Tav, 7 sindaci della Val di Susa scrivono al prefetto: manca la valutazione d’impatto sanitario

Per gli amministratori di Bussoleno, Caprie, Giaglione, Salbertrand, San Didero e Venaus «mancano valutazioni su quali potrebbero essere le ripercussioni sulla salute delle nostre comunità e dell'ambiente »

Sette sindaci della Val di Susa hanno scritto una lettera al prefetto di Torino, con una richiesta: prima che partano i lavori dei cantieri del TAV, deve essere effettuata la valutazione d’impatto sanitario. Gli amministratori hanno rivolto questo appello al prefetto, facendo riferimento alle linee guida stabilite con un decreto ministeriale emanato dal Ministero della Salute il 27 marzo 2019, che dava applicazione al decreto legge 104/2017 e a una direttiva europea del 2014, che imponevano valutazioni d’impatto ambientale e sanitario per i progetti pubblici e privati. 

«Siamo fortemente preoccupati per l’assenza, ad oggi, della VIS» scrivono i sindaci. «Mancano valutazioni su cosa accadrà e di quali potrebbero essere le ripercussioni sulla salute delle nostre comunità e dell'ambiente con l’estrazione di rocce amiantifere, la dispersione di minerali uraniferi, i possibili sversamenti d’inquinanti nei bacini idrici e l’impatto acustico dei lavori e della nuova ferrovia: in queste condizioni, è perciò intollerabile e normativamente inaccettabile che non si predisponga nessuna azione di prevenzione per proteggere la salute della popolazione».

La firma è dei sindaci di Bussoleno, Caprie, Giaglione, Salbertrand, San Didero e Venaus, insieme al vicesindaco di Bruzolo. La lettera è firmata anche dai rappresentanti di quattro associazioni, cioè Medicina Democratica, Associazione Italiana Esposti Amianto, Legal Team Italia e Pro Natura Piemonte.

Secondo la normativa, la valutazione d’impatto sanitario, su modello di quella d’impatto ambientale, deve essere effettuata  in base alle linee guida tracciate dal ministero della Salute. Sotto la supervisione dell’Istituto Superiore di Sanità andranno valutati gli effetti diretti o indiretti sulla salute della popolazione esposta al cantiere. «Secondo la nuova legge, gli effetti sulla salute pubblica – spiegano i firmatari della lettera- devono essere identificati e valutati prima dell'avvio di qualsiasi opera e i lavori devono essere discussi con tutti i 'detentori di interessi' del territorio, in particolare con associazioni di categoria e comitati cittadini. In precedenza, invece, la VIS consisteva in una relazione prodotta in autonomia dal proponente delle opere».

Ciò che più preoccupa sindaci e associazioni sono «le polveri sottili generate nei cantieri e i gas di scarico degli automezzi impiegati per il trasporto dei terreni in un territorio valligiano, a bacino chiuso, non potranno essere spazzati via dal vento e rimarranno in loco accumulandosi, come già accaduto in passato per i fumi inquinanti delle acciaierie in bassa valle ma l'inquinamento atmosferico è solo uno dei problemi per la salute dei residenti che potrebbero verificarsi».

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