri. Dobbiamo investire anche su un pubblico di vicinanza facendo lo sforzo di raccontarci meglio e lavorando in una rete tra musei a servizio delle comunità. Inoltre una scelta che abbiamo fatto è stata quella di puntare meno sull'effimero e più sulla sostanza. Ad esempio a Miramare abbiamo deciso di credere in una rielaborazione del percorso interno con il rifacimento degli appartamenti del Duca d'Aosta, più che su una mostra temporanea che ha costi e rischi alti in questo momento. Infine abbiamo iniziato una collaborazione con gli Uffizi e abbiamo intensificato la rete dei musei verdi: i parchi storici sono luoghi fragili e hanno bisogno di investimenti, renderli accessibili è una questione di primaria importanza».

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