L’ombra della jihad sul delitto del professore: “Quel ceceno ha chiesto a tutti chi era Paty”

Scolari e ragazzi in fila con candele e fiori sul luogo dell’omicidio del professor Paty vicino a Parigi

La comunità di Conflans-Saint-Honorine è sotto choc. L’insegnante da due settimane era minacciato, sui social era partita una campagna d’odio

CONFIANS-SAINT-HONORINE. I due figli di Laury sono rientrati dalla scuola correndo. Era venerdì pomeriggio, lo sgomento negli occhi. «Mi hanno detto: hanno decapitato il professor Paty per strada. Io all’inizio non ci credevo. Non era possibile. Poi dalla finestra ho visto sfrecciare le auto della polizia. Sì, era vero». Laury ieri mattina ha lasciato la sua villetta, il giardino ordinato, coi ragazzi al fianco. E il marito Ludovic, commosso, tutta la sua bella famiglia e una vita sempre uguale forse, ma serena, per raggiungere la scuola media «Bois d’Aulne». Siamo a Conflans-Saint-Honorine. Ludovic, 37 anni, ci abita da quando è nato. «Lavoro a Parigi, a una cinquantina di chilometri. Ma preferisco vivere qui. Ci sono musulmani, ebrei, tutte le culture, anche francesi da generazioni e generazioni, perfino i gitani: mai un problema. Se è successo a noi, vuol dire che quest’orrore in Francia può capitare a chiunque».

Può capitare che ti dicano che il docente di storia e geografia dei tuoi figli è stato decapitato per strada, perché, durante un corso sulla libertà d’espressione, previsto dal programma, ha mostrato delle caricature di Maometto, pubblicate da «Charlie Hebdo», la cui redazione venne sterminata da due jihadisti il 7 gennaio 2015. Anche due studenti stanno raggiungendo l’entrata della scuola, ormai piena di fiori. «Era molto gentile – sottolinea Noam -, faceva un sacco di battute. Respirava la gioia di vivere». Elina, 14 anni, ha seguito venerdì una delle ultime lezioni del professore, che aveva 47 anni. «Ci raccontava spesso della sua famiglia. Ieri sera pensavo al figlio: non riuscivo a dormire».

Sotto un cielo basso, tra queste strade di un sobborgo del ceto medio o anche alto, dove si va in macchina all’ipermercato e il fine settimana si raddrizza la siepe del recinto, ormai si grida pure tanta rabbia. A Elina gli amici che erano presenti hanno raccontato come andarono le cose il 5 ottobre, quando il professor Paty tenne quel corso. «Fece alzare le mani ai musulmani, dicendo loro che avrebbe mostrato una caricatura un po’ forte. Forse è stato maldestro. Ma non li ha obbligati a uscire, voleva solo avvertirli. E potevano abbandonare la classe, se non la volevano vedere. Una ragazza, che in realtà aveva lasciato la classe, ha raccontato al padre che in una di quelle vignette Maometto era nudo». Una caricatura di Charlie, che sbeffeggiava il profeta.

Da quel 5 ottobre la vita del docente era cambiata. Il padre della ragazza il 7 aveva postato su Facebook un video aggressivo, dove lo insultava e ne chiedeva l’allontanamento. Il giorno dopo era andato a protestare alla scuola, accompagnato da un misterioso personaggio. Ieri Jean-François Ricard, procuratore anti-terrorismo, ha rivelato che si trattava di Abdelhakim Sefroui, militante islamista molto attivo. Il padre aveva poi sporto denuncia al commissariato per «diffusione di immagini pornografiche». E aveva puntato ancora il dito su Paty su Facebook, indicandone nome e cognome, il telefono, l’indirizzo della scuola. Ricard ha detto che la sorellastra del genitore della studentessa era partita per la Siria nel 2014, a «fare la jihad». È ancora ricercata.

Abdoullakh Abouyezidovitch, di origini cecene, ha risposto a quegli appelli sui social. Viveva a Evreux, a un’ottantina di km dal luogo dell’atroce delitto: un giovane di 18 anni, abbattuto subito dopo l’eccidio dalla polizia. Conosceva il padre della studentessa e il suo mentore islamista? Non è chiaro. Ma entrambi sono stati già arrestati, assieme ad altre otto persone, quattro sono del circolo familiare dell’assalitore. Lui il venerdì pomeriggio si aggirava da tempo intorno alla scuola.

Aveva chiesto ad alcuni allievi che uscivano quale aspetto avesse il professor Paty. Che alla fine è arrivato. Andava a piedi a casa sua. Ha camminato incontro al suo straziante destino: duecento metri appena, poi l’esecuzione. La polizia era già sul posto, chiamata dalla scuola, da dove avevano notato quel giovane vestito di nero. Ma troppo tardi, perché? Si consumava un maledetto pomeriggio di paura.

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